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di Giuseppe Grimaldi

 

Il Mattino, 22 marzo 2015

 

La confidenza a un detenuto "Penso a un atto di clemenza". Clemenza e misericordia per i detenuti. Papa Francesco sussurra parole dolci ai detenuti di Poggioreale, lontano dai taccuini e dai riflettori delle telecamere.

Nel suo incontro con i reclusi nel carcere-inferno di Poggioreale - dove si vive la più allucinante delle condizioni carcerarie d'Europa, fino a dieci persone in uno spazio di sei metri quadri con un unico bagno - il Pontefice ha una parola di speranza per tutti. All'incontro nella chiesa trasformata in refettorio comune per 130 commensali incrocia i passi di un connazionale: è un argentino che proprio a Napoli sta scontando la sua pena per un grave delitto commesso. Accanto a lui c'è un napoletano, ed è a loro che il Santo Padre affida il suo pensiero: a loro spiega come - in occasione dell'Anno Santo che celebrerà - rilancerà l'idea del perdono.

Clemenza è termine che normalmente, in un lessico freddo, coincide con misericordia. Tutto dipende dall'accezione che si voglia dare ai due termini: clemenza è parola laica, mentre la misericordia è di Dio. Ed ecco improvvisamente sbocciare un'ipotesi: Francesco sarebbe pronto a muovere un passo, chiedendo allo Stato italiano un provvedimento di amnistia per quanti oggi vivono quell'inferno in terra che è il regime carcerario. Nella luce che illumina oggi questa Primavera napoletana, baciata da un sole tiepido e benigno, c'è aria di speranza.

Dura quasi due ore - una in più rispetto al rigido protocollo stabilito dal programma - la visita all'interno del carcere di Poggioreale di Papa Bergoglio. Tante mani da stringere e troppe voci da ascoltare nel penitenziario che fa vergognare l'Italia per le condizioni di inumano sovraffollamento in cui anche chi ha sbagliato, e persino chi ha rubato e ammazzato, non avrebbe diritto a trovarsi. Alla mensa, allestita nella chiesa del carcere per poter ospitare i 130 ospiti, ci sono non solo 90 detenuti di Poggioreale (tra i quali due transessuali), ma anche quattro ragazzini dell'istituto minorile di Nisida, cinque ospiti dell'ospedale psichiatrico giudiziario e sette del penitenziario di Secondigliano.

"Nella vita - dirà loro il Papa - non bisogna mai spaventarsi delle cadute, perché l'importante è sapersi sempre rialzare. Dio dimentica e cancella sempre i nostri peccati. Non dimenticate che il primo santo fu il ladrone che sulla Croce abbracciò la fede di Cristo". Parole che sembrano ipnotizzare i detenuti. Occhi lucidi e tanta speranza: ieri Poggioreale assomigliava decisamente più ad una pista di decollo verso nuove esistenze che non al sudario delle sofferenze in terra.

Ad accogliere il Papa c'erano il direttore dell'istituto penitenziario, Antonio Fullone, con tutto il suo staff, il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Tommaso Contestabile, gli oltre 800 agenti che garantiscono la sicurezza, i volontari della Comunità di Sant'Egidio e il cappellano don Franco Esposito.

Menu frugale: Bergoglio ha assaggiato i maccheroncelli al forno e l'arrosto con broccoli e patate ("Niente vino - ha detto - meglio di no: sennò poi dico sciocchezze"). Accanto a lui c'era Claudio, un argentino finito in galera per reati gravi, con il quale il Papa ha conversato a lungo. Il clima di festa lo si coglieva già due ore prima del suo arrivo all'esterno delle mura del carcere, dove si erano assiepate quasi duemila persone. Tra loro molte mogli e figli dei detenuti, oltre alla colorata e gioiosa presenza dei bambini che don Luigi Merola - l'artefice della comunità "A voce delle creature", che quotidianamente sottrae dalla strada decine di minori a rischio - innalzavano striscioni di benvenuto.

Ma torniamo all'interno del carcere. È qui che le parole del Papa sono risuonate forti e capaci di scuotere le coscienze di tutti. "Dio - ha detto Bergoglio - dimentica e cancella i nostri peccati". Un detenuto gli ha replicato: "Santo Padre, ma lei sa bene che anche quando uno di noi sarà uscito da qui si troverà in un mondo che lo rifiuta. La società è cattiva con noi. Noi che siamo marchiati a vita, emarginati, esclusi da tanti percorsi di inserimento, troveremo accoglienza fuori da queste mura?".

Immediata la replica: "Ricordate quello che dice il Vangelo? Pubblicani e prostitute vi passeranno davanti. Per questo io vi dico che quando vi sentirete riconciliati con voi stessi e soprattutto con Dio, allora troverete la vostra pace. Conosco le vostre situazioni dolorose: mi arrivano tante lettere dai penitenziari di tutto il mondo. I carcerati troppo spesso sono tenuti in condizioni indegne della persona umana, e dopo non riescono a reinserirsi nella società. Ma grazie a Dio ci sono anche dirigenti, cappellani, educatori, operatori pastorali che sanno stare vicino a voi nel modo giusto. E ci sono alcune esperienze buone e significative di inserimento". Non sono solo parole. I detenuti (tra loro anche molti stranieri di fede musulmana) applaudono.