di Silvia Barocci
Il Messaggero, 18 aprile 2015
La proposta dei pm di Milano e Roma giudicata a Palazzo Chigi troppo blanda presto un incontro con Orlando. Meglio la proposta Gratteri, quella che vieta la trascrizione integrale delle intercettazioni nelle ordinanze e che è più severa con i giornalisti tanto da prevedere il carcere per coloro che pubblicano gli ascolti secretati.
Sembra che Matteo Renzi ritenga troppo blanda l'ipotesi avanzata dai procuratori di Roma e Milano, Giuseppe Pignatone e Edmondo Bruti Liberati. "C'è una partita che dobbiamo chiudere: è il tema delle intercettazioni", aveva detto il premier mercoledì scorso all'assemblea del gruppo Pd strappando l'applauso dei presenti. Anche se la partita si chiuderà solo in giugno, nell'entourage renziano si cominciano a soppesare le diverse proposte che, dopo l'ennesimo richiamo del Garante della Privacy Antonello Soro, stanno arrivando dagli stessi magistrati.
Con molti distinguo. Ad aver fatto breccia sarebbe la formula del procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, a capo di una Commissione governativa di riforma della giustizia penale. Duecentocinquanta pagine che al capitolo ascolti riservano una modifica più soft di quella proposta dal pm di Venezia Carlo Nordio (vietate le intercettazioni nelle indagini ad eccezione di quelle preventive che, però, non hanno valore probatorio) ma senz'altro più dura di quella dei procuratori Bruti Liberati e Pignatone (per i pm resta tutto com'è ma si possono pubblicare solo le conversazioni riportate nelle ordinanze del giudice e non quelle agli atti dell'inchiesta, pena multe salate ai giornalisti e agli editori). Il presidente dell'Anni Rodolfo Sabelli non fa mistero di preferire quest'ultima ipotesi. Lo sforzo di sintesi dei diversi valori in gioco "non è semplice", ammette il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini.
Che Renzi dia ascolto a colui che per 48 ore fu Guardasigilli in pectore è cosa nota; che la proposta del pm di Reggio Calabria debba trovare un riscontro col ministro in carica è scontato. Gratteri e Orlando si incontreranno alla fine del mese. Nel frattempo si stanno studiando le diverse opzioni tecniche per tradurre subito in un articolato la delega sulle intercettazioni contenuta nel ddl di riforma del processo penale ora in commissione giustizia alla Camera.
Prendendo le mosse dalla proposta Gratteri, il governo punta a limitare nelle ordinanze del gip la pubblicazione integrale delle intercettazioni che può avvenire solo per sintesi. Il nodo politicamente più sensibile resta quello del carcere. Gratteri ha proposto un nuovo reato che va dai 2 ai 6 anni di carcere (trattandosi di una pena edittale superiore ai 5 anni gli indagati saranno intercettabili) per chi pubblica o diffonde le intercettazioni. Una pena senz'altro pesantissima, soprattutto in controtendenza con la depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa.










