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di Emilio Orlando

 

La Repubblica, 11 aprile 2015

 

Romulus Mailat il cittadino romeno condannato all'ergastolo per l'omicidio di Giovanna Reggiani, sconterà il resto della pena nel suo Paese. Lo ha deciso il tribunale di Roma a seguito delle sentenze di condanna e degli accordi internazionali con la Romania che danno facoltà alla nazione dove lo straniero è detenuto, di rimpatriarlo in quella di origine dove si apriranno di nuovo le porte del carcere.

Secondo gli avvocati di Mailat, la decisione che ha spedito l'assassino e stupratore in un penitenziario di Bucarest, dove i prigionieri vengono trattati in maniera disumana e tenuti al buio per quasi tutto il giorno, arriva ora che Mailat, che nell'ottobre del 2007 massacrò la donna alla stazione di Tor di Quinto, aveva intrapreso un percorso di riabilitazione.

L'episodio di sette anni fa sconvolse tutti per la barbarie e la crudeltà con cui la Reggiani, moglie di un alto ufficiale della marina militare venne uccisa mentre faceva ritorno a casa dopo una giornata di shopping. Il muratore romeno, che all'epoca dei fatti aveva ventiquattro anni e viveva in una baraccopoli nei pressi della stazione ferroviaria, venne individuato ed arrestato dalla squadra mobile capitolina nel giro di poche ore grazie ad una donna rom, che lo riconobbe quale unico autore del sequestro e dello stupro avvenuto prima dell'omicidio.

Le indagini svolte allora non chiarirono mai se Romulus Mailat aveva agito con la complicità di qualche altro connazionale. A seguito del delitto Reggiani, nella capitale scoppiò la prima emergenza rom che porto l'amministrazione capitolina a smantellare in pochi giorni numerosi accampamenti abusivi sorti in quegli anni nelle periferie.

Un provvedimento di ieri è stato fortemente voluto dalle autorità italiane dopo diverse detenzioni in vari istituti di pena italiani, da Roma a Padova. Ieri mattina alle 13 scortato dalla polizia, dall'aeroporto di Milano Malpensa, Mailat è stato imbarcato su un volo Alitalia diretto nella capitale romena dove un gruppo di ufficiali della polizia ed alcuni magistrati della corte d'appello di Alba Iulia lo hanno preso in consegna e portato nel carcere di Jilava in attesa di essere trasferito ad un regine carcerario più duro, in un complesso penitenziario della Transilvania dove rimarrà a vita.