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di Errico Novi

 

Il Garantista, 22 aprile 2015

 

Basta leggi scritte solo dai magistrati. Giurisprudenza sia a numero chiuso. Lo chiede la "pancia" della classe forense. Dicono: è una lobby. Potente e ben rappresentata in Parlamento. Ma davvero la categoria degli avvocati può essere descritta così? O il mito dei "tantissimi deputati che esercitano la professione forense" - e per questo procurano privilegi e tutele ai colleghi - va riconsiderato?

La presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura (Oua), Mirella Casiello, propende per la seconda opzione: "Ci saranno anche tanti avvocati, alla Camera e in Senato, ma la nostra capacità di fare lobby è assai mediocre. Parlano da soli, credo, i ben 18 tentativi di riforma del processo civile piovutici addosso negli ultimi vent'anni". Casiello è un avvocato civilista di Taranto, al vertice dell'Oua dallo scorso 31 ottobre. Guarda alla realtà del sistema giustizia con occhi assai disincantati, che sono gli stessi, probabilmente, di molti suoi colleghi giovani come lei.

 

La condizione sociale dell'avvocato vive un cambiamento epocale, in senso non positivo evidentemente...

"La crisi economica pesa su tutte le professioni. Nel nostro caso si somma all'aumento dei costi di accesso alla giustizia introdotti negli ultimi anni: la sfiducia dei cittadini verso il sistema ha da tempo superato i livelli di guardia, e si traduce in una considerazione sempre più bassa che si ha della professione forense".

 

Come mai?

"Noi avvocati rappresentiamo il primo impatto che il cittadino ha con il sistema giustizia. Lo scoramento per i ritardi e le inadeguatezze si traduce in un risentimento verso di noi, non certo rivolto verso i magistrati".

 

Ma la qualità dell'avvocatura è in ribasso?

"Da quasi dieci anni esiste l'obbligo di formazione professionale, siamo tutti obbligati a seguire i corsi del Consiglio nazionale forense o di altri organi. Ma certo un'università migliore, e il numero chiuso nelle facoltà di Giurisprudenza, innalzerebbero il livello della preparazione".

 

Numero chiuso a Giurisprudenza? Sarebbe una misura molto impopolare, non trova?

"Senta, l'università ha venduto bugie ai ragazzi. Li ha accolti ma non li ha informati sulle reali opportunità che avrebbero avuto dopo gli studi. Credo che una preparazione generale debba essere aperta a tutti, ma poi la formazione specialistica andrebbe regolamentata".

 

Nelle grandi città gli avvocati sono un esercito.

"Ecco appunto. Io comincerei a informare in modo corretto gli studenti già nelle scuole. Il mondo del lavoro richiede strategie che consentano di colmare le sacche vuote ed evitare che i giovani restino parcheggiati".

 

Intanto il governo ha licenziato la legge delega che dovrebbe riformare di nuovo il processo civile.

"Si punta a superare il metodo degli interventi spot di questi ultimi anni. Ma mi pare si finisca per anticipare il cosiddetto collo di bottiglia del processo civile senza produrre reale contrazione dei tempi. Oggi il problema è la prima udienza collegiale, che in alcuni tribunali arriva a quattro anni dall'inizio della causa. Di fatto, con la riforma preparata dal professor Berruti, questo passaggio, che spesso ingolfa tutto, arriverebbe all'inizio della causa, con lo scambio delle memorie tra le parti. E per l'utente è molto peggio".

 

Perché se i tempi complessivi restano quelli?

"Perché avere il primo contatto col giudice dopo più di un anno produce uno scoramento irreparabile".

 

Come se me esce, presidente Casiello?

"Finché non si aumenta il numero dei magistrati, sarà inutile ogni ulteriore tentativo di riforma. Basterebbe questo tipo di intervento e si riuscirebbe a procedere spediti con il sistema processuale già in vigore".

 

Dopo la tragedia di Milano c'è il rischio che le risorse destinate al personale della Giustizia finiscano alla voce sicurezza?

"È vero che ci sono molte strutture inadeguate, ma resto convinta che tutto passi per un miglior coordinamento del personale oggi addetto alla vigilanza. Altrimenti come si spiega che Giardiello è andato su e giù per tre piani a sparare 13 colpi ed è stato preso solo dopo una fuga di chilometri?".

 

All'ufficio legislativo del ministero non c'è neanche un avvocato, solo magistrati: va bene così?

"Se ci fosse qualche avvocato e non solo magistrati si riuscirebbe ad avere un punto di vista diverso e a produrre proposte di legge in grado di incidere meglio sulla realtà. Ci vorrebbero avvocati di quelli che militano tutti i giorni nelle aule, e magistrati di prima linea, di quelli impegnati nei giudizi di primo grado, non cassazionisti ormai distanti dalla realtà. Un po' di concretezza in più e tante cose andrebbero sicuramente meglio".