di Noemi La Barbera
La Repubblica, 9 gennaio 2026
Parte da Palermo la campagna per il no al referendum costituzionale della rete della società civile, che sabato avrà il suo battesimo anche a Roma alla presenza di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Il comitato regionale, che mette insieme numerose realtà - come Cgil, Anpi, Arci, Articolo 21, Legambiente, Libera - è stato lanciato a Palermo e avrà il volto e la voce di Daniela Ciancimino, l’avvocata anti-Salvini nel processo Open Arms, esperta di diritti civili e crimini ambientali. “Alla base della riforma della giustizia - ha spiegato - c’è l’intenzione politica di sbilanciare i poteri dello Stato, assoggettare la magistratura alla politica, modificando la Costituzione”. Una riforma, come ribadito da più interventi, scaturita da un’iniziativa unilaterale del governo, senza confronto, e che non darebbe risposte ai problemi strutturali della giustizia, come i tempi dei processi o il sovraffollamento delle carceri.
“È una battaglia di merito, non per difendere una corporazione, come sostiene qualcuno - chiarisce Alfio Mannino, segretario regionale della Cgil - ma se non si apre un dibattito vero rischiamo di soccombere”. Prima ancora del “no”, infatti, serve convincere il partito del disinteresse. Lo dice senza giri di parole Fausto Melluso dell’Arci: “Siamo in un momento di grave disimpegno, si rischia un alto astensionismo, ma questo deve motivarci ancora di più contro una riforma che non risponde a nessuna delle esigenze di giustizia dei cittadini”.
Sfatare l’idea che la riforma riguardi solo le prerogative della magistratura ha contribuito a mettere insieme un fronte siciliano unitario. “Diciamo “no” alle scelte del governo che mirano a smantellare la giustizia sociale, perché da un lato assistiamo a iniziative liberticide come il decreto Caivano, dall’altro, quando la repressione è necessaria nell’azione contro le mafie, si mettono in atto interventi come questo che la indeboliscono”, dice Clara Triolo di Libera al suo arrivo con Nino Morana, nipote del poliziotto assassinato dalla mafia Antonino Agostino: “Stiamo organizzando iniziative per i giovani - continua - che in questi mesi hanno dimostrato più partecipazione e voglia di occupare questo spazio, per canalizzare il loro impegno anche nel no al referendum”.
Al centro del dibattito, l’urgenza di spiegare cosa c’è oltre la separazione delle carriere: “Tutte le volte che la politica interviene sulla giustizia - osserva Gaetano Sabatino del Movimento per l’acqua pubblica - lo fa per ottenere un’ulteriore impunità”. In attesa che dal prossimo Consiglio dei ministri possa uscire l’ufficializzazione della convocazione alle urne, ipotizzata per il 22 e 23 marzo, è chiaro a tutti che il tempo stringe per giocare una partita “in cui il Parlamento non ha toccato palla, quando invece mettere mano alla Costituzione richiederebbe un consenso ampio e trasversale”, ha ricordato l’avvocato Stefano Antonio Scaduto, riferendosi al testo, rimasto invariato durante l’iter parlamentare, di una riforma che non ha incassato la maggioranza dei due terzi richiesta dalle modifiche costituzionali.
Sul tavolo anche i nuovi criteri di elezione del Csm: “Il sorteggio da elenchi di professionisti - aggiunge la portavoce Ciancimino - non è garanzia di quell’autorevolezza, esperienza o indipendenza necessaria”. E poi, “si legittimerebbe la subordinazione dei membri del Csm a quelli di nomina politica - ha spiegato Scaduto, rappresentante del “Comitato referendario Alcide De Gasperi e Aldo Moro per il No” - E in un momento di grande crisi geopolitica come questo è un grave errore toccare la Costituzione prefigurando uno scenario in cui un capo non risponde a nessuno”. È una speranza mescolata alla paura a chiudere gli interventi: “Io ho 70 anni - dice Sergio Vinciprova di Uisp - e mai come ora ho temuto per la nostra democrazia: dobbiamo fare l’impossibile, per i nostri figli, per fermare questa deriva”.










