sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Domenico Cacopardo

 

Italia Oggi, 3 aprile 2015

 

Un segnale s'era avuto con l'articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere, una rimasticatura di tutti i luoghi comuni da tempo in circolazione su Massimo D'Alema. Sembrava un attacco gratuito, ma, nei fatti, era una sorta di anticipazione di ciò che sarebbe venuto dopo una settimana: il caso Cpl Concordia-Ischia. Se all'Isola del Giglio naufragò la nave Concordia, a Ischia deraglia, infatti, la cooperativa Cpl Concordia, uno dei colossi emiliani, presente in tutt'Italia e, apprendiamo ora, anche a New York.

Una questione di appalti (la metanizzazione) all'interno di un intenso rapporto corruttivo, per il momento presunto, e, quindi, oggetto di un atto di accusa (e cattura del sindaco Ferrandino). Il tutto inizia con la denuncia presentata (2013) dal presidente del consiglio comunale di Cava dè Tirreni, Antonio Barbuti che ha firma un esposto contro l'aggiudicazione di un lavoro simile alla Cooperativa Cpl Concordia. È facile immaginare che l'attività d'indagine sia consistita nell'intercettazione a tappeto di tutti coloro che operavano nella Concordia e che con la Concordia avevano rapporti.

Attraverso questo metodo è balzato agli occhi dei pubblici ministeri di Napoli quanto era accaduto e stava accadendo tra l'appaltatore e il sindaco Ferrandino. L'ordinanza con la quale la Gip Amelia Primavera dà il via alla fase attuale del procedimento (con varie restrizioni in carcere), mette in rilievo gli elementi di reato e sottolinea, tra l'altro, che "per comprendere fino in fondo e per delineare in maniera completa il sistema affaristico organizzato e gestito dalla Cpl Concordia, appare rilevante soffermarsi sui rapporti intrattenuti tra i vertici della cooperativa e l'esponente politico che è stato per anni il leader dello schieramento politico di riferimento per la stessa Cpl Concordia, che è tra le più antiche cosiddette "cooperative rosse", ovvero l'onorevole Massimo D'Alema".

Certo, si afferma subito che D'Alema è estraneo alle indagini, ma questo non è un "favore" concesso all'uomo politico, ma un deciso e inoppugnabile "disfavore", giacché è la coda avvelenata di un'altra questione a cui è sicuramente estraneo, la metanizzazione di Ischia. Lo definiamo un "disfavore" per le ragioni che sono sotto gli occhi di tutti. I media si sono impadroniti delle intercettazioni che lo riguardavano: conversazioni alle quali non ha mai partecipato, svoltesi tra altri soggetti, nelle quali si faceva il suo nome con riferimento a tre azioni della cooperativa, tre contributi annuali da 20.000 euro alla Fondazione Italiani- Europei, l'acquisto di alcune copie di un suo libro "Non solo euro", l'acquisto di 2000 bottiglie di vino prodotte dall'azienda che gestisce con la moglie.

Non c'è difesa nei confronti di questo metodo: non sei imputato e non puoi difenderti in nessuna sede giudiziaria e non hai strumenti legali di difesa nei confronti di coloro che ricevono l'indiscrezione e la pubblicano, la diffondono e la commentano. Coloro, infatti, che ne scrivono sui giornali e ne parlano sui media esercitano il diritto di cronaca e non c'è barba di giudice in Italia che abbia voglia di intervenire a tutela del "terzo" estraneo al procedimento in corso contro i responsabili della Concordia e il sindaco di Ischia. È inutile soffermarsi sulle distorsioni che provoca il mero metodo delle intercettazioni: finché il parlamento non deciderà di adottare una nuova legge organica che, senza impedire l'uso dello strumento, disciplini le posizioni "estranee", i pubblici ministeri ne dispongono legittimamente e ne disporranno.

Certo, se in alcuni nasce il sospetto che tutto sia stato voluto e che in realtà, la presenza nelle intercettazioni di un nome grosso come quello di D'Alema abbia potuto ingolosire gli inquirenti in vista del clamore mediatico del suo coinvolgimento, questo sospetto va respinto con decisione, insieme a ogni riferimento al curriculum lucano del pm Woodcock, contitolare dell'inchiesta. La questione è un'altra ed è quella posta sul tappeto.

Quello che sembra difficile accettare, è la supina, acritica funzione esercitata dai media, pronti a ripetere e ampliare le scarne (si fa per dire) informazioni diffuse, senza alcuna capacità critica o di riflessione. Per esempio la diffusione dell'istituto della fondazione, come strumento di dibattito e formazione politica, al quale contribuiscono ampiamente, nel mondo, imprenditori più o meno illuminati, più o meno interessati alle evoluzioni del clima politico, più o meno disposti ad aiutare, anche economicamente, coloro che portano avanti idee accettabili e gradite. La valutazione che l'ordinanza della Gip Primavera fa balenare è che il "sistema" (una brutta parola generica che significa tutto e il contrario di tutto, abusata in passato per la costruzione di teoremi, talora confermati, talora crollati) di sostegno a D'Alema e alla fondazione da lui presieduta fosse finalizzato all'ottenimento di aiuti illeciti.

Una tesi tutta da provare, naturalmente. Ma la semplice illazione, per la voce da cui proviene, ha una micidiale sostanza accusatoria, nei confronti della quale non c'è difesa. Gli altri due elementi, l'acquisto del libro e dei vini, sono parvità di materia, "piccolezze" direbbe un osservatore neutrale, sui quali non sembra necessario soffermarsi anche se si sono rivelate utili "ad colorandum".

Intanto, dal palazzo di giustizia partenopeo, filtra l'indiscrezione di un imminente interrogatorio di D'Alema per chiarimenti sul "sistema" e sui benefici che ne avrebbe tratto. Certo come "persona informata sui fatti", ma ciò non attenuerà, anzi accentuerà il "battage" mediatico. Una barbarie per un giurista di scuola anglosassone, difensore dei diritti del cittadino, fra i quali spicca quello alla propria onorabilità. L'assordante silenzio del Pd (e dei vari titolari di fondazioni politico-culturali) in materia non è nuovo e reitera quello del passato. Nessuno che pensi di poter cadere nella medesima inevitabile trappola. Accadrà. Accadrà.