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di Carlo Bertini

 

La Stampa, 2 marzo 2015

 

Miracoli del bicameralismo perfetto: un anno dopo che la Camera ha varato in prima lettura un testo di legge contro i reati ambientali, era il febbraio 2014, solo ora - forse - la norma riceverà il timbro finale. Dodici mesi per superare la via crucis dell'iter parlamentare, scavalcare gli ostacoli del calendario, sempre tiranno, dove i decreti e le emergenze la fanno da padroni; e arrivare finalmente in aula al Senato. "Questa settimana dovrebbe essere la volta buona", sospira Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente di Montecitorio, che spera di veder approvata senza nessun pasticcio (viceversa ripartirebbe la "navetta" tra le due Camere) la legge contro le "eco-mafie" di cui è stato promotore.

Ma per capire quanto sarebbe stato meglio veder pubblicato prima in Gazzetta Ufficiale questo nuovo giro di vite basta sentire cosa contiene "una normativa che avrebbe impedito la sentenza della Cassazione sul caso Eternit e reso più efficaci gli interventi sulla Terra dei Fuochi in Campania". Prevede, tra l'altro, un innalzamento delle pene, il raddoppio dei tempi di prescrizione e l'introduzione nel nostro codice penale dei reati di inquinamento ambientale, disastro ambientale e traffico di materiale radioattivo. Un tema quello dei reati ambientali, che riguarda da vicino anche la Capitale dopo la scoperta di una "terra dei fuochi" romana a ridosso del raccordo anulare.