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di Valeria Di Corrado

 

Il Tempo, 14 marzo 2015

 

Un detenuto su tre in Italia è straniero. L'esercito di criminali non autoctoni tende a crescere, proporzionalmente all'ingresso in Italia (regolare o irregolare che sia) di persone nate all'estero. I dati forniti dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, aggiornati al 28 febbraio 2015, censiscono in 17.463 gli stranieri presenti nelle carceri italiane su un totale di 53.982. La stragrande maggioranza è costituita da uomini, le donne straniere recluse sono soltanto 870. Di questi 17.463 detenuti nati fuori dai confini italiani, 3.849 sono in attesa di un primo giudizio, 3.466 hanno una condanna non definitiva (perché impugnata in Appello o in Cassazione), 9.980 stanno scontando una condanna in via definitiva e 136 sono stati internati.

La concentrazione massima di stranieri dietro le sbarre si riscontra negli istituti penitenziari della Lombardia, con 3.487 presenze; al secondo posto c'è il Lazio dove si contano 2.487 reclusi nati fuori dall'Italia. Le carceri di Roma fanno il pieno. Basti pensare che al Regina Coeli, su 910 detenuti, più della metà (ossia 539) sono stranieri.

A Rebibbia nuovo complesso su 1.525 reclusi, i non italiani sono un terzo. Stessa proporzione anche per la casa circondariale femminile: 173 donne su 335 ristrette a Rebibbia sono straniere. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria censisce anche la distribuzione dei detenuti sulla base della cittadinanza. Il 16,8% sono marocchini, il 16,4% provengono dalla Romania, il 14,% sono albanesi e l'11% tunisini. Sensibilmente meno forti le presenze di nigeriani (4%), egiziani (3%), algerini (2,3%), senegalesi (1,7 %) e cinesi (1,4%).

Per quanto riguarda la tipologia di reato, secondo i dati del ministero della Giustizia aggiornati al 31 dicembre 2014, gli stranieri infrangono prevalentemente la legge sullo sfruttamento della prostituzione, con 654 detenzioni su un totale di 840. Per quanto riguarda i reati contro il patrimonio, un quarto delle persone recluse è nato all'estero; mentre in materia di reati contro la pubblica amministrazione sono 2.500 a fronte di 4.500 mila italiani. Se si passa poi agli illeciti connessi allo spaccio e alla produzione di sostanze stupefacenti, ammontano a 6.747 i detenuti stranieri su un totale di circa 19 mila. Un 10% di loro, invece, infrange invece la legge sulle armi. In materia di ordine pubblico, un terzo dei reati vengono commessi da cittadini nati all'estero. Per quanto riguarda poi i reati contro la persona, 6.644 su 22.167 detenuti sono stranieri. Desta curiosità anche la casistica dei reati contro la fede pubblica, un terzo delle persone arrestate per questo illeciti rientranti in questa categoria ha passaporto non italiano. Le associazioni di stampo mafioso (415 bis) restano invece una prerogativa nostrana: sono soltanto 108 i detenuti stranieri a fronte di 6.800 italiani.

Per capire la distinzione dei reati all'interno di queste macro-categorie, bisogna far riferimento a delle rivelazioni statistiche risalenti nel tempo. Sono dati sulla percentuale di stranieri denunciati o arrestati, attinti dal Sistema d'indagine (Sdi) del ministero dell'Interno ed elaborati dalla Direzione centrale della Polizia criminale. Nel 2006, le persone nate fuori dal confine italiano hanno commesso nel nostro Paese il 40% dei furti con destrezza, il 19% dei furti e delle rapine nelle abitazioni, il 12% dei furti di auto e il 15% delle rapine sulla pubblica via. E infine: il 12% delle violenze sessuali ha avuto come protagonisti cittadini stranieri.

Ha gettato acqua sul fuoco, alcuni giorni fa, il titolare del Viminale. "Noi in materia di sicurezza possiamo vantare un calo dei reati superiore al 7% nel 2014 rispetto al 2013", ha detto lo scorso 5 marzo il ministro dell'Interno Angelino Alfano, al termine di una riunione con una delegazione dell'Anci. Secondo Alfano "si tratta di dati oggettivi che scontano spesso una diversa percezione della sicurezza e per questo dobbiamo rendere le nostre città non solo più sicure ma anche percepite come più sicure".