di Francesco Olivo
La Stampa, 19 luglio 2023
L’obiettivo del ministero è cancellare del tutto la riforma Bonafede. Magistrati sulle barricate: “Saltano i processi”. La riforma della Giustizia procede a strappi secchi, poi si ferma e riparte. Mentre al Senato tutto è pronto per cominciare l’iter della contestatissima abolizione dell’abuso d’ufficio, in via Arenula si pensa alle prossime tappe. In una riunione al ministero della Giustizia della settimana scorsa sono state fissate le priorità per l’autunno.
Una delle prime sarà la riforma della prescrizione, un ddl con l’obiettivo di superare del tutto la legge che porta la firma dell’allora Guardasigilli Alfonso Bonafede, la cosiddetta “spazza-corrotti”, che bloccava la prescrizione dopo il processo di primo grado. La legge voluta dal governo gialloverde era poi stata modificata dalla riforma Cartabia. L’intento del centrodestra è quindi tornare al testo di Andrea Orlando, che prevede una sospensione di 18 mesi in appello e 18 in Cassazione per chi ha perso il processo in primo grado. I partiti di maggioranza concordano su questo punto, Carlo Nordio ha dato il suo via libera.
Ma non i magistrati, che in commissione Giustizia hanno sparato a zero contro le tre proposte di legge che, con qualche differenza, vanno in questo senso, presentate da Pietro Pittalis di Forza Italia, Ciro Maschio di FdI ed Enrico Costa di Azione. Altre critiche durissime sono arrivate dal M5S, in particolare dal deputato ed ex procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, che aveva accusato la destra di “voler far naufragare i processi”. Mentre il Partito democratico è più prudente, anche per non sconfessare la riforma del “suo” ministro Orlando.
Il governo pensa di poter portare il provvedimento in aula già a settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari. Il viceministro Francesco Paolo Sisto, Forza Italia, nei giorni scorsi, in un’intervista all’Huffington Post aveva evocato “eventuali proposte ministeriali e governative che potranno essere inserite nell’ambito dei lavori parlamentari”. Costa, ex ministro degli Affari regionali, oggi deputato di Azione e coordinatore dell’intergruppo dei “garantisti”, spiega le tappe: “La prossima settimana approveremo il testo base, poi verrà assegnato un termine per gli emendamenti. C’è un’ampia maggioranza favorevole al ripristino della prescrizione sostanziale”. Costa, con un emendamento alla manovra di bilancio, aveva già gettato le basi per questo intervento. Pittalis aggiunge: “Ogni persona sottoposta ad indagine e che deve affrontare il processo non può vivere in balia della pretesa punitiva dello Stato per inefficienze della macchina organizzativa della Giustizia. Bisogna superare la logica del fine processo mai. Per questo si impone una riforma della prescrizione, senza trascurare le cause che impediscono la celere celebrazione dei processi”. Fonti di governo sottolineano che non verrà toccata l’”improcedibilità”, il principio introdotto dalla Riforma Cartabia, secondo il quale il reato viene prescritto ma non si estingue (al contrario della “prescrizione sostanziale”).
Intanto al Senato dovrebbe partire a giorni l’iter del decreto legge che il Consiglio dei ministri ha varato ormai più di un mese fa. A palazzo Madama si attende la firma del Presidente della Repubblica che, come spiegato ieri su La Stampa, tarda ad arrivare perché Sergio Mattarella ha voluto prendersi del tempo per studiare il provvedimento, sul quale restano dei dubbi, in particolare nella parte che prevede l’abolizione totale del reato di abuso d’ufficio e delle possibili contraddizioni che si potrebbero verificare con le norme europee.
Nordio però ha intenzione di andare avanti, ieri alla Camera il ministro ha evitato di rilasciare dichiarazioni, ma ai parlamentari della maggioranza sono arrivati dei segnali chiari: le obiezioni del Colle verranno di fatto ignorate. Anche se un ministro confida nel fatto che “Giorgia abbia spiegato a Nordio come stanno le cose”. Nel frattempo, il ministro della Giustizia ha deciso di non inviare gli ispettori ai pm di Firenze che indagano sulle stragi mafiose del 1993. La richiesta era arrivata con un’interrogazione di Pittalis, sottoscritta da diversi deputati della maggioranza, che criticava la pubblicazione delle notizie sulla perquisizione e sui sequestri nei confronti di Marcello Dell’Utri. Secondo fonti di via Arenula, il ministro ha preso in considerazione questa ipotesi, ma ha preferito evitare un altro fronte con la magistratura.










