di Liana Milella
La Repubblica, 17 luglio 2021
Solo un "errore materiale", dice via Arenula. Macché, ribattono i 5stelle, "una repentina marcia indietro rispetto a una norma che ci vedeva favorevoli". Sulla prescrizione della Guardasigilli Marta Cartabia scoppia un nuovo attrito. In un venerdì in cui i "professoroni" arrivano a Montecitorio per giudicare la riforma, è un comma di cinque righe a riaccendere lo scontro. Che riguarda però una legge famosa, la ex Cirielli di berlusconiana memoria.
Succede questo: alla Camera, in commissione Giustizia, mercoledì approda il testo della riforma del processo penale. Fresco di bollinatura della Ragioneria. All'articolo 14, tutto sulla prescrizione, contiene un comma che piace ai 5stelle. Lo aveva già proposto l'ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi incaricato da Cartabia di presiedere il gruppo di lavoro sul processo penale, e loro erano d'accordo. Prevede che la durata della prescrizione sia pari al massimo della pena più la metà. Viene cancellata così la legge di Berlusconi, la ex Cirielli del 2005 che invece la rende pari al massimo della pena più soltanto un quarto.
Ma ecco la sorpresa. Ieri mattina giunge da via Arenula un altro testo, con la firma digitale di Cartabia. La ex Cirielli resta com'è. E le righe spariscono sostituite da altro. M5S s'insospettisce e s'arrabbia. Anche perché gli emendamenti di Cartabia erano già stampati e pronti per essere subemendati. È mezzogiorno, e gli animi si scaldano. Nel frattempo parte la sfilata degli esperti, l'Anm, toghe famose, notissimi avvocati, le Camere penali. A ridosso delle 19 una netta precisazione del ministero della Giustizia. Nessuna marcia indietro sulla prescrizione, ma solo un "errore materiale". Già chiarito con palazzo Chigi. Cosa sarebbe accaduto? Via Arenula ha inviato a Chigi un testo sbagliato della riforma rispetto a quello discusso in consiglio dei ministri. Un testo con la modifica della legge Cirielli che non figurava invece tra gli emendamenti ufficiali discussi e approvati durante il consiglio dei ministri di venerdì scorso. Chigi ha passato il testo alla Ragioneria che lo ha "bollinato". Tornato di nuovo alla Giustizia è stato girato alla commissione della Camera presieduta da Mario Perantoni di M5S.
Ovviamente l'articolo 14, quello sulla prescrizione, rappresenta il focus del testo. Il M5S lo legge e lo approva. Ieri mattina la doccia fredda. Ieri sera la "netta incredulità" rispetto alla precisazione del ministero. M5S non crede che un simile errore sia stato possibile proprio nell'articolo più importante di tutto il testo. Di certo c'è che la ministra Cartabia nega recisamente qualsiasi arretramento. Ma per M5S quella che invece viene considerata "una marcia indietro" finirà sul tavolo di Giuseppe Conte quando lunedì incontrerà Mario Draghi.
Le audizioni confermano intanto i pro e i contro sulla riforma, anche a sorpresa. L'avvocato Franco Coppi, che sembrava contrario, rettifica il tiro. "La prescrizione di Bonafede era una follia, il processo per l'eternità, oltre la vita degli interessati. Due-tre anni per Appello e uno, o uno e sei mesi, per la Cassazione mi paiono una dolorosa necessità". Per una Anm che con il presidente Giuseppe Santalucia boccia la riforma perché "più che accelerare il processo, lo elimina", ecco l'ex procuratore di Torino Armando Spataro "favorevole all'improcedibilità" perché "già oggi una larghissima maggioranza delle corti di Appello riescono a chiudere i processi in quei tempi". Certo, magari "un'amnistia per i reati minori sarebbe realistica". Ma Santalucia ribatte con un esempio: "Mi chiedo se il processo Rinascita Scott con tanti imputati si può concludere anche in tre anni".
E se l'ex sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, oggi giudice in Cassazione e vice presidente del centro Livatino, prevede che "tutti proporranno Appello anche per condanne minime, le corti tratterranno i nuovi processi e lasceranno al loro destino quelli precedenti provocando due amnistie", il penalista bolognese Vittorio Manes giudica la prescrizione "solo un frammento", mentre vede nella riforma molti aspetti positivi, a partire "dal pm che chiede l'archiviazione se la condanna non è certa, al gup che interviene sul non luogo a procedere". E poi bene il patteggiamento, bene le sanzioni pecuniarie, bene la giustizia riparativa, bene l'irrilevanza del fatto e la procedibilità a querela. Anche il presidente delle Camere penali Gian Domenico Caiazza depone l'ascia di guerra e dice di "non condividere affatto quel terrorismo comunicativo e mediatico secondo cui avverrà un cataclisma perché in due anni non si riuscirà a pronunciare sentenza di Appello".
Il M5S si prepara comunque alla battaglia della prossima settimana. Martedì le audizioni del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri chiesto dai grillini, che ha già bastonato la riforma definendola un'amnistia, e del procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho.
I subemendamenti scadranno nel corso della giornata. Gli ultimi, alle 18, sulla norma che piaceva ai 5stelle, ma che adesso non c'è più. Il traguardo della riforma in aula già venerdì 23 sembra davvero complicato. Anche se i partiti favorevoli a Cartabia, tutti tranne M5S e FdI, potrebbero ritirare gli emendamenti. Ma la discussione potrebbe slittare alla settimana successiva. Comunque prima di agosto. E prima del semestre bianco che Draghi vuole evitare.










