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di Marco Menduni

 

Secolo XIX, 15 marzo 2015

 

L'ultima rilevazione è dell'Istat: in Italia ci sono più di 180 mila incidenti stradali all'anno. Il dato è del 2013: 3.385 morti, più di 250 mila feriti. In Liguria gli incidenti con feriti o morti sono addirittura esplosi tra il 2013 e il 2014: 574 contro 127.

L'Istituto superiore di Sanità stima che il 30-35 per cento degli incidenti siano determinati dall'alcol o dalla droga, che causano così mille morti all'anno. Ma la legge sull'omicidio stradale, sbandierata a più riprese dal governo, è impantanata nelle commissioni parlamentari. E c'è chi ipotizza un intervento dell'esecutivo con un decreto.

Intanto la Cassazione annulla la condanna a 21 anni per Ilir Beti l'imprenditore albanese che imboccò la A26 contromano e la percorse per oltre 20 chilometri: morirono quattro ragazzi francesi, era il 13 agosto 2011. Lo dicono i giudici: con le leggi attuali il "dolo eventuale", quell'aggravante che fa assomigliare una tragedia del genere a un omicidio volontario, non è applicabile.

Il bulgaro Krasimir Dimitrov, la sera del 22 giugno 2014 a Ravenna, ubriaco al volante della sua Mercedes, investì e uccise sotto gli occhi dei genitori il piccolo Gionatan Lasorsa. Il bambino non aveva ancora tre anni. Il giudice ha parlato di "condotte odiose e più totale disprezzo per la vittima". Ma al condanna è stata di 2 anni e 9 mesi. Dimitrov è già libero.

"Stavolta - tuona Giordano Biserni, presidente dell'Asaps, l'Associazione sostenitori ed amici della polizia stradale - gli stessi magistrati hanno sottolineato l'esigenza di una legge specifica. Oggi non c'è, nonostante la voglia l'85 per cento dei cittadini.".

Ma che fine ha fatto la nuova legge sull'"omicidio stradale", più volte sbandierata come in rampa di lancio e sollecitata dal premier Renzi fin dal suo insediamento? È ancora impelegata su un doppio binario: se non morto, molto rallentato.

Intanto la Cassazione annulla la condanna a 21 anni per Ilir Beti l'imprenditore albanese che imboccò la A26 contromano e la percorse per oltre 20 chilometri: morirono quattro ragazzi francesi, era il 13 agosto 2011.

Lo dicono i giudici: con le leggi attuali il "dolo eventuale", quell'aggravante che fa assomigliare una tragedia del genere a un omicidio volontario, non è applicabile. Il bulgaro Krasimir Dimitrov, la sera del 22 giugno 2014 a Ravenna, ubriaco al volante della sua Mercedes, investì e uccise sotto gli occhi dei genitori il piccolo Gionatan Lasorsa. Il bambino non aveva ancora tre anni. Il giudice ha parlato di "condotte odiose e più totale disprezzo per la vittima".

Ma al condanna è stata di 2 anni e 9 mesi. Dimitrov è già libero. "Stavolta - tuona Giordano Biserni, presidente dell'Asaps, l'Associazione sostenitori ed amici della polizia stradale - gli stessi magistrati hanno sottolineato l'esigenza di una legge specifica. Oggi non c'è, nonostante la voglia l'85 per cento dei cittadini.". Ma che fine ha fatto la nuova legge sull'"omicidio stradale", più volte sbandierata come in rampa di lancio e sollecitata dal premier Renzi fin dal suo insediamento?

È ancora impelagata su un doppio binario: se non morto, molto rallentato. Il nuovo testo è nelle mani della Commissione giustizia del Senato: quella impegnata, ora, in superlavoro sull'anticorruzione. E il testo? Il problema che ne sono arrivati cinque "e in questi cinque - racconta ora il senatore Luigi Cucca, Pd, relatore del provvedimento - c'era tutto e il contrario di tutto". Solo negli ultimi giorni Cucca ha messo insieme una bozza unica. Ma bisogna ancora iniziare a discutere. "Incontrerò all'inizio della settimana il presidente Nitto Palma per decidere i tempi. Se siamo solleciti, prima dell'estate ce la facciamo. Speriamo".

C'erano due strade: considerare l'omicidio stradale un'aggravante o un nuovo reato autonomo. "Nella mia bozza - spiega Cucca al Secolo XIX- è prevista la Seconda opzione, con pene assai più pesanti, ma sarà sempre un reato colposo". Perché c'è la diga del diritto che non si può valicare: nessuno potrà mai supporre che chi si mette alla guida, anche ubriaco o drogato, voglia determinare un disastro o uccidere. Ma c'è un intoppo bis. L'altro binario, che è quello del nuovo codice della strada, si è arenato per motivi di bruta contabilità.

Prevedeva, il nuovo codice, interventi sulla viabilità, segnaletica rinnovata, guard rail di ultima generazione. Un'altra commissione, quella Bilancio, ha detto niet: "Non ci sono i soldi, fermatevi". Il senatore Daniele Borioli, Pd, relatore della legge delega alla commissione lavori pubblici di Palazzo Madama, assicura: "Dopo il codice degli appalti, la settimana prossima ripartiamo".

Chiarisce: "Il nuovo codice è pronto ad accogliere l'omicidio stradale, ma dovrà prima diventare legge". Si è parlato anche di "ergastolo della patente". "È una dicitura colto efficace dal punto di vista comunicativo, ma rischia di scontrarsi con il principio costituzionale della riabilitazione. Io dico che la patente va sospesa per un congruo periodo di tempo. Ma una cosa è dire a un ragazzo neopatentato che non guiderà mai più, un altro punire un recidivo". E se le difficoltà proseguiranno? "Ho il sentore che il governo potrebbe intervenire con una sua iniziativa".