di Tommaso Ciriaco e Liana Milella
La Repubblica, 24 luglio 2021
Dadone minaccia le dimissioni dei ministri grillini, poi frena. Conte: "Noi lavoriamo a una mediazione". Il Colle al Csm: parere su tutta la riforma. Il tempo stringe, ma adesso il governo non è più disponibile a inseguire i Cinque Stelle sulla giustizia. Fallita venerdì una mediazione che sembrava a un passo dal successo- e andata in frantumi la trattativa portata avanti telefonicamente fino a ieri con Giuseppe Conte - Mario Draghi non intende arretrare. Non accetterà giochetti, né rinvii. Le comunicazioni non sono interrotte, ma appaiono congelate. Un modo come un altro per lanciare un segnale all'avvocato, ma soprattutto ai falchi 5S, che va tradotto così: un'intesa su modifiche tecniche è possibile, ma l'onere di una proposta digeribile dalle altre forze politiche è a questo punto nelle mani dei 5S. Se non saranno capaci di prendere un'iniziativa, l'esecutivo porrà la fiducia appena il testo approderà in Aula.
Conte soffre la difficoltà di questa fase. "Stiamo lavorando ad una mediazione" promette. Ma in privato non nega che senza passi avanti i grillini potrebbero concedersi mani libere in Aula. E d'altra parte è il giorno delle minacce. La ministra Fabiana Dadone non esclude il ritiro della delegazione 5S dal governo. "Senza miglioramenti - dice - è una cosa da valutare insieme al leader". Poco dopo, la corregge il collega grillino Stefano Patuanelli, parlando di possibili "miglioramenti" alla riforma. Contro ogni strappo è anche Luigi Di Maio: "Conte troverà una soluzione, in questa fase non si può mettere a rischio la stabilità". Dadone, a sera, fa marcia indietro. Resta il rischio, concreto, che la fiducia inneschi un voto contrario di una ventina di parlamentari 5S.
Ma che cosa propongono i 5S? Innanzitutto che l'improcedibilità non entri in vigore subito, ma slitti di tre anni - al 2024 - per dare modo alle corti di Appello di smaltire l'arretrato e far entrare in servizio nuovo personale. E poi di agire sui reati. Quelli di mafia e quelli indicati dallo stesso Csm come a rischio: inquinamento, disastro ambientale e ferroviario, crollo di costruzioni o altri disastri dolosi, omicidio colposo in materia sanitaria o per la mancata prevenzione per gli infortuni sul lavoro. Il Movimento vorrebbe estendere la platea delle fattispecie "protette" da quella che giudica la tagliola dell'improcedibilità.
Non sono dettagli. E sembrano allontanare un'intesa. Draghi si è impegnato con l'Europa per la riforma. Ha incassato il via libera di tutti i ministri, Dadone compresa. Il Pd continua a mediare, con Enrico Letta che crede in un accordo e assicura che "il governo non scricchiola". Ma è evidente che il premier, dopo aver messo in campo la ministra Marta Cartabia e il suo sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofoli per trattare, non intende accettare stravolgimenti. E questo perché sa bene che le altre forze politiche rilancerebbero con nuove richieste di modifica.
Un'avvisaglia si è avuta ieri in commissione Giustizia, dove il presidente 5S Mario Perantoni ha dichiarato inammissibili tre emendamenti del forzista Pierantonio Zanettin sull'abuso d'ufficio. Lui, per ripicca, ha chiesto di allargare il perimetro della legge. Norma ad personam? Zanettin nega e parla di una proposta per "introdurre l'esercizio di uno specifico potere conferito dalla legge, eliminando il riferimento generico al semplice esercizio di una pubblica funzione". Tutto rinviato a lunedì, comunque, per una settimana che si annuncia complessa. Un'intesa, infatti, va trovata in sette giorni, entro il 30 luglio, quando è previsto l'approdo in Aula. Per allora, le opzioni resteranno due: un accordo su emendamenti condivisi, o la fiducia sul testo originario.
Un ultimo dato, infine. Ieri Draghi ha evitato uno scoglio. Sergio Mattarella, nelle vesti di presidente del Csm, ha chiesto al suo vice David Ermini di non inserire nel dibattito in plenum di mercoledì il parere molto critico votato in commissione, perché riguarda solo l'improcedibilità e non tutta la riforma, come Cartabia ha reclamato giusto l'altro ieri. Togati e laici vogliono comunque votare, in un plenum straordinario da tenere tra il 2 e il 3 agosto, Proprio quando la riforma sarà in aula alla Camera.










