di Fulvio Cammarano
Giornale di Brescia, 24 marzo 2015
Lupi ha annunciato le dimissioni da Vespa e poi le ha argomentate in Parlamento. Inutile lamentarsi: "Porta a porta" ha più spettatori della Camera e anche per presentare la propria fuoriuscita dal governo è opportuno avere il picco dell'audience. Lupi ha rivendicato nell'informativa alla Camera il ruolo decisivo della politica nella sua decisione di uscire di scena. Ed è giusto se è vero che la politica è anche vigilanza e responsabilità. In realtà la decisione ha molte ragioni anche di carattere personale, dato il coinvolgimento dei familiari del ministro. Queste dimissioni fanno comunque tirare un sospiro di sollievo al presidente del Consiglio, il cui gelido silenzio degli ultimi giorni era già stato più eloquente di mille parole. Ma rappresentano un'ottima via d'uscita anche per il gruppo dirigente del Ncd.
Il ministro non indagato, ma intercettato mentre diceva cose politicamente inopportune, era diventato comunque un peso, una sorta di "ferito" da portarsi dietro mentre ci si addentra nella giungla insidiosa della lotta politica. Non erano tanto gli attacchi dell'opposizione a preoccupare il Ncd, quanto le evidenti avances di Forza Italia che, proclamatasi garantista, aveva già lanciato un ponte finalizzato ad accomunare i "perseguitati" delle due sponde del centro-destra. Solidarietà "pelosa" aveva pensato più di uno nel Ncd, che ora si trova di nuovo protagonista poiché in un modo o nell'altro dovrà ora impegnarsi a negoziare un proprio ministro nell'esecutivo. Inutile dire che, nell'età della cultura dell'antipolitica, nessun partito e soprattutto nessun governo può permettersi di convivere con l'accusa di proteggere la corruzione in qualunque forma essa si manifesti.
L'insistenza di tutti gli amici politici sul fatto che Lupi non sia in alcun modo indagato rappresenta un importante punto fermo, formale e sostanziale, per l'interessato, ma nulla toglie alla sottile ipocrisia dell'affermazione, dato che a pesare come un macigno è la gravità politica della percezione degli eventi: un padre potente che raccomanda un figlio. Regali, reti di raccomandazioni, facilitazioni mentre migliaia di giovani hanno attraversato in questi anni tutti i gironi dell'inferno della disoccupazione. Non ci sono al momento, in Italia, peccati peggiori per l'opinione pubblica, altro che appalti truccati e controllati.
Questi ultimi spesso sono reati di persone non note, tecnici-faccendieri, comportamenti illegali gravissimi che impoveriscono il Paese e che tutti ovviamente condannano, ma che, ormai, per assuefazione, non indignano più di tanto. Invece, quello che influenza l'elettore è il comportamento del "noto politico" che, stando alle intercettazioni, sembra aver utilizzato in modo discrezionale un potere permesso a pochissimi: quello di sistemare i figli, proteggerli, non farli soffrire. Alcuni hanno pensato al diverso trattamento assicurato ad Angelino Alfano, quando fu invitato a dimettersi dopo l'affare Shalabayeva. Ma i due eventi non sono comparabili. Non è solo la diversa caratura politica di Lupi ed Alfano ad aver determinato due esiti diversi. È anche la differente tipologia di responsabilità morale che venne allora sollevata nei confronti del Ministro degli Interni ad aver inciso sulla capacità di resistenza degli interessati. Il parallelo andrebbe invece fatto con Cancellieri, costretta dopo strenua resistenza alle dimissioni perché nessuna protezione politica poteva essere sufficiente a salvarla dall'accusa di familismo e di scambio di favori per interessi privati. In Italia, lo sappiamo, il peccato è più grave del reato.










