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di Errico Novi

 

Il Garantista, 26 aprile 2015

 

L'ex presidente della Camera: pene più alte? Pensiamo alle cose serie. E se una riforma è giusta, va fatta anche se non piace al magistrati.

Ha ragione il Papa. Il populismo penale c'è. Eccome. E i tentativi di combattere la corruzione con gli innalzamenti di pena sono una via inutile. Pensiamo a cose efficaci". Luciano Violante va come al solito per le vie brevi. Non esita a manifestare le proprie perplessità su alcune scelte recenti di governo e Parlamento. E cioè sulle risposte "populiste", appunto, fatte nel campo dell'anticorruzione, con l'omonimo disegno di legge, e dei tempi del processo, con la riforma della prescrizione. Violante non dice quello che, peraltro, una parte della magistratura vorrebbe. Neppure sulla responsabilità disciplinare, sua particolare battaglia, che andrebbe affidata "a un'Alta Corte di giustizia".

 

Intanto il centro del discorso di questo 25 aprile è stato proprio la lotta alla corruzione, anche per il Capo dello Stato. È davvero quello il nuovo nemico da cui liberarci, onorevole Violante?

"Sì. Ma credo che la corruzione sia presente in molti Paesi, se non in tutti. Da noi il fenomeno si associa a una sostanziale inefficienza della pubblica amministrazione. Questa è una negativa specificità italiana. L'inefficienza è spreco, e funge da moltiplicatore degli effetti negativi delle pratiche illecite".

 

Come si disinnesca il corto circuito?

"Di sicuro il problema della corruzione non si risolve con l'aumento delle pene, non è quello il rimedio. Nessun corrotto o corruttore si astiene dalle malversazioni perché la pena è alta. Semplicemente non pensa di essere preso, come il ladro. Si deve trovare un'altra strada. Qualche suggerimento da ascoltare, peraltro, mi pare di averlo sentito".

 

A cosa si riferisce?

"Al discorso pronunciato dal Papa nell'incontro con l'Associazione internazionale dei penalisti. In quell'occasione la critica al cosiddetto populismo penale è stata un sasso nello stagno. Il continuo inseguimento della pena, come soluzione di tutti i mali, può servire al massimo a raccogliere facili consensi. Servono tecniche di prevenzione. Che naturalmente vanno concepite in modo che non diventino oppressive".

 

Viceversa nel disegno di legge anticorruzione il piatto forte apparecchiato da governo e Parlamento è proprio l'innalzamento delle pene. In più c'è l'allungamento a dismisura dei tempi di prescrizione dei reati.

"Pene più alte per la corruzione, prescrizione più lunga... siamo sempre nell'ambito del populismo penale. Se la prescrizione di un reato come la corruzione propria viene portato fino a venti anni sa cosa succede? Che nel 2035 nessuno riterrà che quel fatto di vent'anni prima meriti ancora di essere perseguito, nessuno ne percepirà più la gravità. Sono manifesti per tranquillizzare l'opinione pubblica. Piuttosto che ad alzare le pene e a dilatare la prescrizione pensiamo ai meccanismi di prevenzione. Proviamo a individuare quei punti che, se colpiti, fanno saltare il meccanismo delle pratiche corruttive".

 

L'Authority di Cantone ora può commissariare le imprese "sospette" o anche singoli appalti ad esse aggiudicati. È la strada giusta?

"Le tecniche per prevenire la corruzione dovrebbero seguire il percorso di ricerca adottato contro la mafia: le si mette a punto dopo una scric di tentativi. È inevitabile. Come sarà inevitabile che alcuni rimedi si riveleranno inadeguati".