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di Luciano Moia

Avvenire, 1 aprile 2024

“La riforma Cartabia ci ha costretto finalmente a lavorare”. Ironia amara quella di un giudice del Tribunale per i minorenni di Milano. Da poco più di un anno, da quando cioè si è avviato il percorso che porterà ai nuovi Tribunali per la persona e per la famiglia, i giudici milanesi emettono in media sedici provvedimenti al mese ciascuno, uno ogni due giorni. Un “livello produttivo” assurdo, perché quando si parla di allontanamento forzato di un bambino dalla sua famiglia d’origine o della decadenza della responsabilità genitoriale di una madre o di un padre si entra nel dramma di relazioni segnate dalla sofferenza e dalla fragilità, in cui la fretta e l’approssimazione dovrebbero essere bandite. Ci sono documenti da leggere, precedenti da mettere a fuoco, rapporti da delineare, persone da ascoltare. Eppure questi sono gli esiti della riforma Cartabia.

A sei mesi all’entrata in vigore dell’ultima parte della legge, gli effetti delle novità introdotte sarebbero già molto negativi. Mentre i provvedimenti definiti urgenti avrebbero subito un’accelerazione, per tutti gli altri siamo alla paralisi. E, secondo i magistrati minorili che da sempre contestano in modo compatto la riforma, non abbiamo ancora visto il peggio. Quel punto di non ritorno che, assicurano, sarà toccato dal 17 ottobre, quando gli attuali Tribunali per i minorenni lasceranno il posto ai nuovi Tribunali per la persona e per la famiglia, e la maggior parte dei procedimenti passeranno a un giudice monocratico presso le sezioni circondariali. Ma si tratta di una data troppo ravvicinata, che obbligherà ad adeguamenti logistici e di personale impossibili da concretizzare in poco tempo.

Per questo i magistrati dei minori lanciano un appello al governo: posticipare al primo gennaio 2030 l’entrata in vigore dell’ultima parte della riforma Cartabia. Si tratta di un allarme fondato su evidenze facilmente verificabili perché già ora la situazione rischia di andare fuori controllo. Spiega Claudio Cottatellucci, nuovo presidente dell’Associazione magistrati per i minori e per la famiglia (Aimmf): “Sono evidenti gli effetti della prima fase di attuazione della riforma anche nei tempi e nelle modalità di trattazione dei procedimenti civili con l’introduzione di un unico rito ordinario ed in particolare delle procedure urgenti, attraverso le stringenti scansioni temporali previste dal nuovo art. 403 (quello che permette di allontanare un minore dalla sua famiglia in caso di gravi e immediati pericoli per la sua incolumità, ndr) e dall’art. 473 bis. 15 (provvedimenti indifferibili e urgenti)”.

Si parla cioè di violenza domestica e “codice rosso”, con provvedimenti da prendere in tempi rapidi ma sempre con la massima cura. Due attenzioni non sempre compatibili. Secondo quanto previsto dalla riforma, per mettere in atto le procedure previste da questi due articoli, che presuppongono situazioni di assoluta urgenza, servono risorse professionali e di tempo tali da assorbire quasi completamente le disponibilità della maggior parte dei tribunali minorili. Una situazione che non può che andare a detrimento degli altri procedimenti civili, in specie quelli sulla responsabilità genitoriale caratterizzati da minore urgenza rispetto agli allontanamenti, ma altrettanto importanti. Stabilire se una madre o un padre hanno ancora il diritto di esercitare la responsabilità genitoriale sui propri figli è evidentemente una decisione che non si può improvvisare e che non si può rimandare a tempo indeterminato.

Ma esistono poi tanti altri interventi - quelli che riguardano per esempio l’evasione dall’ obbligo scolastico, l’autolesionismo, il bullismo scolastico - che non possono essere sempre considerati urgenti ma che non possono essere procrastinati a tempo indeterminato perché poi urgenti lo diventeranno in modo drammatico. Eppure di tutto questo i magistrati minorili non possono più occuparsi. “Quello che si va configurando già in questa prima fase di attuazione è in sostanza - riprende il presidente della Aimmf - un sistema a doppio binario dove la divaricazione di tempi e risorse tra le procedure qualificate come urgenti e le altre è destinata a crescere e cristallizzarsi nel tempo. Si tratta di un esempio emblematico di quello che avviene quando riforme, anche per quelle parti condivisibili negli intenti, sono approvate trascurando ogni analisi”.

Secondo quanto spiegato dai magistrati minorili, esistono una serie di punti critici nell’impianto della riforma, emersi in modo evidente già in questa prima fase di attuazione, che si stanno trasformando in scogli insuperabili per l’attività ordinaria dei tribunali. Innanzi tutto, si spiega, va corretta la progressiva estromissione dai procedimenti civili dei giudici onorari. Si tratta di una situazione che ha un consistente riflesso non solo sull’impostazione ma anche sull’efficienza dell’azione giudiziale a tutela dei minori coinvolti.

“Al momento questi procedimenti sono ancora trattati dai Tribunali per i minorenni ma - fa notare Cottatellucci - con l’attuazione ordinamentale della riforma a partire dal 17 ottobre 2024 saranno attribuiti al giudice monocratico presso le sezioni circondariali. ln questi procedimenti, la perdita della collegialità e della multidisciplinarietà costituisce, nell’impianto della riforma, il più rilevante vulnus sull’effettività delle tutele, tanto che il Parlamento, al momento di approvare la riforma, aveva dato indicazione al Governo perché, prima che entrasse in vigore, fosse reintrodotta la composizione collegiale del Tribunale nella materia dei procedimenti sulla responsabilità genitoriale”.

Ma al momento tutto tace. E si tratta di un problema enorme. “Si tratta di una materia delicatissima - riprende l’esperto nella quale solo un’istruttoria accurata e approfondita consente di individuare le eventuali ragioni di pregiudizio per i minori e, se il caso, di prevenire il danno che potrebbe prodursi o neutralizzare un pericolo già in essere, talvolta anche rendendosi necessario un allontanamento del figlio da uno o da entrambi i genitori”. La necessità di un’istruttoria integrata con l’apporto specialistico dei giudici onorari è stata affermata più volte dalla Corte Costituzionale (sentenza n.194/2015) che valorizza la natura specializzata del Tribunale per i minorenni proprio in forza della sua composizione. Anche il Parlamento europeo (risoluzione 5 aprile 2022) ha raccomandato agli Stati membri di adottare “un approccio multidisciplinare, di istituire servizi di sostegno all’infanzia facilmente accessibili anche all’interno dei tribunali tramite professionisti qualificati come medici, psicologi, neuropsichiatri infantili, assistenti sociali, per sostenere il minore in tutte le fasi del procedimento, attribuendo il compito indispensabile dell’ ascolto del minore al giudice o ad esperti qualificati, in modo da limitare al massimo l’impatto psicologico ed emotivo di tale audizione”.

Altrettanto drammatico il problema degli organici. È noto che tra magistrati e personale amministrativo, ai Tribunale per i minorenni manca almeno un terzo degli addetti. Ma la riforma Cartabia non è stata preceduta da alcuno studio di fattibilità. “Risale al luglio 2022, sulla base dei dati risalenti al 2021 e dunque non più attuali - ricorda il presidente Aimmf - la prima, e sinora unica, analisi effettuata dal ministero della Giustizia. Secondo lo studio ministeriale, l’incremento necessario della pianta organica per il funzionamento della riforma richiede 292 magistrati, cui aggiungere 2.130 unità per il personale amministrativo e 47 per quello dirigenziale”. Ma si tratta di un’analisi per difetto, perché non tiene conto che sulle spalle del giudice monocratico delle sezioni circondariali ricadranno tutti i procedimenti riguardanti la responsabilità genitoriale, oltre il carico delle impugnazioni che andranno a gravare sulle sezioni distrettuali. Due aspetti non considerati nell’analisi del ministero.

Da qui la richiesta di uno slittamento al primo gennaio 2030 per l’entrata in vigore dell’ultima fase della riforma e l’introduzione della forma collegiale nella sezione circondariale per i procedimenti sulla responsabilità genitoriale. “Va inoltre risolta - aggiunge il presidente della Aimmf - la mancanza di raccordo tra le procedure de potestate e di affidamento familiare, assegnate al giudice monocratico in sede circondariale, e i procedimenti di adottabilità che restano assegnati alla distrettuale”.