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di Enrico Novi

 

Il Garantista, 30 gennaio 2015

 

Su una rivista specializzata non sarebbe mai uscito, ma è costato troppo e lo difenderanno con i denti, anche se è una bufala.

C'è o non c'è? Sulla prova regina contro Giuseppe Bossetti si rischia di aprire un processo bis. Stavolta i ruoli dell'accusa e della difesa rischiano di assumerli direttamente i genetisti. Sul banco degli imputati ci finisce l'esame del dna effettuato dal Ris dei carabinieri. Secondo la perizia meno entusiasta, in quel test c'è più di un elemento poco chiaro.

Almeno due anomalie, sostiene il dottor Carlo Previderé, genetista dell'università di Pavia incaricato, per giunta, dalla Procura. Secondo altri scienziati non cambia nulla: è questa per esempio l'opinione di Giuseppe Novelli, dell'università di Tor Vergata. Abbiamo intervistato il professor Alessandro Meluzzi, docente di genetica del comportamento, il quale dice: "Nel dna niente di scientifico, ma hanno speso troppo e non lo ammetteranno mai".

L'avvocato di Bossetti, Claudio Salvagni, sostiene che la Procura non intende riconoscere contraddizioni più che evidenti. Il procuratore capo di Bergamo Giuseppe Dettori dichiara invece che "la prova del dna non è in discussione", in accordo dunque con quanto sostengono il professor Novelli e numerosi altri scienziati.

Come finirà al processo vero? Impossibile stabilirlo a furia di perizie che sembrano affermare l'uno il contrario dell'altra. Si può provare con un giudice terzo. Un non genetista, possibilmente. Alessandro Meluzzi, psichiatra ed ex parlamentare di Forza Italia, è immune dal "vizio" di essere un vero e proprio tecnico della materia, condizione che come si è visto non aiuta a fare chiarezza. "Ma vorrei fare delle considerazioni generali, anche sulla base del fatto che oltre ad esercitare la professione di medico psichiatra ho insegnato Genetica del comportamento umano alla scuola di Psicologia clinica dell'università di Siena. La logica della materia non mi sfugge".

 

Ecco, professore: chi ha ragione secondo lei?

"Il fatto stesso che esistano delle anomalie dovrebbe spingerci a non considerare come assoluto il valore dell'esame del dna effettuato nelle indagini per la morte della povera Yara".

 

Quindi non si può dire che quell'esame sia una prova contro Bossetti.

"Direi di no. Se in un esperimento c'è un dato controverso, questa controversia si irradia su tutto il resto. Se fosse uno studio da pubblicare su una rivista scientifica, l'esame del dna effettuato dal Ris dei carabinieri sarebbe buttato via".

 

Secondo lei non ha validità scientifica?

"Hanno comparato il dna mitocondriale delle formazioni pilifere trovate sui leggins della bambina con quello di centinaia di donne, non con quello di Bossetti. In quei reperti non c'è nulla che rimandi all'indagato".

 

E poi c'è la questione del dna nucleare di Bossetti trovato sugli slip di Yara che non è accompagnato dal dna mitocondriale.

"È una discordanza significativa. Il dna mitocondriale è sicuramente di provenienza materna. Avremmo dovuto trovare un dna mitocondriale uguale a quello della madre di Bossetti. Alcuni studiosi tendono ad avvalorare comunque il test e dicono che possono essersi verificati eventi di vario tipo, a cominciare dalla degradazione biologica. Può esserci stata una contaminazione, ma anche un errore sperimentale. Un test del genere andrebbe ripetuto più volte Chi conosce la medicina sa che essa contiene l'errore".

 

Quindi Bossetti verrà assolto?

"Sono sicuro del contrario. C'è un quadro che tende a cristallizzarsi, ed è tutto a lui sfavorevole. Negli Stati Uniti sarebbe già stato scarcerato. Una prova come quella del dna, in America, non può portare alla condanna. Il motivo? Semplice: è una prova non ripetibile in dibattimento. Quando cioè possono verificarne la correttezza entrambe le parti".

 

Torniamo all'esame, scusi: lei dice che non dà certezze assolute, a maggior ragione in questo caso.

"Non bisogna trasformare la prova scientifica in un idolo. L'esame del dna non va ipostatizzato. È un elemento penetrante ma non esaurisce il processo. Andrebbe confrontato con gli altri dati. Nello specifico, il movente, la dinamica. Con il fatto per esempio che nel furgone di Bossetti non ci sono tracce riconducibili a Yara. E poi il testimone che parla 4 anni dopo".

 

Cosa farebbe al posto degli avvocati?

"Tenterei la strada dell'incidente probatorio. Farei rifare a Bossetti tutto quello che ha fatto quella sera".

 

La famiglia Gambirasio ha avuto un comportamento esemplare.

"Non metto in dubbio che si tratti di persone davvero corrette. Il che però non può far escludere un'altra cosa. E cioè che sospettino tutto un altro retroscena".

 

A cosa si riferisce?

"Il papà di Yara era presidente della commissione edilizia. Sovrintendeva a cantieri in cui lavoravano centinaia di immigrati, molti dei quali irregolari. Lui stesso potrebbe sospettare che all'origine di quel mostruoso delitto ci fosse la volontà di intimidirlo. Non sembra si tratti di uno stupro".

 

Sulla base di cosa può dirlo?

"Alcuni aspetti. Quei segni dietro la schiena, che ricordano certi segnali mafiosi. Lo scenario di cui dicevo un attimo fa, che finora l'inchiesta ha sottovalutato. Il fatto che dovremmo trovarci di fronte a un predatore sessuale che arriva alle soglie dei quant'anni senza accumulare un solo precedente specifico. Si innamora perdutamente di una bambina di 13 anni e poi la uccide in quel modo. È un quadro che non mi ha mai convinto, neanche un po'. L'unico dato che si presume granitico? Quello del Dna. Che però inizia a sgretolarsi".

 

Non la pensano così molti genetisti.

"Non parlano chiaro, non spiegano davvero cosa potrebbe essere successo. La loro è una sorta di esoterismo".

 

A cui, dice lei, si associa il fideismo con cui gli inquirenti scommettono su questa prova.

"Una cosa è la scienza, altra è lo scientismo. E qui ne vedo molto. Ha mai sentito parlare di un ospedale in cui non si commettono errori? Possibile che l'unico in cui non se ne verificano è il laboratorio dei carabinieri? Allora affidiamo a loro la ricerca sul cancro. Ho l'impressione che a questo punto si tratti anche di un problema di soldi".

 

Cosa intende dire?

"Il fatto che per questo esame del dna sono stati fatti investimenti ingentissimi. In laboratorio sono state eseguite 21mila prove. Se si scoprisse che non sono servite a nulla la cosa risulterebbe sconveniente. Eppure, ripeto, con le anomalie che la perizia del dottor Previderé ha fatto emergere, se si trattasse di un lavoro per una rivista scientifica chiederebbero agli autori dello studio se per caso hanno trovato la provetta in un gabinetto. Come si fa a costruirci sopra una condanna?".