di Rashad Jaber
Corriere del Veneto, 18 aprile 2023
Riforma Cartabia e mancata modifica, duro il documento approvato dai penalisti. Da domani e per i prossimi due giorni le toghe si asterranno dalle udienze e dalle altre incombenze. “Vogliamo richiamare il governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene al rispetto degli impegni di riforma della giustizia penale e dell’ordinamento giudiziario inequivocabilmente annunciati prima in campagna elettorale e poi in Parlamento, nonché il ministro guardasigilli Nordio a dare immediato seguito all’impegno più volte assunto di apertura di un tavolo tra avvocatura, magistratura ed esecutivo”.
Con queste parole la giunta dell’Unione delle camere penali annuncia a livello nazionale i tre giorni di astensione dalle udienze e da ogni altra attività giudiziaria, a partire da domani e fino a venerdì 21. Un atto dovuto - si legge nella nota firmata dal segretario Eriberto Rosso e dal presidente Gian Domenico Caiazza - per rendere evidente anche all’opinione pubblica l’improvviso immobilismo del governo Meloni sui nervi ancora scoperti dopo l’ultima riforma Cartabia.
Secondo i penalisti, dei tanto annunciati interventi - necessari soprattutto per quanto riguarda i decreti attuativi della legge - non sono rimasti che i proclami della campagna elettorale e dei discorsi di insediamento, senza che da ormai sei mesi a questa parte l’esecutivo abbia effettivamente dimostrato di voler fare dei passi avanti rispetto alle falle sottolineate da avvocati e giuristi. “La politica della giustizia in questi primi mesi si è puntualmente connotata, con prontezza e rapidità di azione degna di miglior causa, per la spasmodica sua attenzione alle parole d’ordine del peggiore giustizialismo populista - afferma sempre l’unione delle camere penali nella delibera del 27 marzo - carcere, intercettazioni, addirittura codice antimafia contro il grottesco spauracchio dei rave party, abortita sul nascere la riforma costituzionale per la separazione delle carriere in magistratura, ulteriore aggravamento del regime penitenziario del 41 bis e del regime delle ostatività, illusorie e propagandistiche moltiplicazioni delle pene per imprendibili trafficanti, indiscriminati accanimenti carcerari nei confronti di poche decine di detenute madri o in gravidanza”.
Gli addetti ai lavori del diritto lamentano in altre parole un vero e proprio immobilismo da parte di quello stesso ministro della giustizia Carlo Nordio e del partito di Giorgia Meloni sui temi caldi lasciati irrisolti dalle elezioni politiche, vere e proprie pietre angolari di quella che sarà l’ordinaria amministrazione penale dei prossimi cinque o dieci anni, ragion per cui viene considerato urgente anche il coinvolgimento dell’opinione pubblica, anche e soprattutto al di fuori dei tribunali. “I penalisti italiani ribadiscono senza riserve il proprio apprezzamento, la propria condivisione ed il proprio sostegno verso le idee riformiste del Ministro Carlo Nordio, ed alla figura di giurista ed intellettuale liberale quale egli certamente è, ma non possono più oltre ignorare come quelle idee e quei propositi riformisti appaiano osteggiati ed interdetti dalla stessa maggioranza che dovrebbe sostenerli”.









