di Errico Novi
Il Garantista, 18 gennaio 2015
Una "candidatura". A cosa? "Ad andare avanti". La formula scelta da Rita Bernardini per rispondere alla provocazione di Angiolo Bandinelli gioca con un'espressione in apparenza sentimentale, che però allude a qualcosa di sostanziale e concreto. Sul Partito Radicale non incombe la mannaia dell'autodissoluzione, diversamente, dunque, da quanto Bandinelli ha sostenuto in un articolo pubblicato su questo giornale una settimana fa.
Non c'è un fantasma che si aggira per via di Torre Argentina. Sempre che, dice la segretaria di Radicali italiani, "il gruppo dirigente si mobiliti e trovi le iscrizioni".
Solo così si vive, e l'impegno non è solo affare contabile. Darsi da fare per riportare la militanza nel partito significa, secondo Bernardini, "dare seguito concreto alle parole pronunciate da Emma Bonino lunedì scorso, quando ha parlato della sua malattia: ha detto che le nostre battaglie sembrano marginali, e invece sono fondamentali per la vita di tutti e per la democrazia. Darsi da fare, anche nella ricerca delle risorse necessarie, significa avere consapevolezza del valore delle nostre battaglie. Crederci e fare concretamente in modo di continuare a portarle avanti".
È questo il messaggio con cui si apre la tre giorni del comitato nazionale di Radicali italiani. Una riunione innescata proprio dall'intervento con cui Bandinelli, sul Garantista, ha lanciato l'idea choc di "chiudere tutto" visto che ormai l'iniziativa dei pannelliani pare essersi ridotta ad alibi per gli altri, rispetto a temi come la giustizia e le carceri: "Tanto ci sono i radicali".
E vista pure la difficoltà nel reperire risorse. Da ieri, e ancora oggi e domani, il partito ne discute, con una prevalente tendenza a respingere il catastrofismo dell'ex segretario. Ma anche con la consapevolezza che si può farlo a condizione di "non aspettare che qualcosa accadrà, e di farla accadere subito", come dice Bernardini. E ricorda la piccola epopea di tre precedenti "minacce di chiusura", quelle del 1972, del 1987 e del 1993, che suscitarono una grande mobilitazione attorno ai radicali con la raccolta di decine di migliaia di nuove iscrizioni.
"O lo scegli o lo sciogli", fu lo slogan adottato allora, riferito ovviamente al partito e, dice Bernardini davanti al parlamentino, "è a quello che dobbiamo ispirarci ancora, forti delle battaglie che conduciamo da anni, sulla giustizia, sulla condizione delle carceri e, soprattutto, sul diritto alla conoscenza". A queste è dedicata la parte centrare della relazione introduttiva fatta dalla segretaria ad apertura dei lavori. Qui di seguito alcuni dei passaggi più significativi.
Il personale è sempre politico
"La risposta al pericolo di diventare un alibi l'ha data proprio Emma. Nella sua iniziativa e in quella di Marco Pannella il personale è sempre politico, il corpo diventa uno strumento di lotta. Dare per scontato che quando si è malati ci si debba necessariamente dimettere o si debba interrompere il proprio percorso è tipico di chi considera la malattia come qualcosa che non fa parte della vita. Ne fa parte invece e non interrompe affatto la battaglia politica, a maggior ragione quando, come nel caso di Emma, viene resa pubblica e diventa dunque un modo per dire che si continua a lottare".
Le carceri senza legalità
"Il messaggio con cui l'attuale governo respinge la richiesta dell'amnistia e dell'indulto è: abbiamo risolto il problema del sovraffollamento in altro modo. Forse è il caso di ricordare non solo al ministro della Giustizia ma anche a Renzi che ci sono 70 istituti penitenziari che hanno fra il 130 e il 210 per cento di sovraffollamento. Vuol dire che dove ci sono 100 posti stanno 210 detenuti. Napolitano, parlava di obblighi, il governo dunque avrebbe dovuto da subito rimuovere le cause strutturali che generano queste condizioni, che continuano a essere inumane e degradanti. Persone come il professor Ferrajoli ci hanno insegnato cose di cui abbiamo fatto tesoro, a cominciare dall'idea delle carceri come luoghi oscuri. Neppure questo governo si pone il problema della legalità, e cioè del fatto che lo Stato ha l'obbligo di eseguire una pena legale. Dicono: qualcosa l'abbiamo fatta, la popolazione carceraria è diminuita. Delle vite a loro non interessa, non importano le violazioni".
Hanno fatto ammalare Napolitano
"Questo è qualcosa che ha fa impazzire il presidente della Repubblica, lui ha manifestato questo disagio. Forse viene da lì la sua disperazione, è sono queste le cose che fanno pesare di più le malattie: assistere all'indifferenza con cui si è risposto al suo appello sulla prepotente urgenza di risolvere il problema delle carceri è come vedere violata la tua immagine, ti vedi restituita una identità profanata. Sul sovraffollamento delle carceri non è stato fatto un confronto televisivo che fosse uno. Al massimo qualche servizietto, ma mai un dibattito, forse perché in quel caso avrebbero dovuto invitarci. Il dolore deve essere stato grande per quest'uomo, Giorgio Napolitano, che ha lasciato un documento che rimarrà, e che forse un giorno produrrà i suoi effetti. Forse. Perché le cose bisogna essere capaci di farle vivere".
I magistrati contro la riforma
"A sentire Renzi la riforma della giustizia sembrava già fatta. E invece: ancora non è stata approvata la riforma della custodia cautelare, né la responsabilità civile, nonostante in quest'ultimo caso insistano precise imposizioni dell'Unione europea. Ora forse sembra che la faranno passare, ma già ci c'è chi impreca. Domani (oggi per chi legge, ndr) è prevista la giornata sulla giustizia, organizzata dall'Anm. Uno pensa: meno male così ci andiamo tutti. Ma se dovesse passare la responsabilità civile, dicono all'Anm, nessun giudice sarebbe disposto ad assumersi l'onere dei sequestri di beni ai mafiosi. Perché, aggiungono, la legge prevede l'abolizione del filtro di ammissibilità e introduce l'obbligo di rivalsa dello Stato. Tutti potrebbero avviare azioni di responsabilità, si bloccherebbe la macchina della giustizia che già deve fare i conti con le scarse risorse. Anche se, mi viene da dire, noi a livello di percentuale di Pil spendiamo a livello di Germania e Francia. Ma loro, i magistrati, hanno bisogno sempre di altre risorse".
Le chiacchierate di papa Francesco
"Il Papa Francesco ha detto che non si devono insultare le religioni, e che se qualcuno lo fa è come chi insulta la sua mamma: si merita un pugno in faccia. Non è che l'ha detto un mio amico. Ha fatto come quando, cazzeggiando, diciamo così, ha detto ai giovani che erano un po' troppo seri, "fate un po' di casino". Ragiona come fanno a volte i carcerati, ognuno ha un reato che è più reato degli altri: sullo schiaffone si ha via libera, poi bisogna vedere se oltre allo schiaffone c'è qualche altra cosa. Ora, non è che in Francia è successa una cosa da niente. Forse c'è il diritto al cazzeggio, ma se andiamo a paragonare questa frase con quello che diciamo noi sulla depenalizzazione, ci accorgiamo della distanza. Che in realtà si avverte anche rispetto a quanto lo stesso Papa Francesco disse a novembre sul concetto di pena, nell'incontro con i penalisti".
Il diritto negato alla conoscenza
"C'è una questione che è entrata in tutte le nostre "minacce" di chiusura: e il diritto alla conoscibilità di quello che si fa, altrimenti non si esiste. C'è il rischio che l'identità che ti viene restituita è un quella di un fantasma, oppure ti viene restituita così deformata da inficiare l'identità radicale: successe con Toni Negri, con Cicciolina. Con Marco Beltrandi abbiamo già depositato il ricorso alla Corte europea: occorre trovare gli strumenti per intervenire altrimenti resta solo l'illusione di fare politica. Certo, c'è Radio Radicale, che però ci permette di raggiungere un pubblico di qualità non una massa critica".
Il messaggio di Emma
"Emma ha la capacità, con le parole misurate una per una, dette per radio con grande commozione, di andare dritta al punto. Ha detto: dovrò ridurre le mie attività ma spero che il vostro affetto e incoraggiamento si trasformi in iscrizione ai Radicali, al Partito Radicale; è arrivato il momento di dirvi che le battaglie che portiamo avanti sembrano marginali, e invece sono fondamentali per la vita di tutti e per la democrazia, proprio in questo momento difficile per il mondo. Ecco, Emma Bonino si rivolgeva a noi. Da quello che uscirà da questo comitato nazionale, avremo la risposta. Che potrebbe anche non esserci. Dovremmo darla, ad Emma e a Marco Pannella, a questi due leader che si aspettano la nostra candidatura a volercela fare, a voler andare avanti. Emma ci sta ascoltando, come ci ascolta da una vita Marco. Non possiamo dire "il tempo passa e qualcosa accadrà". Noi dobbiamo farlo accadere ora e in questi tre giorni".










