di Donatella Stasio
Il Sole 24 Ore, 17 marzo 2015
"Prescrizione raddoppiata per la corruzione" scrive su Twitter il premier Matteo Renzi, evidentemente sicuro di convincere l'alleato di governo Ncd a non opporsi all'aumento dei termini previsto dal ddl sulla prescrizione approdato ieri nell'Aula della Camera.
Aumento limitato solo atre reati contro la pubblica amministrazione, corruzione propria, impropria, in atti giudiziari (restano fuori, tra l'altro, concussione, induzione, peculato), e pari alla metà dei termini attuali. Al "raddoppio" dì cui parla Renzi si arriverebbe con l'aumento della pena per questi tre reati, votato dalla commissione Giustizia del Senato nel ddl anticorruzione. Pertanto, se la modifica diventerà legge, la pena della corruzione propria aumenterà da 8 a 10 anni e il termine di prescrizione passerebbe da 10 a 20. Il condizionale è d'obbligo. Sia perché le due riforme (anticorruzione e prescrizione) sono legate a doppio filo sia perché l'aumento "della metà" ora previsto per quei tre reati è ancora appeso a un accordo di maggioranza che non c'è. Ned si oppone, come Forza Italia e si parla di un compromesso per ridurre l'aumento dalla metà a un terzo. Dunque, non più 20 anni, ma circa 18. Il tweet di Renzi, però, fa pensare alla soluzione più ampia.
Il "raddoppio" della prescrizione per i reati di corruzione è stato auspicato nei giorni scorsi da Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità anticorruzione, tanto più che la legge ex Cirielli del 2005 aveva, "dimezzato" i termini. Quindi non sarebbe un allungamento vero e proprio ma un "ritorno al regime ante 2005" aveva spiegato, ribadendo che la riforma della prescrizione "è una priorità a cominciare dai reati corruttivi".
Cantone ha anche sollecitato un "tagliando" della legge Severino sia "sullo spacchettamento" della concussione, "che non sta funzionando)", sia sulla sospensione dalla carica di amministratore locale dopo una condanna di primo grado per abuso d'ufficio. Un intervento da introdurre nell'ambito di una "modifica complessiva sulla normativa, assolutamente necessaria". Il Pd però frena: "La modifica non è discussione di queste ore" taglia corto il capogruppo alla Camera Roberto Speranza. Il governo sembra orientato ad attendere il verdetto della Consulta, previsto per aprile, prima dì rimettere le mani su questo capitolo. Quanto allo spacchettamento della concussione, non è nell'agenda né dell'Esecutivo né del Senato.
I 6 articoli sulla nuova prescrizione (si comincerà a votare solo dalla prossima settimana) sono frutto di un delicato compromesso nella maggioranza. Il ddl del governo si limitava a sospendere i termini per due anni, dopo la sentenza di condanna in primo grado, e per un anno, dopo la condanna in appello (la sospensione non vale in caso di assoluzione). Ma è arrivato alla Camera quando in commissione era già stato presentato un testo con l'aumento dì un quarto per tutti i reati, senza distinzioni.
Il governo ne ha chiesto la soppressione e da lì si è arrivati alla mediazione dei relatori di aumentare la prescrizione della metà per almeno tre reati contro la Pa su cui il governo ha dato parere favorevole. Ma al momento di votare il mandato ai relatori per l'Aula, l'Ncd si è smarcato, rivendicando gli accordi presi in precedenza. Forza Italia è nettamente contraria a ogni aumento dei termini, contro cui gli avvocati penalisti sono "in stato di agitazione". "Penso che il percorso più trasparente - dice la presidente della commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti - sia confermare l'aumento della metà; poi il Senato potrà ricalibrarlo una volta approvati gli aumenti di pena dei reati contro la Pa".










