di Gabriella Ferrari Bravo
Corriere del Mezzogiorno, 24 dicembre 2020
È un Natale segnato dal sangue dei bambini, in quest'anno maligno. E anche a Napoli parte su iniziativa del collettivo nazionale DonneInCuranti il flashmob #madriinlutto che chiede l'adesione di associazioni e persone per protestare contro l'indifferenza verso le madri che denunciano, inascoltate, la violenza tra le mura di casa.
Solo tre giorni fa due bambini sono stati sgozzati mentre si difendevano dal padre armato di coltello, poi suicidatosi con la stessa arma. La mamma dei ragazzi, che aveva segnalato più volte alla polizia l'ex marito, ha dichiarato: "Gli atteggiamenti che io ritenevo aggressivi non bastavano alle forze dell'ordine.
Evidentemente noi donne dobbiamo avere il volto insanguinato per essere credute" (Repubblica 22/12). Ieri, invece, un padre già noto alla Polizia e denunciato per violenza si è suicidato nel corso di una videochiamata con la figlia di sei anni. Un'onda montante di violenza inaudita, che corrisponde all'aumento della violenza in famiglia rilevato ormai da mesi, causata delle convivenze forzate durante la pandemia, un fenomeno portato nelle aule del Parlamento dalla ministra alle Pari Opportunità Bonetti.
Assieme alla senatrice Valente presidente della Commissione di contrasto al Femminicidio, alla onorevole Giannone segretaria della Commissione Infanzia e Adolescenza. Ma ancora non basta. Anche se potrà sembrare prosaico e poco nobile, credo che la strada da seguire per contrastare l'aumento di aggressioni e violenze su bambini e madri sia quella della denuncia contro chi ha partecipato alla presa in carico e ai procedimenti giudiziari che li riguardano.
Condivido il pensiero di Elvira Reale dell'Associazione Salute Donna, che "sia venuto il momento per chiedere che i giudici e gli operatori che hanno sottoscritto le misure sbagliate (lassiste per i padri violenti e restrittivi per le madri non violente) paghino per gli errori commessi, mettendo mano a procedimenti di impeachment per i professionisti che hanno sottovalutato il problema e il rischio concreto e attuale (non evolutivo e futuribile, di cui tanti Ctu parlano, inseguendo un presunto diritto "primario" alla bigenitorialità). Questi procedimenti dovranno prevedere la valutazione della responsabilità professionale portando a sanzioni economiche, ordinistiche e se del caso anche penali.
E questo vale per i magistrati ma anche per la catena di soggetti che hanno cooperato alla decisione, da un lato di esporre i minori a tale rischio sottovalutandolo (servizi sociali, Ctu, polizia); dall'altro, di vietare il rapporto con le madri non solo sovrastimando un rischio ipotetico ma addirittura creandolo ad arte dal nulla". È urgente che si cominci a valutare la correttezza formale e sostanziale dei procedimenti, segnalando omissioni, incompetenza, imperizia, e chiedendo anche un risarcimento economico. Come, direte, si può monetizzare la perdita dei figli o i traumi che li segneranno a vita? Non solo si può, ma si deve. Perché è importante chiamare a rendere conto professionalmente chi, per il proprio ruolo e incarico, ha partecipato alla gestione fallimentare del malessere di queste famiglie, e ha ignorato o sottovalutato gesti e intenzioni di padri violenti, spianando la strada a esiti tragici, fino al figlicidio.
E fin quando il criterio della responsabilità personale non sarà applicato a tutti quelli che sono implicati in casi simili, fin quando anche la condanna a risarcire il danno non colpirà avvocati, consulenti, magistrati e costerà loro l'espulsione dagli ordini professionali e la destituzione dagli incarichi come già accade per i medici, se riconosciuti colpevoli, non cambierà molto nella condizione delle donne che subiscono violenza e in quella dei loro figli.
Non basta indignarsi, bisogna pretendere che sia applicata di fatto la Convenzione di Istanbul, legge dello stato per il contrasto alla violenza, e chiedere giustizia. Con l'adesione, si spera, dei tanti onesti magistrati e operatori che dovrebbero avere ogni interesse a isolare e sanzionare chi prende decisioni aberranti e pericolose. Alle #madriinlutto, ai bambini, un buon Natale di giustizia.











