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di Ferruccio Sansa

 

Il Fatto Quotidiano, 2 marzo 2015

 

Il punto è uno: noi italiani vediamo nei giudici chi ci punisce e non chi difende i nostri diritti. Il punto è che ci identifichiamo nell'imputato e non nella vittima. È un sentire profondo. Vi hanno contribuito i socialisti anni '90 - tra i primi a puntare su separazione delle carriere e responsabilità dei giudici - che dovevano difendersi da Mani Pulite. Allora i colpevoli erano i pm e non i corrotti che avevano rubato miliardi allo Stato e a noi. Poi è arrivato Berlusconi che ha incarnato il paradosso di un potere dello Stato - l'Esecutivo - in lotta con un altro - il giudiziario.

Tutti contro la magistratura, mentre i collaboratori di B. coltivavano legami con la mafia e corrompevano i giudici. Per non dire dello stesso Cavaliere che senza quei rompiballe con la toga avrebbe frodato impunemente al fisco oltre 300 milioni. Ed ecco arrivare Matteo Renzi. Prima, tra migliaia di giudici capaci, ha arruolato nel suo Governo quel Cosimo Ferri con tanti legami nel mondo del potere romano, lo stesso Ferri citato (mai indagato) in intercettazioni piuttosto imbarazzanti. Poi, invece di manifestare ogni giorno solidarietà a pm come Nino Di Matteo che a Palermo vive blindato peggio di un carcerato, si scaglia contro le ferie dei magistrati.

Non per affrontare seriamente una questione pur legittima, ma per denigrare l'operato dei giudici. Fannulloni, questo il messaggio: affermazione singolare se proviene da un Governo dove quasi nessun ministro ha mai lavorato. Infine il paradosso: tra tante riforme urgenti (corruzione, falso in bilancio, prescrizione) si decide di affrontare subito la responsabilità civile dei magistrati. Un segnale: pensiamo prima a chi difende la legalità e poi ai delinquenti. Chissà quanti processi, soprattutto a carico di potenti, mafiosi, grandi inquinatori, non vedranno mai la luce perché i magistrati ora saranno intimiditi. Infine ecco il primo messaggio sulla giustizia di Sergio Mattarella: un accenno un po' evasivo al protagonismo dei magistrati ma anche al rischio di burocratizzazione.

Che differenza rispetto alle parole di Obama che, nei giorni scorsi, ha detto: per costruire una democrazia serve un parlamento, ma anche una giustizia indipendente. Ecco, c'è una questione di fondo che va affrontata prima dei dettagli sulle singole riforme (spesso abborracciate o solo annunciate): in Italia vediamo i giudici come nemici, non alleati. Nessuno dice che i magistrati siano perfetti, sono uomini come noi: alcuni eroici fino a farsi uccidere, altri pavidi, affascinati dal potere. Svolgono un compito che fa tremare i polsi: hanno in mano la vita di uomini e donne. "La legge è uguale per tutti", è scritto alle loro spalle nelle aule. Non sarà mai davvero così, purtroppo. Ma noi italiani lo desideriamo davvero?