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di Luigi Spezia

 

La Repubblica, 22 marzo 2015

 

Il Senatore ha chiesto una ispezione nella Procura di Bologna a seguito del suicidio di una donna che era stata interrogata "senza garanzie" da un pm. Ma i vertici locali del partito lo attaccano. De Maria (nella segreteria di Renzi): iniziativa non concordata.

"Un'iniziativa berlusconiana". Sono le parole durissime rivolte da Raffaele Donini, ex segretario del Pd bolognese e attuale assessore regionale dell'Emilia-Romagna, nei confronti di Luigi Manconi, suo stesso compagno di partito. Il senatore democratico, storicamente attivo nel campo dei diritti dei detenuti, è stato duramente attaccato in questi giorni per aver chiesto al governo un'ispezione all'interno della procura del capoluogo emiliano. In particolar modo, per verificare se la condotta di un magistrato è stata corretta. Ma l'iniziativa non è piaciuta affatto a parlamentari e amministratori cresciuti sotto l'ala del Pd bolognese, che di fatto hanno considerato come un'ingerenza l'iniziativa di Manconi e l'hanno bocciata con veemenza.

"Inviare gli ispettori". Manconi chiede l'invio degli ispettori a causa di un episodio di cronaca avvenuto in città pochi giorni fa. Una farmacista si è suicidata dopo essere stata interrogata in procura. Prima di uccidersi ha però lasciato un bigliettino dove accusa il pm Valter Giovannini di averla trattata "come una criminale" durante il colloquio. Anche a causa di questa notizia, nei giorni successivi appaiono in città delle scritte contenenti insulti al magistrato. Il caso cresce e arriva a Manconi. Che chiede perciò ai ministri dell'Interno e della Giustizia di inviare gli ispettori, visto che quell'interrogatorio in procura sarebbe avvenuta "senza alcuna garanzia difensiva e con discutibili modalità per un tempo assai prolungato". Ma non è solo questo il punto. Manconi segnala anche il fatto che "della permanenza della signora Guidetti (la farmacista coinvolta nel caso, ndr) negli uffici della questura non sarebbe stato informato il pubblico ministero di turno".

Il Pd bolognese sulle barricate. È a questo punto che si scatena la guerra. Contro Manconi si scagliano il parlamentare e membro della segreteria Pd Andrea De Maria, il segretario locale del partito Francesco Critelli e il suo predecessore, Raffaele Donini. Quest'ultimo, in particolare, dice: "Penso che Manconi abbia perso una straordinaria occasione per stare zitto". De Maria sottolinea che "l'iniziativa di Manconi non è concordata con i parlamentari del Pd e questo è singolare". Soltanto Sergio Lo Giudice, un altro parlamentare Pd, alza gli scudi contro il senatore cercando di spegnere le polemiche. Ma ormai è troppo tardi.

Botta e risposta. Con un comunicato, Manconi risponde a muso duro, difende la sua richiesta di inviare gli ispettori ("Risulta fin troppo ovvio che il modo migliore di tutelare il pm Giovannini è esattamente quello di diradare qualsiasi ombra sul suo operato") e critica i vertici locali del Pd: "Trovo tragicamente grottesco che in presenza del suicidio di una persona, nel corso di un'indagine quantomeno controversa, l'unica preoccupazione di alcuni esponenti del Pd bolognese sia quella di criticare la mia richiesta di dissipare ogni dubbio e di fugare ogni perplessità". E ancora, "trovo singolare che qualche

rappresentante della politica si adoperi solo ed esclusivamente per intrattenere buone relazioni con la procura". "Sostenere come fa Luigi Manconi che coloro che non si riconoscono nella sua iniziativa dal sapore culturalmente berlusconiano (la richiesta di ispezioni a carico dei magistrati) lo facciano per mantenere buone relazioni con la procura sarebbe ridicolo se non fosse grottesco" dice infine alla "Dire" Donini. Ma la storia di certo non è finita qua.