di Simona D'Alessio
Italia Oggi, 6 febbraio 2015
Giro di vite per i casi di corruzione che vedano protagonisti incaricati di pubblico esercizio: scatterà, infatti, il medesimo regime di sanzioni penali che riguarda i pubblici ufficiali.
Subisce una netta accelerata il percorso parlamentare delle misure anti-corruzione, attualmente all'esame dei senatori: al termine di un vertice con i rappresentanti dei partiti di maggioranza, convocato dal ministro della giustizia Andrea Orlando, insieme al suo vice Enrico Costa, in via Arenula, emerge l'intesa che consentirà al disegno di legge governativo C 2798, che era stato presentato il 23 dicembre 2014 ("Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi e per un maggiore contrasto del fenomeno corruttivo, oltre che all'ordinamento penitenziario per l'effettività rieducativa della pena") di essere votato in II commissione a Palazzo Madama già "la prossima settimana". E il Guardasigilli assicura che si andrà velocemente verso il passaggio successivo: "Per ragioni che non devo spiegare", dice ai cronisti, il presidente dell'Assemblea, Pietro Grasso (già procuratore nazionale antimafia, ndr) "avrà tutta la solerzia del caso per portare al più presto il provvedimento in Aula".
Ma in cosa consiste la "stretta" decisa ieri dall'esecutivo? Qualche dettaglio sulle scelte per arginare gli episodi di malaffare, nel nostro Paese, era già trapelato, nei giorni scorsi: a partire, ad esempio, dall'idea di concedere uno "sconto" di pena a chi decide di raccontare quel che sa delle inchieste. Una possibilità, quella di servirsi dei collaboratori (in cambio di una condanna ridotta) aveva riferito Orlando, che si rivelerebbe efficace, giacché una simile norma sarebbe "in grado di rompere la logica di omertà che, spesso, caratterizza le organizzazioni corruttive". L'accordo, poi, come già evidenziato, stabilisce l'ampliamento del regime sanzionatorio previsto per il pubblico ufficiale all'incaricato di pubblico servizio; intenzione governativa è, inoltre, fissare un'armonizzazione delle sanzioni per i casi di corruzione propria, induzione e messa a libro paga, elementi che, incalza il ministro, sortiranno "riflessi anche sulle pene accessorie".
Cuore delle modifiche preannunciate è il restyling del perimetro del reato di falso in bilancio, visto che, innanzitutto si punta ad estenderne l'area di punibilità, fermo restando il principio che considera sia la dimensione dell'impresa in cui avviene la frode contabile, sia la rilevanza del fatto stesso. E, soprattutto, le false comunicazioni sociali saranno sempre perseguibili direttamente (d'ufficio); una prima impostazione del testo messo punto definitivamente ieri al dicastero della Giustizia fissava la sola procedibilità a querela per le società non quotate in borsa, successivamente è arrivata la modifica che non permetterà alcuna eccezione.
Tracciata la "road map" anticorruzione, in vista dell'imminente esame da parte dei senatori, Orlando annuncia di voler delineare un iter comune fra questo provvedimento ed il testo sulla prescrizione (l'istituto in base al quale, trascorso un determinato periodo, un diritto non può più essere esercitato, previsto sia in ambito civile, sia in quello penale), che si trova al vaglio della II commissione di Montecitorio; l'iniziativa legislativa, che ha come relatori Sofia Amoddio (Pd) e Stefano Dambruoso (Sc), contempla l'aumento di un quarto del termine della prescrizione attuale, nonché la sospensione dei tempi di decorrenza tra il primo grado e l'appello per due anni, nonché il congelamento di un anno dopo il deposito della sentenza di condanna in grado di appello. Gli emendamenti al testo base sulla prescrizione potranno essere depositati fino al prossimo 12 febbraio.










