Di Christian Benna
Affari & Finanza, 20 aprile 2015
Secondo un report di Symantec il 69% degli italiani è vittima di attacchi informatici, il 10% ha subito truffe online e il 4% ha dovuto sopportare il furto della propria identità. Mentre i nuovi reati corrono la legge va lenta. I numeri del 2014 fanno impressione. adesso si attende una svolta.
Internet è la nuova scena del crimine. E anche il codice penale deve aggiornarsi all'era digitale, Mentre il legislatore introduce nuovi 5 eco-reati ancora non definiti dalla normativa (dal disastro ambientale, all'omessa bonifica all'impedimento dei controlli) e si appresta a varare le pene per i cosiddetti foreign fighter, le fonti del diritto faticano a tenere il passo agli "upgrade" del crimine informatico. I delitti 2.0 non si consumano esclusivamente nelle alte sfere, nel cyber spionaggio delle multinazionali, ma ormai sono un fenomeno che riguarda tutta la popolazione.
Secondo un report di Symantec il 69% degli italiani è vittima di un qualche attacco informatico, il 10%, invece, è stato vittima di una truffa online e il 4% si è visto derubato della propria identità. E c'è da pensare che questo è solo un assaggio. Big Data, pagamenti elettronici mobili, internet delle cose stanno costruendo uno spazio del tutto nuovo, nelle cui maglie proveranno a lavorare di grimaldello virtuale i criminali del nuovo secolo.
Modifiche e cambiamenti del codice sono stati fatti negli scorsi anni, cercando dì bilanciare il pendolo della giustizia tra dritto alla privacy (e all'oblio) e sicurezza. Nel 2008, su recepimento delle direttive del Consiglio d'Europa (anche se non in modo integrale) stabilite dalla Convenzione di Budapest, il primo accordo internazionale riguardante i crimini commessi attraverso internet o altre reti informatiche, l'Italia ha modificato l'articolo 635-bis (danneggiamento informatico) aggiungendone due nuovi: il ter (Accesso abusivo a un sistema informatico o telematico) il quater (Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso).
Per capire quanto già incida il virtuale nelle attività fuorilegge basta dare un'occhiata alle attività della polizia postale nel 2014, l'anno in cui è nato il nuovo portale del Commissariato di Polizia di Stato online: 38 arresti per pedopomografica online e 428 denunce, 1635 inseriti nella black list in quanto ritenuti pericolosi, 300 casi di cyberbullismo compiuti da minori contro minori in cui sono intervenute le forze dell'ordine; blocco di oltre 3000 transazioni sospette di frode; 22 denunce per gioco d'azzardo illegale; denunciate 107 truffe su commercio elettronico con 572 reati.
Mail problema è che se i nuovi reati corrono a tutta velocità mentre, le norme vanno molto più lente. Il Garante per la Privacy sta affrontando l'argomento, chiedendo ai produttori di App di informare adeguatamente chi le scarica, ma la complessità dei sistemi frena la scrittura di norme univoche ed efficaci. È evidente che si tratta una corsa contro il tempo, quello rapidissimo della tecnologia. È il caso del decreto legge contro il terrorismo che va a colpire anche i siti, e le persone che li gestiscono, dove si fa proselitismo per l'arruolamento dei foreign fighters. Altri nuovi reati vengono affrontati con l'arsenale legislativo già a disposizione. Come il furto di identità in rete che viene ricondotto dalla giurisprudenza di legittimità nell'ambito del reato di cui all'art. 494 del codice penale, relativo alla "sostituzione di persona", oppure la diffamazione online.
Eppure non mancano ì dubbi sull'efficacia delle vecchie leggi per affrontare nuovi reati. Ad esempio, la sentenza de!2000 del tribunale di Torino con la quale il giudice aveva assolto dal reato di furto un imprenditore che aveva copiato alcuni programmi (per uso privato e quindi non ne traeva profitto) ha per la prima volta dimostrato quanto la normativa esistente può, almeno agli occhi di molti, risultare inadeguata.
La Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha ribadito che non risponde di furto di effettua la copiatura di files contenti dati riservati sulla clientela di un'impresa. Un precedente giuridico che mal si accorda all'epoca dati personali come nuova miniera dei business digitali.
Tanto più che il 2015, con l'abbandono del cartaceo e la progressiva digitalizzazione della pubblica amministrazione, dei processi produttivi e di pagamento, sarà l'anno critico per la giustizia 2.0. Secondo Raoul Chiesa, uno dei maggiori esperti di sicurezza a livello internazionale, e consulente per l'Onu, ci sarà un'escalation di attacchi contro l'e-Governement, Nel mirino degli hacker entreranno anche Pos e Totem dei parcheggi, e le tecnologie alla base dei pagamenti mobili, come Near Field Communication.










