di Daniel Rustici
Il Garantista, 1 aprile 2015
Dalle Coop rosse a Mafia capitale passando per commissariamenti e sospensioni, la vita dura dei dem da Milano a Palermo passando per Ischia. "Una vicenda scandalosa. È incredibile diffondere intercettazioni che nulla hanno a che vedere con l'indagine della Procura di Napoli. Lancio un allarme: chi non ha ruoli istituzionali e non ò indiziato di reato non può essere perseguitato in questo modo al solo scopo di ferirne l'onorabilità. Difenderò la mia reputazione in ogni sede, ho già dato mandato agli avvocati".
Massimo D'Alema, il nome più pesante citato nelle carte dell'inchiesta ischitana sul presunto giro di tangenti che sta facendo tremare i vertici del Pd campano ma non solo: commentando le indagini degli inquirenti partenopei, ci va giù molto pesante, Nel corso di un'intervista a Repubblica, inoltre, l'ex premier ammonisce: "Non sono indagato. Di cosa devo rispondere? Della mia vita personale? La giustizia ha il compito di individuare i reati, non deve avere come fine lo sputtanamento delle persone". D'Alema, pur non essendo iscritto nel registro dogli indagati, potrebbe tuttavia essere a breve interrogato in qualità di persona informata sui fatti nell'ambito dell'inchiesta sull'appalto per la metanizzazione a Ischia.
La testimonianza dell'ex primo ministro potrebbe infatti aiutare a chiarire, secondo i pm, i rapporti che intercorrevano tra la cooperativa Cpl Concordia e gli ambienti politici e della pubblica amministrazione. Nel frattempo, sull'inchiesta che vede coinvolto il sindaco di Ischia è intervenuto anche Matteo Orfini annunciando la sospensione dal partito del sindaco dell'isola campana, arrestato in via cautelare: "Sta alla magistratura", ha spiegato il presidente del Partito Democratico, "fare indagini e individuare le responsabilità, noi sospenderemo il sindaco dal Pd come prevede il nostro statuto".
"Non penso", ha poi aggiunto Orfini, "che nel Pd ci sia una questione morale, certo il caso del sindaco di Ischia è grave: ci sono casi che possono accadere e non devono accadere e si pone un problema in più ossia come si argina la corruzione e come un partito si autoriforma per evitare queste infiltrazioni". Quindi ha elencato una serie di misure promosse dal Pd contro la corruzione: "L'autorità anticorruzione guidata da Cantone, l'auto-riciclaggio, il falso in bilancio, un pacchetto di norme contro la corruzione che verrà approvato presto".
Infine, una battuta sulle prossime elezioni regionali in Campania in risposta a chi chiede di ritirare il nome di De Luca: "I cittadini della Campania sapevano tutto e hanno scelto De Luca come candidato del centrosinistra. De Luca è il candidato del centrosinistra alla regione Campania". De Luca che, da parte sua, intanto commenta così le vicende che stanno scuotendo il suo partito: "Non credo si tratti di un problema riguardante il Pd campano, piuttosto di un problema della Campania, di questa terra profondamente segnata dalla criminalità organizzata e da un basso livello di spirito pubblico. Chi sbaglia paga e per quanto mi riguarda chi sbaglia nel Pd è colpevole non ima ma tre volte".
E in Forza Italia c'è già chi, messo in soffitta lo spirito garantista di solito riservato alle vicende giudizarie che hanno visto coinvolto Berlusconi, ò partito all'attacco dei dem come il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri che tuona: "Ancora uno scandalo che coinvolge il mondo delle coop rosse. Corruzione, malaffare, mondo di mezzo.
Dall'inchiesta Penati alla recente Mafia Capitale, dal viadotto in Sicilia all'Expo e ora l'appalto per la metanizzazione di Ischia. Sempre in prima linea le coop rosse. Le loro mani sulle principali opere pubbliche del nostro Paese: non è forse il tempo che sia ipotizzata l'applicazione del 416 bis a questa autentica piovra rossa?".
Nel frattempo in Sicilia Marco Zambuto, dopo le pressioni dei vertici Pd locali, ha rassegnato le proprio dimissioni da presidente del Partito Democratico regionale. A essergli contesta è una cena a casa di Berlusconi con il deputato azzurro Gallo Alfitto dove secondo alcuni si sarebbe siglato un accordo che portò poi alla contesta vittoria di Silvio Alessi alle primarie democratiche di Agrigento.










