di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 6 febbraio 2015
La tortura diventerà presto un reato da perseguire. La commissione Giustizia alla Camera ha dato via libera al progetto di legge che introduce il reato di tortura nell'ordinamento italiano. Mercoledì scorso si sono infatti concluse le votazioni sugli emendamenti e il testo sarà formalmente licenziato per l'aula dopo i pareri delle altre commissioni.
"L'impianto - spiegano Donatella Ferranti e Franco Fazio, rispettivamente presidente della commissione e relatore del provvedimento - è rimasto nella sostanza quello votato dal Senato, ma abbiamo meglio puntualizzato la norma recependo quasi letteralmente le indicazioni della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Non resta ora che calendarizzare celermente in aula il testo - aggiungono i due esponenti del Pd - in modo che quanto prima si possa colmare un pesantissimo ritardo adempiendo agli obblighi internazionali".
La legge iniziale votata al Senato aveva infatti ricevuto ampie critiche perché, in sostanza, non faceva differenze tra persone comuni e funzionari dello Stato. Il progetto di legge votato dalla commissione ha quindi ottenuto delle piccole modifiche. Il reato di tortura, in pratica, resta reato comune (punito con la reclusione da 4 a 10 anni), ma aggravato con pene da 5 a 12 anni se commesso dal pubblico ufficiale: "Abbiamo seguito le raccomandazioni del Comitato Onu contro la tortura e quanto emerso nel corso delle audizioni, da un lato - sottolineano Ferranti e Vazio - marcando in maniera specifica gli elementi determinanti per il reato commesso dal pubblico ufficiale e dall'altro individuando gli elementi oggettivi e soggettivi della condotta al fine di evitare sovrapposizioni improprie con altre fattispecie, quali per esempio le lesioni personali gravissime o i maltrattamenti, che sono già punite dal codice penale".
In sintesi, potrà essere incriminato del reato di tortura chi, con violenza o minaccia ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione, cura o assistenza, cagiona intenzionalmente a una persona a lui affidata o sottoposta alla sua autorità acute sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere informazioni o dichiarazioni o infliggere una punizione o vincere una resistenza o ancora in ragione dell'appartenenza etnica, dell'orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose, E se a torturare sarà un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio con abuso dei poteri o in violazione dei suoi doveri, scatta la pena aggravata fino a 12 anni.
Restano comunque le critiche perché, di fatto, la tortura sarà reato comune e non specifico del pubblico ufficiale. Quindi si discosta dagli standard internazionali. Introdurre questa figura di reato nei codici serve principalmente a fini di prevenzione. Approvandola, il parlamento manda un chiaro messaggio alle forze dell'ordine: dice che abusare dei detenuti, violare l'integrità di cittadini sottoposti a limitazioni legittime della libertà, è un'infamia insopportabile. Dovrebbe essere un messaggio forte e chiaro, visto che l'Italia in materia di abusi sui detenuti ha un curriculum preoccupante.
La legge sull'introduzione del reato dì tortura è fortemente ostacolata dai vertici delle forze dell'ordine, con il sostegno dei sindacati di polizia. Hanno sempre interpretato questo progetto di riforma come un'onta, come un attacco all'affidabilità e alla credibilità delle forze dell'ordine. Finora sono riusciti a bloccare tutti i tentativi di approvare una legge. Ma l'inadempienza degli obblighi internazionali, dal punto di vista del parlamento, doveva essere superata, perciò la commissione Giustizia ha dato il via ad un progetto di legge che è frutto di un compromesso. Da una parte il reato di tortura è comune, dall'altra però fa distinzione tra cittadini comuni e uomini dello Stato con la pena aggravata. Ma è una legge che difficilmente renderà giustizia, c'è una postilla nella legge che è rimasta invariata: affinché sia definito reato, la tortura diventa tale se e ripetuta più volte.










