di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 29 ottobre 2025
Con il voto al Senato il Ddl Meloni/Nordio “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte Disciplinare” viene approvato nel testo depositato il 13 giugno 2024, senza che ne sia mutata una virgola. Dopo un momento di disponibilità verso modifiche, si è andati alla “blindatura”. Il percorso di riflessione che il Costituente aveva proposto la revisione è stato di fatto vanificato. La legge sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale, ma l’entrata in vigore, non essendo stata raggiunta la maggioranza dei due terzi, rimane sospesa all’esito del referendum che si preannuncia.
I cittadini italiani si pronunceranno. Non certo pro o contro il governo (e sarebbe uno stravolgimento della procedura una impostazione di questo tipo). Neppure sul quesito proposto un anno fa dal Ministro Nordio: “La comunicazione politica verrà affidata ad una sola domanda: siete contenti, cari cittadini, di com’è oggi la magistratura? Se non lo siete votate Sì”. Come nei precedenti referendum la scheda riporterà il quesito: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte Disciplinare”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n...?” Secondo rumors negli uffici legislativi del Ministero della giustizia si starebbe studiando un quesito più smart. Questi rumors meritano secca smentita dal Guardasigilli.
Si voterà sull’ “ordinamento giurisdizionale”, cioè sul sistema costituzionale della magistratura, e non sulla “separazione delle carriere”. Le proposte dell’inizio legislatura con questa titolazione sono state cestinate, dopo la presentazione del Disegno di legge governativo dall’oggetto molto più ampio. Vi sono buone ragioni di principio a favore della separazione, senza bisogno però di proporre automatismi, per nulla scontati, a seguito della introduzione a livello costituzionale, con la modifica dell’art. 111 Cost., del principio di assunzione della prova in contraddittorio; nulla di meno, nulla di più.
Il garantismo penale si costruisce con le regole del processo, sempre migliorabili, piuttosto che con l’assetto istituzionale degli attori, giudici e Pm. Le ragioni contrarie alla separazione, non in astratto, ma qui e oggi, sono ad avviso di molti largamente prevalenti. Quando dilagano trasmissioni su ristoranti e chef potremmo dire che la separazione, originariamente proposta come “piatto unico” di un light lunch, è ora un piccolo contorno nel menu di un “cenone” che ha il piatto forte nel “riequilibrio dei poteri tra esecutivo e giudiziario”. Continuare a definire la legge come “separazione delle carriere” è una manomissione delle parole, per usare la felice espressione di un libro di Gianrico Carofiglio. E non riesco a capire come per gustare quello che è ormai solo un contorno si sia disposti ad ingoiare l’indigeribile piatto forte.
“Riequilibrio” si dice, ma si deve leggere riscrittura delle garanzie del giudiziario attraverso la radicale riduzione dei meccanismi posti a tutela dell’indipendenza della magistratura nel suo complesso, giudici e pm. A nulla vale proclamare la formale indipendenza, se non sono apprestati istituti che ne garantiscano la effettività. La Costituzione del 1948 aveva costruito per questo scopo il Csm. Non è stato esente da limiti, da ombre e luci, ma lo si riduce all’irrilevanza senza sostituirvi nulla. La democrazia italiana, nata dalla Resistenza contro il nazifascismo, è solida, ma le norme costituzionali sono barriere preventive di fronte a possibili future involuzioni. In mancanza di robusti baluardi cadono le difese contro il rischio di democrazie illiberali, che è, purtroppo, tema molto attuale. L’Ungheria è vicina e per una singolare coincidenza, mentre il Senato su appresta a votare, il presidente Orban in visita in Italia ci ha tenuto a ribadire” Bruxelles non conta nulla”.
E infatti l’Ungheria ha ignorato le risoluzioni dell’Unione europea che denunciavano le violazioni dello Stato di diritto proprio per interventi sulla indipendenza della magistratura. Gli Stati Uniti di Trump, ove giudici e pm non graditi vengono” licenziati”, sono ancor più vicini. L’indipendenza della magistratura, presidiata da solide barriere costituzionali, è garanzia dei diritti delle persone, è la condizione per assicurare che davvero la legge sia eguale per tutti.











