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di Liana Milella

La Repubblica, 6 maggio 2023

A sette mesi dall’ingresso in via Arenula del Guardasigilli e dei suoi tre sottosegretari, Sisto, Ostellari e Delmastro (tutti avvocati), arrivano solo annunci di epocali disegni di legge. Con un filo diretto con le Camere penali. Annunci di epocali riforme. Da ben 180 giorni. Da quando Carlo Nordio, dopo 40 anni di vita come pubblico ministero, ha fatto ingresso in via Arenula. Annunci da lui stesso e dai suoi tre sottosegretari, tutti e tre avvocati, a partire dal viceministro di Forza Italia Francesco Paolo Sisto. E poi il leghista Andrea Ostellari. E infine il meloniano Andrea Delmastro Delle Vedove. Adesso al team politico si è aggiunto il professore Bartolomeo Romano, cattedra di diritto prima a Bari e poi a Palermo, ed ex componente laico al Csm, noto alle cronache soprattutto per essere stato il giurista di punta dell’ex Guardasigilli Angelino Alfano, l’autore dell’ultima riforma costituzionale della giustizia negli anni dei governi Berlusconi, che, messa a confronto, assomiglia molto agli annunci nordiani.

Bartolomeo Romano, adesso, è il consigliere giuridico più ascoltato del ministro della Giustizia, sicuramente scelto dalla potente vice capo di gabinetto vicaria Giusi Bartolozzi, ex deputata di Forza Italia poi transfuga nel gruppo Misto, nonché moglie dell’ex vicepresidente della Regione siciliana Gaetano Armao, considerata la “zarina” di via Arenula, perché qualsiasi decisione passa dalle sue mani. E con il carattere che ha tutti sono costretti a obbedirle.

Ma eccoci agli ultimi annunci di prossime riforme. Veicolati attraverso le pagine del quotidiano del Consiglio nazionale forense, Il dubbio, su cui è stato proprio Bartolomeo Romano ad anticipare giovedì i punti cardine della riforma. Che più volte anche il viceministro barese Sisto ha raccontato in interventi e dichiarazioni che riassumono i futuri cardini della manovra sulla giustizia tra leggi ordinarie e riforme costituzionali: “Abuso d’ufficio, traffico d’influenze, misure cautelari, qualcosa sulle intercettazioni. Insomma, è un provvedimento che lentamente ma inesorabilmente prende corpo. Vi stupiremo”.

Già, non a caso lo stesso Sisto usa l’avverbio “lentamente”, visto che di questi capitoli delle future leggi sulla giustizia si parla da oltre sei mesi. Da quando a dicembre lo stesso Guardasigilli le ha annunciate nelle commissioni Giustizia del Senato e della Camera, suscitando subito le prime polemiche e il pieno dissenso dei magistrati che, per bocca del presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, non ne ha promossa neppure una. Contrari ovviamente sia il Pd che il M5S.

La ragione dei sei mesi di “ritardo”? Eccola, per come la racconto lo stesso Bartolomeo Romano: “Il caso di Alfredo Cospito, le polemiche in Parlamento tra esponenti dell’opposizione e l’onorevole Donzelli, la tragedia di Cutro che ha richiesto un provvedimento d’urgenza sull’immigrazione. E ancora, le iniziative, che il Guardasigilli considera giustamente importantissime, nel campo dei crimini di guerra e delle risorse da assicurare alla Corte penale internazionale e che hanno richiesto al ministero, e a Nordio innanzitutto, tempo ed energie”. Addirittura sei mesi? O non sono stati piuttosto i dubbi nella stessa maggioranza, vista la documentata circolazione di bozze da una mano all’altra? E poi il codice dei crimini di guerra ancora deve vedere la luce nonostante i tecnici designati dall’ex ministra Marta Cartabia l’avessero già messo a punto.

Riforme della giustizia che di certo piacciono proprio agli avvocati visto che sposano l’idea cardine della separazione delle carriere tra pubblico ministero e giudice, il “pezzo forte” di qualsiasi intervento pubblico dell’attuale presidente Gian Domenico Caiazza, che finora però ha perso la sua battaglia in Parlamento, visto che proprio il disegno di legge di iniziativa popolare sulla divisione costituzionale delle carriere è finito impantanato nella scorsa legislatura, e anche in questa stenta a fare passi avanti. Piazzato alla Camera in commissione Affari costituzionali, anziché in Giustizia, nonostante le proteste del vice segretario di Azione Enrico Costa, non arriva in aula.

Ma quali sono le “epocali” riforme di Nordio e perché latitano? Il suo giurista Bartolomeo Romano, nonché il vice ministro Sisto, le elencano. Si parte con la cancellazione dell’abuso d’ufficio per rispondere alla perentoria richiesta dei sindaci di ogni “colore” politico, a partire da quelli del Pd, come il primo cittadino di Bari, nonché presidente dell’Anci Antonio Decaro. Si prosegue con la riscrittura del reato di “traffico di influenze”, anche in questo caso per ammorbidirlo ed espungerlo dal gruppo dei reati contro la pubblica amministrazione. Su entrambi i reati da mesi c’è il braccio di ferro con il meloniano Delmastro, contrario a qualsiasi manovra che ne depotenzi la portata, abuso d’ufficio compreso, anche se proprio la premier Giorgia Meloni, di fronte all’Anci, ha promesso di dare seguito alle richieste dei primi cittadini che temono soprattutto le conseguenze della legge Severino che, in caso di condanna in primo grado, prevede l’immediata sospensione dalla carica. È dunque l’assenza di un pieno accordo politico a frenare le modifiche ad abuso d’ufficio e traffico di influenze, che certo per la loro portata non si possono iscrivere tra le “riforme epocali”. Ma semmai tra quelle dannose.

E passiamo al capitolo più impegnativo, gli interventi sulle indagini preliminari e sulle intercettazioni. Bartolomeo Romano annuncia “l’interrogatorio di supergaranzia da introdurre nella fase preliminare prima che vengano inflitte misure cautelari: in tal modo l’indagato potrà convincere l’autorità giudiziaria che non c’è motivo di adottarle”. Significa che il pubblico ministero, prima di chiedere al gip l’arresto di una persona, dovrà interrogarla per sentire le sue ragioni. Da tempo lo chiede Enrico Costa che ha presentato da tempo una sua proposta di legge. Un passo delicatissimo, che dovrà fare i conti con il pericolo di fuga, destinato a rallentare i tempi di un’indagine. Basti pensare a un’inchiesta in cui ci sono molti indagati. Ovviamente contraria l’Anm. All’opposto entusiasti gli avvocati.

Poi il “pezzo forte” di Nordio, non più un solo gip - il giudice delle indagini preliminari - a valutare la necessità di un arresto, ma un collegio di tre giudici. Riforma inesorabilmente bloccata dal fatto che non c’è proprio un numero sufficiente di giudici per attuarla. L’ultima idea - come la racconta Romano - è quella di passare la competenza al Tribunale del Riesame che, dice lui, “assume le funzioni attualmente svolte dal gip, mentre i ricorsi dovranno essere esaminati in Corte d’Appello”. Ma lo stesso giurista non può nascondersi il macroscopico handicap: “Qui si presenta il nodo delle incompatibilità: si deve essere certi che in tutte le Corti d’Appello vi sia un numero di giudici tale da evitare che chi ha esaminato richieste cautelari si trovi a giudicare lo stesso processo in secondo grado”. E anche gli studenti del primo anno di giurisprudenza, nonché qualsiasi esperti di statistica, compresi quelli di via Arenula, sanno che i giudici sufficienti per fare tutto questo non ci sono, sarebbe necessario passare da 10 a 15mila magistrati in Italia. E per fare i concorsi ci vorrebbero almeno 5 anni.

Gli ultimi due capitoli della “mega” riforma Nordio sulla giustizia sono stati anch’essi annunciati infinite volte, la stretta sulle intercettazioni e una nuova prescrizione dopo quelle degli ex Guardasigilli Andrea Orlando, Alfonso Bonafede, Marta Cartabia, cioè la quarta riforma in sei anni. Quando gli effetti di quelle precedenti ancora non sono stati pienamente acquisiti e valutati.

Sulle intercettazioni Nordio vuole “la tutela dei terzi estranei alle indagini”, cioè tutte le volte in cui una terza persona, non indagata, finisce nelle registrazioni, proprio quell’audio non dev’essere trascritto, e non addirittura cancellato. Una possibile prova, anche alla luce di una successiva scoperta investigativa, finisce al macero, perché non vi sarà alcun “brogliaccio” di polizia che la trascrive, e perché gli stessi avvocati non potranno valutarla nella difesa del loro assistito.

Quanto alla prescrizione perfino Romano ammette le difficoltà visto “lo stratificarsi di ben quattro riforme realizzate in tempi relativamente recenti”. Ma il suo obiettivo è sciogliere “il rebus dell’improcedibilità, complicato dai diversi reati per i quali sono previste deroghe temporali: così com’è, la norma confligge con l’ambizione di rendere più veloci i processi”. Parliamo della riforma Cartabia che cambia la prescrizione di Bonafede bloccata in primo grado per i processi con condanna, e la sostituisce con “l’improcedibilità”, cioè un tempo obbligato per chiudere il processo in Appello pena la sua cancellazione. Norma complessa e con varie deroghe che, a quanto scrive l’ex consulente della ministra, il giurista Gian Luigi Gatta, “sta funzionando”. Sarà per questo che Nordio vuole cancellarla.