di Piero Colaprico
La Repubblica, 14 aprile 2015
Parla Katia Roberta Mantovani, l'anno scorso suo marito fu ucciso a Correggio.
"Bisogna far cambiare la legge sul porto d'armi, questa tragedia di Milano me l'ha fatto pensare ancora una volta. E per questo ho chiamato subito la famiglia dell'avvocato Lorenzo Claris Appiani, per dire che condivido la loro richiesta parola per parola".
Signora Katia Roberta Mantovani, un anno fa, d'estate, suo marito Amos Bartolino, primario di oculistica a Correggio, è stato ucciso da un uomo apparentemente sano di mente, che però girava armato, e poi s'è ammazzato anche lui...
"Io sono una casalinga, in cucina uso i coltelli, ma non riesco nemmeno a immaginarmi mentre esco di casa con una lama. Sia da quanto è accaduto a noi, sia da quanto accaduto a Milano, mi sono fatta l'idea che la concessione del porto d'armi sia molto subdola".
Subdola perché?
"Perché ad alcuni viene l'impressione che questa concessione si trasformi nel diritto di girare armato. Senza alcuna remora".
Alcune psicologie difficili si tengono però ben nascoste...
"Se lei conosce il caso dell'uomo che ha ucciso mio marito, sa che si trattava di uno grande e grosso, calvo. In quelle ore, quando mi sentivo dentro l'uragano, sono andata a vedere il profilo Facebook e sono rimasta senza fiato. C'erano le sue foto. Era con i capelli e il pizzetto, era magrissimo. Aveva accanto foto di donne bellissime, di "pupe", quando lui nella quotidianità non aveva nessuno, era divorziato e aveva finito male un'altra relazione. Cioè, si era inventato dal nulla un'altra esistenza parallela. Era rintanato nel mondo virtuale fasullo. Secondo me per rilasciare questi permessi ci vuole uno psicologo, e questo psicologo deve fare un esame vero, tenendo conto anche dei social network e della vita sociale di chi chiede di poter avere un'arma".
Per altro, l'assassino di suo marito era stato guardia giurata, ma faceva l'elettricista e l'istruttore in palestra con i bambini...
"Noi che abbiamo a fianco le vittime, e che forse possiamo parlare a loro nome, questo chiediamo a gran voce. Ma c'è davvero necessità per una persona di girare con un'arma? Che mestiere fai? Chi sei? Qual è la tua necessità pratica ad avere una pistola. Ma, ammesso che ci sia, sei in grado di gestire una situazione in cui si può fare uso delle armi o no? Questa libertà sul tema delle armi da fuoco mi preoccupa moltissimo, e temo che non dipenda nemmeno da una scelta, ma da un pressappochismo che sin qui ha dilagato. Non ho la pretesa di salvare il mondo, ma come hanno detto i familiari dell'avvocato ucciso a Milano, basterebbe salvare qualche vita, quando si può".
Anche lo sparatore a Milano si era allenato al poligono...
"Anche in questo esiste un aspetto subdolo. Se uno si abitua a sparare, se non è perfettamente a posto, può piano pensare che sparare sia una risposta, se non l'unica risposta".
Alcuni di questi killer, una volta scoperti, sembrano far parte della stessa "famiglia", se così si può dire. Persone che danno in escandescenze, petulanti, asfissianti, molesti, successo così anche suo marito, vero?
"Purtroppo è con il senno di poi che si percepiscono alcuni segnali. L'uomo che ha ucciso mio marito non rispettava le scadenze dei lavori, si presentava a ogni ora, era prepotentemente presente. Ma al momento sembrava solo un rompiscatole. Invece aveva una pistola".










