di Alberto Samonà
www.ilsitodipalermo.it, 4 febbraio 2015
Le durissime affermazioni dell'ex governatore siciliano in un'intervista resa al settimanale "Oggi": "La verità è che sono detenuto più uguale degli altri".
"Al di là dell'incredibile motivo indicato nella decisione di diniego, credo che il 'nò sia solo perché io mi chiamo Cuffaro".
Queste le parole dell'ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, rese in un'intervista al settimanale Oggi e riferite al diniego del giudice di Sorveglianza di Roma, Valeria Tomassini, che nel marzo scorso aveva detto no alla possibilità per l'ex Presidente della Regione siciliana di poter usufruire di un permesso per andare a trovare la madre ottantenne.
Cuffaro è attualmente detenuto a Rebibbia a seguito della condanna definitiva a sette anni, inflittagli per favoreggiamento aggravato alla mafia. Condanna che finirà di scontare il 10 giugno 2016. Le motivazioni del diniego erano state rese note soltanto a metà dicembre: in pratica, il giudice aveva scritto che la madre dell'ex governatore siciliano è affetta da una grave forma di Alzheimer che le rende impossibile la facoltà di riconoscere il figlio. Infatti - a detta del giudice - "il deterioramento cognitivo evidenziato nella donna svuota senz'altro di significato il richiesto colloquio".
Ma Cuffaro nell'intervista non usa mezzi termini e lancia il proprio j'accuse: "Anche se ho scelto di consegnarmi spontaneamente in carcere un'ora dopo la sentenza - sottolinea - e ho sempre manifestato il mio rispetto per il lavoro dei giudici, e ho fatto di tutto per essere un detenuto uguale agli altri, sono purtroppo considerato un detenuto più uguale degli altri".
Nell'intervista a Oggi, l'ex governatore della Sicilia ha anche fatto riferimento alla frase secondo cui la sua morte civile sarebbe stata realizzata scientificamente da qualcuno: "Giovanni Falcone parlava di menti raffinatissime: aveva ragione, ci sono state e ci sono ancora. E sono presenti in svariati settori della vita pubblica e privata, legali e illegali".
Nelle motivazioni con cui il tribunale di Sorveglianza aveva negato il permesso a Cuffaro, il giudice spiegava che questo può essere concesso per espressa disposizione normativa, solo eccezionalmente, per "eventi familiari di particolare gravità da intendersi come avvenimenti particolarmente significativi della vita della persona, sottolineandosi l'eccezionalità della concessione".










