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di Federico Pica

 

Il Garantista, 2 gennaio 2015

 

Viene sollecitata e riconosciuta, nel dibattito corrente, la condizione che il Presidente della Repubblica che dovrà essere eletto in tempi brevi abbia un "ruolo di garanzia". A questo fine, si ritiene che debba esservi una intesa di tutte (o quasi) le forze politiche intesa, e che in particolare coinvolga le minoranze rappresentate in Parlamento, o talune di esse. Tutto ciò deve indurre, a mio avviso, a porre con forza la questione della anomalia che è in atto in Italia.

La Corte costituzionale ha stabilito, con proposizione non contestata da alcuno, che il Parlamento in carica è stato espresso sulla base di una legge contraria ai principi della Carta costituzionale vigente. Ciò che è accaduto, per responsabilità delle maggiori forze politiche, è che il Parlamento non abbia legittimità democratica: i membri del Parlamento non rappresentano, perciò, "la Nazione", come vorrebbe l'art. 67 della nostra Costituzione.

In via di fatto, più della metà dei cittadini d'Italia hanno ritenuto di non aver ragione di partecipare al "gioco", astenendosi in vario modo dall'esprimere, nel contesto delle norme nel concreto vigenti, le proprie preferenze politiche.

Accade ora che si chieda un Presidente della Repubblica che "garantisca", che cioè assicuri, che mostri di voler assicurare, la perpetuazione degli attuali meccanismi di governo. I temi portati sono quelli della "governabilità" e della complementarietà di fatto, nei meccanismi politici, tra le due principali forze, "di destra" e "di sinistra".

Il tentativo non è dunque quello di coinvolgere, attraverso più plausibili e più chiare impostazioni, i cittadini d'Italia, ma anzi quello di protrarre la situazione attuale di "non democrazia". Sono elusi, in tal modo, lo "spirito" della sentenza emanata dalla Corte costituzionale ed il precetto secondo il quale la sovranità appartiene al Popolo, precetto che apre la Costituzione della Repubblica.

In queste condizioni, l'auspicio (in realtà, privo di speranza) potrebbe essere quello che il nuovo Presidente della Repubblica sia davvero un Presidente di garanzia. Dovrebbe trattarsi di una personalità che sia in grado, come la Costituzione prescrive, di rappresentare l'Unità nazionale. Benché sia del tutto impensabile che ciò possa avvenire in concreto - in quanto l'evento è in contrasto con gli interessi degli "eletti" e con la loro domanda di "garanzia" - il nuovo Presidente dovrebbe rappresentare soprattutto quella metà del popolo italiano che la qualità dell'offerta politica ed i meccanismi elettorali vigenti hanno escluso dal gioco. E davvero in questione l'Unità nazionale, che è stata rotta, nella sostanza anche se non nella forma, nell'ultimo ventennio: tentare di recuperarla dovrebbe essere obbiettivo prioritario di quanti davvero ritengono che la Repubblica italiana possa avere un futuro democratico.