di Eleonora Martini
Il Manifesto, 24 gennaio 2015
Duro discorso del presidente della Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce, per l'inaugurazione. Assente non solo Napolitano: mancano Renzi e tutti i ministri, tranne Orlando. "Non ascoltate le richieste di intervento legislativo".
Poteva sembrare un ringraziamento di rito, quello rivolto ieri durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario a Giorgio Napolitano, per la prima volta assente e sostituito da Pietro Grasso, per il suo "impegno straordinario" come "custode delle istituzioni repubblicane" e della Costituzione. Ma che non lo fosse, lo si è capito da come il presidente della Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce, nel suo discorso alla presenza del Guardasigilli Andrea Orlando (assente invece il premier Renzi e tutti gli altri ministri) ha posto l'accento su quei nodi mai sciolti del sistema penale italiano sui quali tante volte negli ultimi anni il presidente uscente aveva richiamato l'attenzione, perfino con un messaggio alle Camere ma sempre inascoltato.
Il sovraffollamento penitenziario e i diritti dei detenuti, per i quali "tutti gli allarmi lanciati restano drammaticamente attuali"; la mancanza del reato di tortura nell'ordinamento italiano; l'"eccesso di carcerazione", la "tendenza criticabile del legislatore a inasprire continuamente le pene detentive" malgrado "la gravità della sanzione non assicura un effetto di deterrenza"; i "problemi interpretativi sul trattamento dei reati" in materia di droghe dovuti alla mancanza di "un tempestivo e coerente intervento legislativo" che prenda "atto dell'inutilità dell'intervento sanzionatorio previsto dalla legge Fini-Giovanardi". La quale "non ha prodotto alcuna contrazione dei reati", fino a quando la Consulta non l'ha cancellata nel febbraio 2014. E poi, ancora, l'incredibile mole del contenzioso pendente, in particolare presso la Suprema corte e i processi lumaca che producono tra l'altro l'"estinzione dei reati per prescrizione", a fronte invece del "numero impressionante di avvocati, ben 58.542" che esercitano nel Paese. "Diciamo queste cose da anni" ma le richieste di intervento legislativo sono rimaste per lo più inascoltate, ha ricordato Santacroce. Solo su un punto il presidente della Cassazione non sembra in sintonia con Napolitano: la prospettiva di superare gran parte di queste problematiche ricorrendo a un provvedimento di amnistia, come chiederanno di nuovo oggi i Radicali intervenendo alle cerimonie presso tutte le Corti d'Appello (tranne Bologna e Trieste).
Sul fronte della giustizia civile, secondo Santacroce "hanno lasciato il segno" le due norme volute da Orlando sulla semplificazione e trasparenza amministrativa (legge 90/2014) e sulla negoziazione assistita e l'arbitrato (L. 132/2014). E "per la prima volta dal 2009" il numero dei processi pendenti in primo grado è sceso "sotto la soglia dei 5 milioni", mentre in Appello c'è stata una flessione addirittura del 15,1%. Di tutt'altro avviso è però l'Unione nazionale giudici di Pace, che per protestare contro le riforme in materia civile del governo Renzi non ha partecipato alla cerimonia.
Sul fronte penale invece, malgrado la situazione sia "lievemente migliorata", Santacroce fa notare che "non sono sufficienti riforme a costo zero", e che senza "investimenti in risorse umane e strumentali" non si riuscirà a smaltire le cause arretrate e così "assicurare l'uniformità della giurisprudenza". In particolare, è la Cassazione a soffrire di più: "ipotizzando l'impossibile sopravvenienza zero, occorrerebbero pur sempre tre anni e 4 mesi per azzerare le cause arretrate". Per Santacroce occorrono filtri per i ricorsi e per il giudizio di secondo grado anche se "l'appello è un istituto che risponde a una esigenza fondamentale, che è quella di correggere, ove necessario, l'errore del primo giudice". Eliminarlo "vorrebbe dire perdere una fetta importante di garanzia".
Piuttosto la lotta al crimine - in particolare il magistrato ricorda il problema della corruzione che "offusca gravemente l'immagine del nostro Paese anche a livello internazionale", del riciclaggio dei capitali illeciti, della criminalità finanziaria, ambientale e a carattere transnazionale - "non sia soltanto di tipo repressivo" e si avvalga di "idonei strumenti di controllo", come le intercettazioni. In quest'ottica, è necessario, sostiene anche il Pg della Cassazione Gianfranco Ciani, "reintrodurre il falso in bilancio" e affrontare "il problema della prescrizione" che "non è tanto quello di aumentarne i termini, quanto quello di stabilirne la decorrenza".
Ma una tirata d'orecchie va anche alle toghe: basta con le liti, gli eccessi di protagonismo, le "cadute di stile e le improprie esposizioni mediatiche", dice Santacroce che sembra riferirsi alla lunga diatriba Bruti Liberati-Robledo. Dopo Mani pulite la magistratura ha iniziato "una parabola discendente" e si è resa sempre più evidente "la disaffezione dei cittadini". Anche sull'eccesso di carcerazione i giudici non possono sempre "limitarsi a sollecitare l'intervento della politica. È necessario che si assumano anche essi la responsabilità di rendere effettivo il principio del "minimo sacrificio possibile" che deve governare ogni intervento, specie giurisdizionale, in tema di libertà personale".










