di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Garantista, 10 marzo 2015
L'anno scorso, come si ricorderà, il governo Renzi si era presentato agli italiani con una ammiccante e seducente conferenza stampa. Il programma di governo aveva un titolo rivoluzionario: "Mille giorni per cambiare l'Italia: passo dopo passo", e prevedeva riforme mirabolanti. Nulla di mai visto in precedenza.
"Mille giorni sono il tempo che ci diamo per rendere l'Italia più semplice, più coraggiosa, più competitiva. Dunque, più bella. Rendere l'Italia più bella? Impossibile, si potrebbe pensare. È già il Paese più bello del mondo. Vero. Ma noi pensiamo che in questi anni l'Italia abbia spesso vissuto di rendita. Non è stata solo colpa della politica, ma della classe dirigente intesa in senso ampio. Tuttavia, il tempo della rendita è finito.
Chi si illude di poter continuare a ignorare questo elemento condanna il Paese all'irrilevanza. Ecco perché quelle che vengono chiamate riforme strutturali devono essere fatte. Non perché ce lo chiede l'Europa. Ma perché sono l'unica possibilità per l'Italia". Come non essere d'accordo?
Applausi a scena aperta. La slide sulle riforme "strutturali" in tema di giustizia, ancora presente sul sito del governo, fra i tanti temi che potevano essere affrontati (separazione delle carriere, fine dell'obbligatorietà dell'azione penale, divieto di appellare le sentenze di assoluzione da parte dell'ufficio del pubblico ministero, ecc.) era tutta incentrata sul "taglio" delle ferie ai magistrati. Come dire, stiamo ancora costruendo le fondamenta della casa ma intanto compro le tende per le finestre.
Le ferie delle toghe, oltre ad essere troppe, per il premier erano la causa principale dei ritardi e delle inefficienze dell'italica giustizia. "Siamo il Paese del diritto, non delle ferie dei magistrati", rispose sprezzante Matteo Renzi a chi lo criticava.
Con un salto mortale senza rete, il premier riuscì nell'impresa di far passare il messaggio "Meno ferie ai magistrati: giustizia più veloce". E poi "5.2 milioni di cause pendenti, 945 giorni medi per una sentenza civile di primo grado. Francia 350, Germania 300 giorni. Il governo riduce le ferie ai magistrati. Da 45 giorni a max 30 giorni. Tribunali chiusi dal 6 agosto al 31".
Complimenti al ghost writer di Palazzo Chigi. Ma poi? Le polemiche si scatenarono da subito. A parte che non è tagliando le ferie ai magistrati che si risolvono i problemi della giustizia in Italia, il motivo era molto semplice.
Il comma 2 dell'articolo 16 del decreto 132 del 2014, ossia il famoso decreto sul processo civile convertito in legge il 10 novembre 2014, introduceva alla legge sull'Ordinamento giudiziario 2 aprile 1979 numero 97, dopo l'articolo 8 ("i magistrati che esercitano funzioni giudiziarie hanno un periodo di ferie di 45 giorni"), l'articolo 8 bis rubricato "Ferie dei magistrati" secondo cui "...i magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, nonché gli avvocati e procuratori dello Stato hanno un periodo annuale di ferie di trenta giorni". Lasciando, quindi, intendere che il taglio delle ferie si applicasse solo ai cosiddetti "fuori ruolo".
L'ufficio Studi e documentazione del Csm venne interessato sia dalla Quarta commissione, quella che si occupa delle valutazioni di professionalità, circa le possibili ricadute sull'organizzazione del lavoro, e sia dalla Settima, quella per l'organizzazione degli uffici giudiziari, per una ricostruzione normativa fra gli articoli 8 e 8bis, per la definizione di giorni lavorativi e per i riflessi sui termini di deposito dei provvedimenti, sia con riferimento al lavoro del giudice che del pubblico ministero. La conclusione a cui giunse fu che pur essendo legittimi i dubbi interpretativi insorti l'intento del legislatore era chiaro: taglio delle ferie.
La Settima commissione, dopo aver preso atto del documento, non si ritenne però soddisfatta e richiese un intervento chiarificatore al legislatore. Ponendo anche in votazione due proposte. La prima, relatore Ardituro, fu per l'interpretazione che restavano 45 giorni di ferie, la seconda, presentata e votata dal laico Zaccaria, per il taglio a 30 giorni.
E l'Anm? Concentrata sul tema della modifica della responsabilità civile ed in attesa dell'intervento chiarificatore del Parlamento, dopo un iniziale momento di "riflessione" sembra stia valutando ora la possibilità di presentare un ricorso per impugnare il decreto del ministro della Giustizia del 13 gennaio 2015. Decreto che fissa il periodo feriale per l'anno in corso dal 27 luglio al 2 settembre. Un eventuale accoglimento, va detto, avrebbe effetti erga omnes. Nel frattempo, a dispetto della slide di Renzi e approfittando della approssimazione con cui la norma è stata scritta, i magistrati italiani continuano ad avere 45 giorni di ferie.










