di Luca De Carolis
Il Fatto Quotidiano, 21 aprile 2015
Il magistrato interviene al convegno del M5S su corruzione e mafia: "prescrizione da rifare".
Dopo la politica degli annunci ora sulla giustizia servono fatti, assieme a un severo cambio di direzione". È un messaggio forte e chiaro al governo, quello lanciato ieri dal procuratore di Palermo Nino Di Matteo durante il convegno "Corruzione, il nuovo volto della mafia", organizzato alla Camera dai Cinque Stelle (tra gli oratori, Marco Lillo del Fatto ).
È la prima volta a Montecitorio, per il pm antimafia. E in una sala che lo accoglie con una standing ovation, Di Matteo non usa metafore: "Spero che il sistema della giustizia non si traduca sempre in più in sistema duro con i deboli ma blando nei confronti di colletti bianchi e soggetti istituzionali". Invoca riforme "non più rinviabili", partendo da un tema caldo: "Temo che le nuove regole sulla prescrizione siano un pannicello caldo, volto ad alleviare e non risolvere lo sciagurato sistema che la regola.
La decorrenza dovrebbe essere sospesa a partire dal momento in cui viene scoperto il reato, oppure dall'inizio del processo". Quindi, non dopo la sentenza di primo grado (due anni di sospensione), come previsto dal ddl della maggioranza approvato dalla Camera. Ma Di Matteo critica anche il ddl anticorruzione passato in Senato, lamentando la mancata introduzione dell'agente provocatore (su cui il M5S aveva presentato appositi emendamenti).
E formula forti perplessità sul nuovo articolo 416 ter del codice penale, quello che disciplina lo scambio elettorale politico-mafioso. Lo scambio "di denaro o altre utilità" come condizione per la punibilità non gli pare sufficiente. Va sanzionata anche la "semplice" pressione da parte del mafioso nei confronti del politico, anche quando non accompagnata da minacce. La stessa posizione del pm della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, che lo dice chiaro: "Siamo pochi e spesso ci sentiamo soli".
Anche Lombardo critica le norme anticorruzione approvate in Senato: "Per i soggetti pubblici corrotti serve l'interdizione perpetua". Tanti gli interventi di parlamentari del Movimento. tra questi, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che si rivolge ai due magistrati: "Montecitorio paga i vitalizi a politici che voi avete fatto arrestare". A margine, lo stesso Di Maio precisa: "Se le proposte di Di Matteo entreranno nel ddl anticorruzione lo voteremo".









