di Daniela Fassini
Avvenire, 14 dicembre 2022
“Sono pienamente d’accordo con il Papa, perché la clemenza è una componente della giustizia”. Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, è il primo a schierarsi dalla parte di Francesco, ad accogliere cioè l’invito trasmesso dal Papa a tutti i capi di Stato. In vista del Natale, il Pontefice chiede di compiere “un gesto di clemenza verso quei nostri fratelli e sorelle privati della libertà che essi ritengano idonei a beneficiare di tale misura”. Il carcere non è un “altrove”: sottolinea il Garante con la speranza dunque che le sue parole “non cadano nel vuoto”.
“Non so se l’invito del Papa sarà accolto - prosegue Palma - ma penso e spero che sia comunque accolto nel dibattito pubblico, perché poi il parlamento molto spesso agisce anche là dove sente che qualcosa ha toccato la sensibilità del dibattito pubblico. Credo, dunque, che premessa affinché il parlamento esamini il problema è la sensazione che il problema stesso abbia toccato qualche corda del dibattito sociale esterno”.
“Sottolineo due aspetti - aggiunge Palma - il primo per ricordare che un tempo il ministero si chiamava “di Grazia e Giustizia”: È vero che ora la Grazia è presidenziale, non più ministeriale, però la clemenza in qualche modo è anche una componente della giustizia. Deve sempre esserci. Certo, spetta a un’autorità ecclesiastica e morale come il Papa parlarne, ma spetta a chi gestisce la cosa pubblica trovare anche le forme. La seconda cosa che mi colpisce è che il Santo Padre parla giustamente di persone private della libertà: non parla solo di carcere, perché, attenzione, c’è anche tanta gente che sta, ad esempio, nei Cpr e via dicendo”.
“Fintanto che il carcere verrà considerato come un “altrove; e che quindi non ci riguarda - chiosa, infine, il Garante dei detenuti - allora anche le parole del Papa possono cadere nel vuoto. Dobbiamo invece pensare che è qualcosa che interroga noi. E la parte magari malata del nostro corpo sociale, ma è una parte del nostro corpo sociale e non dobbiamo pensarlo come un “altrove”. Intanto c’è preoccupazione per quei detenuti che dal prossimo 1 gennaio dovranno rientrare in carcere a dormire. Si tratta di circa 700 persone che hanno beneficiato del regime di semilibertà varato contro il Covid.
“Nel loro caso questi provvedimenti consistevano nel non rientrare in carcere la notte, dopo aver passato la giornata fuori, in libertà, per attività di lavoro o altre attività autorizzate spiega Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - Dal 31 dicembre, senza un ulteriore proroga, questi detenuti dovranno tornare in carcere la notte e, questo, nonostante in questi due anni abbiano dato grande prova di affidabilità, ripagando ampiamente la fiducia che le istituzioni avevano riposto in loro. Proprio questo rapporto di fiducia creatosi dovrebbe portare il governo a decidere per questa proroga”.
Per Gonnella, che auspica un intervento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, “in un momento in cui il sovraffollamento sta tornando a livelli preoccupanti (sono oltre 56.000 le persone detenute per circa 47.000 posti effettivi, con una crescita di 1.500 unità negli ultimi quattro mesi), trovare nuovamente posto a queste 700 persone è un aggravio in più per tutto il sistema penitenziario e per gli operatori”.









