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di Donatella Stasio

 

Il Sole 24 Ore, 20 marzo 2015

 

È stato un incontro breve. L'Associazione nazionale magistrati, per bocca del suo presidente Rodolfo Sabelli, ha parlato al Capo dello Stato Sergio Mattarella del "disagio" delle toghe: per riforme approvate "senza alcuna interlocuzione" (ferie, prepensionamenti), per il "clima" creato con "facili slogan" che finiscono per "delegittimare" la magistratura (come "chi sbaglia, paga" a proposito della responsabilità civile), per la "consapevolezza" dello scarto esistente tra "l'impegno individuale e collettivo e i risultati del servizio giustizia, che non è come meritano i cittadini".

Ma ha anche ribadito il sentimento dei magistrati di "superare le polemiche", come aveva detto il giorno prima a proposito dello scontro con il premier Renzi, tanto più a fronte di "problemi seri, come la spaventosa strage di Tunisi e la crisi economica che colpisce tanti cittadini. Tutto questo deve spingere tutti a superare ogni motivo di contrasto". E su questo ha concordato, invitando a smorzare i toni e a concentrarsi sul funzionamento della giustizia, ribadendo peraltro il sostegno alla magistratura già espresso nei suoi discorsi, al Parlamento dopo l'elezione al Quirinale, al Csm, alla Scuola della magistratura, ai tirocinanti.

Il faccia a faccia cade per pura coincidenza nel pieno delle polemiche tra magistrati e governo. Ultima, in ordine cronologico, quella sulla corruzione e sulla portata della riforma che il Senato si accinge a votare la prossima settimana in concomitanza con quella sulla prescrizione, in agenda martedì, alla Camera. Due riforme a lungo attese (siamo ancora alla prima lettura) ma rilanciate dal governo in occasione dell'inchiesta di Firenze e criticate dall'Anm.

"Per carità, ben venga tutto quello che si fa sul fronte corruzione - spiega Sabelli - ma sono riforme parziali. Semmai c'è da chiedersi perché non si riesca mai a fare una riforma organica affrontando il problema in modo più serio e radicale".

Sulla prescrizione, Sabelli fa notare anzitutto che il "raddoppio" dei termini solo per tre reati (corruzione propria, impropria e in atti giudiziari) è "uno scegliere fior da fiore che può creare squilibri nel sistema, visto che lascia fuori reati gravi come l'induzione". In ogni caso, l'aumento dei termini non è che "l'adeguamento di quanto ci chiede da anni il Consiglio d'Europa, ma "non è la soluzione".

"Perché non si approva lo stop della prescrizione dopo il primo grado, per tutti i reati?" chiede. E sulla corruzione: "Le Convenzioni internazionali ci dicono di rivedere corruzione privata e traffico di influenze illecite", ma nella riforma neanche se ne parla. "Non vorrei - conclude - che, fatti questi interventi, corruzione e prescrizione vengano considerati temi già risolti e accantonati".