di Annalisa Cuzzocrea
La Repubblica, 22 giugno 2021
La linea grillina è di difendere a oltranza la riforma Bonafede. Unica possibile concessione: lo sblocco dei termini per gli assolti in primo grado. La questione è abbastanza semplice e potrebbe diventare uno dei punti di frizione più complicati per il governo guidato da Mario Draghi. Per il Movimento 5 stelle, nessuna riforma della Giustizia è accettabile se si mette mano alla prescrizione al di là di quanto già deciso con il Partito democratico ai tempi del governo giallo-rosso.
E quindi, il massimo a cui il partito di Giuseppe Conte può arrivare sarebbe l'equivalente di quel lodo Conte bis, dal nome dell'avvocato Federico Conte, deputato di Leu, secondo cui per gli assolti in primo grado la prescrizione continua a correre; per i condannati, si ferma dopo il primo grado di giudizio. E si blocca per sempre davanti a una condanna in appello, mentre in caso di assoluzione nel secondo grado di giudizio si possono recuperare i tempi di prescrizione persi.
Massimo dialogo, massimo ascolto, hanno detto i 5 stelle alla ministra Marta Cartabia nell'incontro della loro delegazione sulla riforma, tre settimane fa. Ma c'è una frase che Giuseppe Conte ripete a ogni incontro e ha detto anche nelle sue recenti uscite televisive: "Quel che per noi non può essere assolutamente consentito sono i casi di denegata giustizia. I cittadini, il sistema giustizia, lo Stato ha diritto all'eccertamento della verità dei fatti".
Il punto è che da quella mediazione è ormai tornato indietro anche il Pd. E che adesso c'è una maggioranza molto più larga di cui la Guardasigilli deve tenere conto. Avere un paletto così stringente, non è semplice. Anche perché - dice un esponente di governo - "la posizione di questo esecutivo non può certo essere quella di Bonafede". Il punto è fino a dove i 5 stelle sono pronti a spingersi, per difendere l'operato dei loro due precedenti governi. E quanto la prescrizione possa diventare il casus belli di un malumore ben più ampio, rispetto alle scelte del governo Draghi e alla necessità di ridefinirsi recuperando anche l'ala più barricadiera che ancora guarda con nostalgia ad Alessandro Di Battista. Non è un caso che la lettera di scuse di Luigi Di Maio sul caso Uggetti, l'ex sindaco del Pd assolto a Lodi dopo anni di gogna M5S, abbia suscitato moltissimi malumori interni e abbia costretto Conte a fare due dichiarazioni contraddittorie a distanza di poche ore. Il tema giustizia è, caduto ormai quello delle grandi opere, forse l'ultimo davvero identitario del Movimento.
Se il ministro degli Esteri ha scoperto sfumature e garantismo, non è detto che questo valga per i suoi compagni di viaggio. E infatti, tanto Stefano Patuanelli che naturalmente Alfonso Bonafede sono schierati sulla linea dell'ortodossia. Molto dipende da quel che deciderà di fare l'ex premier una volta prese le redini del Movimento (ammesso ci riesca viste le complicazioni di queste ore). Le voci di un Conte che vorrebbe la fine della legislatura prima della sua scadenza naturale, si inseguono da giorni. Di tutti i temi possibili su cui fare battaglie ultimative, la giustizia è certo il più appetitoso.











