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di Marco Ventura

 

Corriere della Sera, 2 marzo 2015

 

La scorsa settimana la Corte suprema degli Stati Uniti ha sentito le parti di una causa che dura da sette anni. Era diciassettenne, Samantha Elauf, quando la famosa casa di abbigliamento sportivo Abercrombie & Fitch si rifiutò di assumerla. La giovane avrebbe voluto indossare il velo islamico nelle ore lavorative. L'azienda impose il proprio codice di condotta. Oggi Samantha chiede una condanna esemplare di Abercrombie & Fitch in nome della libertà religiosa. La religione finisce spesso in tribunale anche da questa parte dell'Atlantico.

Si attende nei prossimi mesi il verdetto della Corte d'appello di Bruxelles sulla Chiesa di Scientology: si tratta di un'organizzazione criminale che spreme persone vulnerabili, o di una Chiesa come le altre cui i fedeli affidano anima e sostanze? In ogni tempo la giustizia s'è misurata con la religione, ma sembra oggi in crescita il numero di chi ricorre ai giudici per difendere e testimoniare la propria fede. Si combattono in tribunale maggioranze e minoranze, atei e religiosi, cristiani e musulmani, fedi vere e fedi false. Il tema è al centro di un'iniziativa della Fondazione Studium generale Marcianum di Venezia.

Proprio nella città lagunare, dal 9 all'11 marzo prossimi, si svolgerà la Moot Court Competition in Law & Religion, una simulazione processuale durante la quale si sfideranno squadre di studenti provenienti da atenei americani, europei e italiani. Gli studenti si daranno battaglia su una controversia riguardante la libertà religiosa, come se si trovassero davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo o alla Corte suprema degli Stati Uniti.

Gli studi di diritto canonico al Marcianum, negli ultimi anni, hanno preparato il terreno per lo sviluppo a Venezia, come altrove in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, di attività volte a una migliore comprensione dei diritti dei credenti. Sotto l'egida del Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, la Fondazione del presidente Gabriele Galateri di Genola considera proprio i rapporti tra diritto e religione una delle aree d'interesse su cui investire.

Il caso assegnato agli studenti, il licenziamento di un'impiegata le cui opinioni contrastano con la fede religiosa del datore di lavoro, è inventato, ma riflette un tipo di conflitto molto attuale di qua e di là dell'Atlantico. In società secolarizzate, in cui la legge protegge gli individui dalla discriminazione sulla base di opinioni, sesso, religione e orientamento sessuale, è sempre più frequente lo scontro tra lavoratori e aziende i cui titolari sono cristiani conservatori. Sarà molto vero il processo simulato di Venezia.