di Liana Milella
La Repubblica, 14 novembre 2019
Alta tensione sulla prescrizione: "O cambia o siamo pronti ad approvare la proposta di Forza Italia". "Il Pd si ricordi degli scontri con Berlusconi sulla prescrizione" dice il Guardasigilli Alfonso Bonafede.
"O lui congela la norma sulla prescrizione o votiamo la proposta di Enrico Costa per fermarla" ribatte il Pd. Sta in queste due frasi lo scontro durissimo tra Bonafede e il Pd sulla riforma della prescrizione e del processo penale. La lite covava da settimane, si è acuita domenica con l'intervista di Bonafede a Repubblica in cui chiedeva al Pd "di non comportarsi come la Lega", che ha fatto la crisi di governo anche sulla prescrizione.
La rissa è esplosa ieri, dopo un lungo summit del Pd alla Camera con l'attuale vice segretario del Pd ed ex ministro della Giustizia Andrea Orlando e lo staff che si occupa di giustizia, Pinotti, Giorgis, Miceli, Vazio, Bordo, Rossomando, Bazoli. Oggi con il premier Conte si cercherà un compromesso che appare difficile perché sulla prescrizione si scontrano due filosofie giuridiche contrapposte.
Bonafede, nella Legge Spazza-corrotti, ha inserito pure il blocco della prescrizione dopo il processo di primo grado. Ma la Lega ha preteso che la norma slittasse a gennaio 2020. Col governo Pd-M5S sono cominciati i mugugni dei Dem perché la legge cancella la precedente proprio di Orlando, prescrizione solo sospesa per 36 mesi tra appello e Cassazione.
Ma Bonafede vuole a tutti i costi la "sua" prescrizione, un cavallo di battaglia per M5S. In cambio propone processi più corti. Il Pd non ci sta. Una settimana fa gli manda la controproposta, rinvio dell'entrata in vigore della prescrizione. Poi la cosiddetta "prescrizione processuale", ogni grado di giudizio non può durare più di un tot di tempo, 4 anni per il primo grado, e via a scendere.
Ieri l'accusa a Bonafede di aver parlato su Repubblica, anziché rispondere nel merito, paragonando il Pd alla Lega. Infine l'altolà, o Bonafede accetta le tesi Dem o il Pd vota la proposta del forzista Costa. L'ex ministro della Famiglia ha lanciato pure la provocazione dell'orologio dei 49 giorni che mancano all'entrata in vigore della legge minacciando interrogazioni a Bonafede ogni giorno. Oggi la partita si preannuncia difficile anche per Conte.










