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di Marino Longoni

 

Italia Oggi, 23 marzo 2015

 

I grandi giornali e i talk show televisivi non se ne sono quasi accorti, ma dal 2 aprile entrerà in vigore il decreto legislativo sulla depenalizzazione dei reati minori che rischia di allargare in modo drammatico la frattura tra lo Stato e la gente comune.

Molto spesso chi subirà un furto, uno scippo, una minaccia, una truffa, una frode informatica, non avrà più nessuno a cui rivolgersi per ottenere giustizia. D'altro canto, il ladro, il truffatore, il bullo, lo scippatore, si rallegreranno del fatto che, anche se scoperti, non dovranno più rispondere dei loro atti. Nella giustizia penale entra il diritto di essere perdonati. L'Italia, insomma, si candida a diventare il paese dei bengodi, ma per solo per i disonesti. In altri termini, la giustizia penale rinuncia, anche formalmente, a dare risposte concrete alle istanze di sicurezza, di giustizia, di prevenzione, che arrivano dalle fasce più esposte della popolazione, dalle periferie delle grandi città, dalle piccole imprese.

Non che adesso chi subisce un furto o un'aggressione fisica da parte di un vicino di casa manesco vada a fare la denuncia con la speranza che qualcuno si dia da fare per ottenergli giustizia, ma sapere che la denuncia si trasformerà automaticamente in una sentenza di proscioglimento del reo nel caso questo venisse identificato è certamente deprimente.

Resteranno insomma impuniti reati come truffa, violazione di domicilio, danneggiamento, raggiro, invasione di edifici, furto, frode assicurativa, intercettazione di telefonate falso in bilancio, corruzione, aggiotaggio, e la maggior parte degli eco-reati. Ci si potrebbe chiedere che senso ha versare la metà dei propri redditi allo Stato sotto forma di imposte quando questo si dichiara impotente a perseguire quei comportamenti che, anche se non finiscono nei telegiornali, turbano non poco la vita quotidiana delle persone oneste. Il messaggio che lo Stato sta lanciando ai cittadini italiani è desolante: arrangiatevi. L'obiettivo che certamente sarà raggiunto dalla depenalizzazione sarà certamente lo svuotamento (temporaneo) delle carceri. E delle scrivanie dei magistrati, che così potranno dedicarsi a perseguire con maggior cura i reati più gravi (o politicamente più intriganti).