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Redattore Sociale, 30 gennaio 2015

 

Alessandra Naldi critica la ricostruzione fatta dal Sappe sull'aumento di casi di violenza dopo l'introduzione del progetto di vigilanza dinamica. E aggiunge: "Si deve pensare a creare un sistema dove la persona non sia deresponsabilizzata"

"A quanto mi risulta non sono aumentati i casi di aggressione agli agenti penitenziari". Alessandra Naldi, garante dei detenuti di Milano, non è d'accordo su quanto afferma il Sappe circa l'aumento delle aggressioni sugli agenti dall'inizio del progetto di vigilanza dinamica un anno fa. Il progetto prevede la libera circolazione nelle sezioni e l'apertura delle celle per otto ore al giorno.

A questo s'aggiunge un'applicazione solo parziale del progetto: "Non è solo muoversi con più libertà nelle sezioni. Si deve pensare a creare un sistema dove la persona non sia deresponsabilizzata". La sorveglianza dinamica "non va nemmeno concepita come mettere videocamere dappertutto, altrimenti non cambia nulla se non l'utilizzo di un mezzo diverso", prosegue la garante.

Continuano a mancare gli investimenti sul lavoro in carcere e questo tarpa le ali alle possibili attività da svolgere nelle ore fuori dalla cella. A questo si aggiunge una scarsa apertura di certi istituti nei confronti anche del volontariato: "Basterebbe questo a riempire le giornate, ma nonostante i proclami il mondo del carcere fa ancora molta fatica ad aprirsi alla società civile", continua Naldi. Alla penuria di fondi si aggiungono le ombre gettate sul mondo delle cooperative carcerarie dall'inchiesta Mafia capitale, in cui erano coinvolte anche organizzazioni che lavorano con il carcere. "Serve un controllo continuo su chi ha in gestione gli appalti", aggiunge Naldi. "Sento spesso detenuti assunti che non percepiscono il salario - conclude Naldi. L'attività lavorativa in carcere deve essere un'occasione per costruire la vita all'uscita dal carcere".