sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giovanni Minoli

 

Il Sole 24 Ore, 27 gennaio 2015

 

Onorevole Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm, dichiarazioni violentissime quelle che abbiamo sentito. Siamo di nuovo alla guerra tra politica e magistratura?

 

"Spero proprio di no. La giustizia italiana di tutto ha bisogno fuorché di una nuova stagione di scontro, che rischia di distogliere i decisori politici ma anche la magistratura, gli operatori del diritto e i cittadini, dai problemi veri".

 

Come fa un cittadino normale a sentirsi garantito da una giustizia così conflittuale al suo interno?

 

"Infatti occorre recuperare urgentemente quell'autorevolezza, quel prestigio della magistratura, con fatti e comportamenti concreti, e con politiche che pongano il tema giustizia finalmente tra le grandi priorità nazionali".

 

Onorevole, mentre tutte le categorie pubbliche hanno il blocco degli scatti di stipendio solo i magistrati no; è giusto?

 

"Anche per i magistrati ci fu il blocco degli stipendi, a seguito del ricorso ci fu un pronunciamento della Corte Costituzionale qualche anno fa, che dichiarò illegittimo quel blocco. Dopodiché io penso che è ingiusto anche per le altre categorie professionali, nel pubblico. Per i magistrati tutto si può dire fuorché che siano privilegiati sotto il profilo economico".

 

L'eccesso di visibilità dei Pm a lungo andare ha creato protagonismi ingestibili?

 

"Che si siano provocati fenomeni di eccesso di visibilità è fuori discussione. Dopodiché c'è un grande tema: quello del rapporto tra la comunicazione e l'amministrazione della giustizia, che è molto importante".

 

Nel mondo dominato dai mass media, mi sembra quasi una priorità.

 

"Assolutamente. Io penso che bisogna arrivare, e noi avvieremo un lavoro nelle prossime settimane, a una sorta di protocollo di comportamento".

 

Vincolante per tutti?

 

"Io penso che bisognerà arrivare a una condivisa autoregolamentazione".

 

Di fronte ai 5 milioni e mezzo di pratiche inevase nei processi civili, è stato un errore iniziare la riforma da lì, come ha fatto il governo, oppure era una necessità?

 

"Era ed è una necessità. Il processo civile per troppo tempo è stato considerato una Cenerentola, e invece è l'aspetto dell'amministrazione, dell'esercizio dell'attività giurisdizionale che impatta di più sui cittadini".

 

Il procuratore Maddalena, a proposito del taglio delle ferie voluto dal governo, ha detto testualmente che "Renzi vuol far crepare di fatica i magistrati come il maiale Napoleone della fattoria di Orwell". Lei come giudica questa dichiarazione?

 

"La giudico sbagliata, perché questo tema delle ferie è stato enfatizzato. È noto che quei 15 giorni in più sono serviti, servono ai magistrati, come agli avvocati, per smaltire il lavoro pregresso, per completare gli adempimenti, per depositare le sentenze. Dopodiché il legislatore ha deciso. Si può giudicare più o meno giusta quella decisione, ma il legislatore ha deciso. Continuare a parlare di ferie significa produrre una situazione di sviamento dai reali problemi della giustizia".

 

Infatti il premier Renzi ha commentato: "Accusarci di far crepare magistrati per una settimana di ferie in meno o è un disegno o significa che i magistrati hanno perso il contatto con gli italiani che lavorano". Quindi la guerra è una guerra veramente alzo zero.

 

"Guardi noi eviteremo che questa guerra continui a combattersi, perché non serve ai cittadini. Il Parlamento ha deciso che i giorni di ferie effettivi devono essere 30. Punto. Dopo di che è giusto che i magistrati critichino ma bisogna rispettare quella norma".

 

A proposito degli organici, il ministro Madia propone di assegnare una quota dei 20mila esuberi delle province ai tribunali. Una strada semplice e chiara. È giusto secondo lei?

 

"Secondo me è giusto e io stesso l'ho sollecitata. Il ministro Madia va nella giusta direzione, ma anche qui, non bisogna solo dirlo ma bisogna farlo. E ricordo anche che negli uffici giudiziari italiani lavorano circa 2mila precari che non si sa che fine faranno e bisogna decidere anche sulla sorte di questi lavoratori".