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di Simona Musco

Il Dubbio, 6 maggio 2026

Ministero della Giustizia e Csm lanciano un piano d’emergenza: stop a corsi e udienze per la Cassazione per centrare l’obiettivo Ue del -40% entro giugno. Il cronometro corre veloce e il traguardo di Bruxelles sembra ancora un miraggio. Ministero della Giustizia e Csm hanno dato il via a una mobilitazione d’emergenza nel tentativo di evitare il fallimento degli obiettivi Pnrr. La scadenza è fissata al 30 giugno 2026, ma i dati raccontano una realtà complessa: secondo l’ultimo bilancio di Assonime, i progressi sono “importanti”, ma non bastano per chiudere la partita.

Il traguardo imposto dall’Europa è drastico: abbattere il disposition time (Dt) civile del 40% rispetto ai tempi biblici del 2019. Tradotto in numeri: passare da una media di 2.512 giorni (circa 7 anni) a 1.508 giorni per completare i tre gradi di giudizio. A metà 2025, il sistema aveva faticosamente raggiunto una riduzione del 27,8%, ma il cammino è disomogeneo. Se la Cassazione vola con un -31,7%, i Tribunali restano l’anello debole della catena, fermi a un modesto -17,6%. Il paradosso è tutto nei tempi residui: per centrare l’obiettivo manca un ultimo 12,2% (circa 306 giorni). Significa che in una manciata di settimane la giustizia italiana deve produrre un risultato pari a quasi la metà di quanto ottenuto nei cinque anni precedenti. Una missione che appare quasi sovrumana.

Per questo via Arenula è corsa ai ripari con manovre eccezionali. Il Capo di Gabinetto, Antonio Mura, ha gelato (per ora) le aspettative di quattro magistrati pronti a trasferirsi al ministero: la loro presa di possesso è stata rinviata al 1º luglio per non sottrarre braccia operative alla trincea dei tribunali proprio nel rush finale.

Domani, invece, il plenum del Csm discuterà una vera e propria “operazione straordinaria” per la Suprema Corte. L’obiettivo è trasformare i provvedimenti già pronti in depositi effettivi entro il 30 giugno. Alla Cassazione è chiesto un miracolo: tagliare altri 300 giorni sul tempo di definizione delle cause, nonostante un 2026 iniziato sotto l’assedio di nuovi ricorsi (le “sopravvenienze” sono aumentate fino all’8,7% a marzo), un incremento che molti osservatori attribuiscono alla bulimia legislativa e all’introduzione di nuove fattispecie di reato.

Per tutto il mese di giugno, i magistrati sommersi dalle bozze da scrivere saranno esentati dalle udienze per concentrarsi esclusivamente sui depositi. È stata richiesta, inoltre, la disponibilità degli uffici amministrativi per accettare e pubblicare atti anche nei giorni festivi e prefestivi. La Scuola Superiore della Magistratura dovrà farsi da parte: i corsi sono sospesi per non sottrarre ore preziose alla stesura delle sentenze.

Ma la mossa forse più efficace riguarda la valutazione dei magistrati. Per incentivare lo sprint finale, il Csm ha previsto una sorta di “scudo professionale”: eventuali ritardi nei depositi accumulati in questo periodo frenetico non peseranno sulla valutazione della “diligenza”. Al contrario, chi si mimetizzerà in questa task force riceverà un bollino di merito nel fascicolo personale per il particolare “impegno” dimostrato. Basterà questo colpo di reni per rassicurare l’Europa? La risposta è cristallizzata nei dati che emergeranno all’alba del 1° luglio. La corsa contro il tempo è ufficialmente iniziata.