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Ansa, 24 aprile 2015

 

Dolci preparati con prodotti biologici, vini di qualità, ma anche gioielli, valige, biciclette. Il lavoro in carcere resta un'eccezione ma non mancano le esperienze positive, nate da iniziative di cooperative , enti di formazione, associazioni di volontariato, spesso impegnate anche nel tentativo di creare una rete di solidarietà intorno ai detenuti e alle loro famiglie.

Un mondo che si è voluto raccontare in un incontro pubblico con il ministro della Giustizia Andrea Orlando anche per chiedere che queste esperienze positive vengano valorizzate dall'attesa riforma del sistema penitenziario. Pane, paste di mandorla e altri dolci della tradizione siciliana: a prepararli con ingredienti biologici sono i detenuti del carcere di Siracusa per iniziativa della cooperativa sociale Arcolaio, che gestisce anche la cucina e la preparazione dei pasti nella casa circondariale.

Producono vini di qualità i reclusi del penitenziario di Sant'Angelo dei Lombardi, che lavorano in una fattoria gestita da una cooperativa di giovani, "il Germoglio". A Padova invece chi vive dietro le sbarre fa assemblaggio di valige e gioielli ma anche montaggio di biciclette. Stavolta l'iniziativa è del Consorzio Giotto, che oggi dà lavoro a quasi 500 persone all'interno e all'esterno della casa di reclusione.

A Torino l'opportunità di lavoro per i detenuti viene dalla lavanderia industriale che è dentro il carcere e ha commesse esterne con strutture pubbliche e private. A gestirla la cooperativa Senza macchia, che promuove iniziative di formazione soprattutto a favore di detenuti stranieri verso i quali è stata emessa una sentenza di espulsione: l'obiettivo è dar loro una possibilità lavorativa una volta rientrati nel loro Paese. Nel carcere di Como c'è invece un centro stampa e la cooperativa Homo faber cerca di formare i detenuti in modo che poi abbiamo la possibilità di lavorare in campo grafico.

Lavorano l'orto i detenuti del carcere romano di Rebibbia; la struttura è gestita dall'azienda agricola La Sonnina insieme alla cooperativa Men at work, che all'interno del penitenziario gestisce anche un centro cottura con tanto di servizio di catering per pasti da asporto. In tutto nei 14 penitenziari del Lazio oltre 1.500 reclusi hanno partecipato a percorsi di qualificazioni nei mestieri di pizzaiolo, pasticcere, operaio edile, imbianchino, giardiniere, curati da Enaip, un ente di formazione professionale.

Diverse anche le iniziative di volontariato. A Milano l'associazione Kayros si occupa dei ragazzi in difficoltà segnalati dal tribunale e dai servizi sociali e un gruppo di famiglie dà un supporto concreto a questi minorenni. Sempre nel capoluogo lombardo l'associazione Incontro e presenza dà un sostegno morale e materiale ai detenuti e agli ex reclusi e loro familiari delle carceri di san Vittore, Bollate, Monza, Opera e dell'istituto minorile Beccaria. A Roma invece l'associazione Vic Caritas gestisce una comunità alloggio, che dal 1989 ha accolto oltre 5mila persone da 75 Paesi: detenuti in permesso e loro familiari venuti da fuori città per i colloqui.