di Claudia Osmetti
Libero, 2 aprile 2015
Pagare per poter svolgere (al meglio) il proprio lavoro. Gli agenti di Polizia penitenziaria devono corrispondere agli istituti carcerari nei quali prestano servizio una somma mensile per poter usufruire degli alloggi all'interno delle caserme. Il motivo? Essere sempre reperibili, in tempi brevi, qualora sia necessario . Intendiamoci, un canone non esorbitante, circa 40 euro al mese (la cifra esatta dipende dalla metratura). Ma tant'è: sui secondini grava anche questo onere. Economico. Certo, non tutti sono tenuti a metter mano al portafoglio.
I più fortunati, quelli cioè che lavorano poco distante dalla propria casa, possono evitare di pagare l'alloggio dentro il carcere. Ma gli altri - la maggioranza - che prestano servizio spesso in regioni distanti da quelle di origine, finiscono per farlo. Al punto che Rino Raguso, vice segretario dell'Osapp, sindacato della polizia penitenziaria, la definisce "obbligatorietà di fatto".
La misura è stata inserita in una circolare del ministero della Giustizia del febbraio scorso: la concessione ha durata quadriennale ed è rinnovabile allo scadere per altri quattro anni. Un contratto d'affitto in piena regola, insomma, come quelli privati. Con la sola particolarità che riguarda alloggi dentro le carceri. E vale solo per gli agenti. In servizio.
Il documento targato via Arenula si rifà alla legge sugli alloggi del 2006 (decreto numero 314, per la precisione) e a dirla tutta è un documento che tra gli addetti ai lavori circola con scadenza ciclica. Da una manciata di mesi, però, le varie amministrazioni penitenziare hanno iniziato a batter cassa. Autonomamente.
Già, perché titolari di questo diritto di riscossione sono proprio gli istituti carcerari. Così è successo che l'interpretazione della circolare non è stata ovunque conforme, e le diverse strutture hanno applicato la norma con scadenze differenti. In alcuni casi sono stati chiesti addirittura gli arretrati, con la scusa che la norma d'appoggio risale a 9 anni fa. Prigione che vai, fattura che trovi. Qualche esempio? Nella sola Lombardia non ci sono due carceri con lo stesso regime. La casa di reclusione di Vernano (Brescia) ha presentato il conto a partire dal 2007, quindi mettendo in nota anche gli anni passati. A San Vittore (Milano) il canone d'affitto casermato è datato 2014, mentre al carcere di Opera (sempre nel milanese) è scattato solo a gennaio di quest'anno. Ma ancora: a Bollate (in provincia di Monza e Brianza) si inizia a far cassa dal febbraio 2015, alla casa circondariale di Vigevano dal novembre dell'anno scorso.
E dire che gli alloggi in questione "non sempre sono in condizioni ottimali di vivibilità", rimarca Raguso. Spesso "sui muri sono presenti muffe, perdite d'acqua e umidità". Ma poco importa: anche in quei casi le amministrazioni penitenziarie pretendono il pagamento. "Non sarebbe previsto, ma viene richiesto lo stesso". Come a dire: tutto fa cassa.










