sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Vincenzo Vitale

 

Il Garantista, 19 marzo 2015

 

Fa certamente piacere avere un Presidente del Consiglio - in questo caso Renzi - in grado di replicare in modo conveniente alle sconcertanti affermazioni del Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati dott. Sabelli.

Per chi se lo fosse perso, rammento che Sabelli ha pubblicamente affermato che "il governo accarezza i corrotti, ma schiaffeggia i magistrati": affermazione tanto dura quanto inesplicabile, soprattutto in quanto proveniente da chi ricopre la carica di Sabelli, il quale, così affermando, non pare sia stato capace di provare il proprio attaccamento alle istituzioni. Renzi ha replicato a muso duro stigmatizzando come incomprensibili ed inaccettabili tali affermazioni e precisando infine che esse tali rimarrebbero a prescindere da quale governo fosse in carica - di centrosinistra o di centrodestra - in quanto esse feriscono le istituzioni in quanto tali, lo Stato in sé e non questo o quel governo.

Rispondendo in tal modo, Renzi ha torto e ragione allo stesso tempo. Ha ragione, perché in nessun altro luogo del mondo un alto magistrato - il Presidente della Associazione dei magistrati ( che peraltro nei paesi anglosassoni non esiste ) - potrebbe impunemente lasciarsi andare in pubblico a simili affermazioni, così come invece accade in Italia.

Sabelli si è comportato come il capo di un partito politico, talmente convinto della propria forza da insultare pubblicamente tutte le istituzioni nella consapevolezza dell'impunità assoluta. In questo modo, sbaglia due volte.

La prima perché - lo voglia o no, lo sappia o no -egli "fa politica", assumendo un ruolo di una virulenza tale che neppure le opposizioni pensano di poter assumere, anche per una sorta di cortesia istituzionale della quale perfino esse ancora per fortuna usano: egli invece accusa sostanzialmente l'esecutivo di collusione con i corrotti e di ostacolare l'iniziativa dei giudici.

Vi pare poco? E allora, perché non li arrestano tutti questi governanti amici dei corrotti e nemici dei magistrati? La seconda volta Sabelli sbaglia perché non riesce ad intendere - e con lui anche molti altri - come il ruolo da lui ricoperto - vale a dire quello di chi è istituzionalmente chiamato ad applicare la legge -esclude, in uno Stato di diritto, che possa contribuire a scriverla.

Già. Lo Stato di diritto funziona così: chi fa le leggi non le applica e chi le applica non può farle. Sabelli se ne faccia una ragione e la smetta una buona volta di dare suggerimenti e di imporre veti e, se ci riesce, lo spieghi a quei magistrati che hanno preso la stessa cattiva abitudine (mentre tanti altri lo sanno da sempre e perciò non hanno bisogno di nessuna spiegazione).

Tuttavia, anche Renzi ha la sua buona parte di torto. È palese infatti che Renzi oggi non fa che pagare il prezzo imposto dai magistrati dal fatto oggettivo che il capo del governo ha ceduto troppo terreno alla magistratura ed è poi ovvio che questa si allarghi occupando spazi che non sono di sua competenza. Un esempio per tutti. Cantone è certo bravo e perfino simpatico, privo di supponenza e degno di ogni considerazione.

Però vorremmo tutti capire chi è. Non certo in senso personale, ma istituzionale. Chi è Cantone? Un'autorità, certo. Ma che autorità? Quali sono i suoi precisi limiti di intervento? Quali i poteri legittimi ? Cosa fa, in sostanza, Cantone che altri non potesse fare ? Quali acrobazie giuridiche occorre seguire per rispondere a queste domande ? Esercita un controllo? Ma anche le normali procure lo esercitano! Rilascia pareri preventivi?

Ma in base a quali principi? E che valore hanno? E se i suoi provvedimenti sono impugnabili, non si rientra forse nell'ambito ordinario della giurisdizione? Insomma, Renzi ha ceduto troppo, consentendo (per timore? Per lassismo? Per insipienza? Per incompetenza?) che magistrati invece di fare il mestiere loro - dire il diritto - ne facessero un altro - fare politica - ed ora non si può meravigliare se i magistrati si prendono, oltre alla mano, anche il braccio. È stato lui a consentirlo. È stato lui a volerlo.