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di Giulia Merlo

 

Il Domani, 16 ottobre 2020

 

Il personale avrà accesso alla rete del ministero e arriveranno nuovi pc. Gli avvocati: "Monitoreremo". Rimane il problema del deposito di atti. Smart working è diventata la parola chiave degli uffici pubblici in tempo di Covid-19.

Per i dipendenti del ministero della Giustizia, tuttavia, la questione del lavoro agile è stata terreno di scontro da ogni lato: sul fronte del dipartimento dell'Amministrazione giudiziaria e su quello dell'utenza, avvocati in particolare. La ragione è chiara a chiunque sia entrato in un tribunale italiano. Dal punto di vista della gestione interna agli uffici, il tema centrale è l'accesso alla piattaforma intranet.

Il ministero della Giustizia ha una sorta di rete riservata sulla quale finiscono gli atti giudiziari e sono attivi i registri, come per esempio quello delle notizie di reato nel settore penale. Si tratta di dati sensibili e riservati, il cui accesso deve essere gestito in modo sicuro.

Dal punto di vista degli operatori del mondo della giustizia, invece, la questione riguarda la gestione delle cancellerie: il deposito di atti sia civili che penali, la richiesta delle copie, la presa visione dei contenuti dei fascicoli continuano ad avvenire prevalentemente via carta, dunque con la necessità che l'avvocato si rechi fisicamente nel palazzo di giustizia. Senza affrontare questi due aspetti problematici, lo smart-working è solo formale, perché il personale amministrativo non ha concretamente modo di svolgere la propria mansione al di fuori delle mura degli uffici.

Eppure, il decreto legge 125/2020 ha prorogato lo stato di emergenza al 31 gennaio 2021 e confermato fino al 31 dicembre 2020 le udienze da remoto e la trattazione scritta dei procedimenti civili. Il Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria di via Arenula ha provato a risolvere almeno una parte del problema. Dopo due mesi di contrattazione, è stato firmato con i sindacati di categoria l'accordo sullo smart working.

Il testo sottoscritto prevede che i dipendenti che lavoreranno da casa - che corrispondono al cinquanta per cento del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte da remoto - avranno accesso alla cosiddetta "consolle" delle cancellerie, che permette di svolgere gran parte delle mansioni possibili dalla postazione nell'ufficio: ricevere e gestire gli atti attraverso gli applicativi, di gestire il contributo unificato, pubblicare i provvedimenti civili, notificare gli atti penali con il sistema Snt (sistema delle notifiche telematiche) predisporre gli atti e i provvedimenti, procedere all'istruttoria procedimentale e alla gestione dei fascicoli e alla protocollazione digitale degli atti amministrativi. Inoltre, il ministero ha annunciato che "Sono stati acquistati oltre 12.000 pc portatili, 3.000 dei quali saranno distribuiti nelle prossime settimane.

Ulteriori dispositivi, per raggiungere un numero complessivo di circa 20.000 unita-per il personale amministrativo giudiziario, saranno acquistati con ulteriori disponibilità- di bilancio". I dipendenti che lavoreranno da remoto, dunque, avranno in dotazione un pc portatile aziendale e un monitor per creare una postazione di lavoro in casa e accedere alla rete ministeriale in modo sicuro. "L'attività possibile da remoto nel settore giustizia è stata fino a oggi molto limitata per i problemi di accesso da parte dei cancellieri ai registri", ha detto la presidente del Consiglio nazionale forense, Maria Masi.

"Ora prendiamo atto del protocollo e monitoreremo che venga implementato nel migliore dei modi: la nostra prima preoccupazione è che l'attività di difesa non venga compromessa o subisca ulteriori inaccettabili limitazioni". Sempre nell'ottica di implementare i serviti telematici, ieri il ministero ha sottoscritto insieme a magistratura e avvocatura il protocollo per il processo civile telematico in Cassazione, già attivo per i processi di merito.

Il 26 ottobre partirà la fase di sperimentazione del deposito degli atti, sia per via cartacea che telematica, in cui tuttavia solo il cartaceo avrà valore legale; poi il deposito telematico sarà facoltativo ma a valore legale. Infine arriverà la possibilità di depositare telematicamente a valore legale anche per i magistrati. L'incognita cancellerie L'accesso alla rete interna per i cancellieri, tuttavia, è solo parte della soluzione: rimane aperta la questione dell'accesso degli avvocati agli uffici giudiziari.

"Continua a mancare la copertura normativa che consenta di depositare gli atti giudiziari da remoto con la posta elettronica certificata", dice Giandomenico Caiazza, presidente dell'Unione camere penali italiane. "Il ministero vuole fare il "videogioco" del processo penale", aggiunge riferendosi al fatto che oggi i processi penali si celebrano via webcam, "ma noi continuiamo a dover andare in tribunale per poter depositare gli atti o chiedere copie".

E accedere alle cancellerie è un'impresa. Non esistono prassi concordate: la materiale organizzazione delle aperture degli sportelli, poi, non è omogenea sul territorio nazionale ma demandata ai vertici dei singoli uffici giudiziari. "Nei tribunali è tornata l'Italia dei granducati: ognuno a modo suo. Noi avvocati siamo percepiti nel migliore dei casi come intrusi, nel peggiore come untori", spiega Caiazza.

A Roma c'è solo un ufficio centralizzato per chiedere le copia e ogni giorno si forma una lunga coda. I depositi vengono accettati solo a ridosso delle scadenze e con prenotazione via mail. A Bari si accede alle cancellerie solo con appuntamento preso via mail, anche se è permessa una certa elasticità nel caso di depositi urgenti.

A Torino l'accesso avviene in base alla lettera del cognome, con turni settimanali, mentre tutti i depositi avvengono nel foyer dell'aula magna, trasformata in uno sportello unico. A Napoli, invece, è stata predisposta una modulistica da inviare per ottenere appuntamento per tutte le attività che non possono essere eseguite da remoto. Inoltre, la mancata presenza fisica di molti dipendenti ha rallentato ulteriormente il lavoro. Gli uffici erano già sotto-organico, nonostante la nuova tornata di assunzioni prevista dal ministero, e si sono trovati a dover gestire tutte le attività burocratiche, che si sommano a quelle di sportello, con il personale ulteriormente ridotto.