di Simone Di Meo
Il Tempo, 10 marzo 2015
Dimenticate il detto giustizia lenta, ma inesorabile. Per ora è solo lenta. A certificarlo è lo "scoreboard" della Commissione europea, presentato ieri, che affibbia un bel terz'ultimo posto all'Italia per la lunghezza dei processi di prima istanza civili e commerciali per l'anno 2013. Un peggioramento costante nel tempo (erano 493 giorni nel 2010 e 590 nel 2012) che ci piazza appena sopra Cipro e Malta.
"La lunghezza dei processi danneggia l'economia" perché "è un principio del diritto romano quello che "una giustizia ritardata è una giustizia negata"", dice la Commissaria europea Vera Jourova annunciando che interventi sulla giustizia saranno richiesti all'Italia tra le riforme strutturali.
Ma non è solo una questione di parametri e di fredde statistiche a preoccupare l'Unione europea. È che peggiora la "percezione di indipendenza" del sistema giudiziario. Il nostro paese - secondo i dati del World Economic Forum, citati nello "scoreboard 2015" - è al sestultimo posto, assieme alla Romania, con un rating di 3,5 su 7 per il biennio 2013-2014. L'indicatore era di 3,8 nel 2010-12 e 3,6 nel 2012-13. Peggio dell'Italia, la Slovenia (3,4), Spagna e Ungheria (3,2) e Bulgaria e Slovacchia (2,3). Finlandia (6,6), Danimarka (6,5), Irlanda (6,3) i paesi primi in classifica.
Un disastro, insomma. Anche se una luce in fondo al tunnel, la Ue (bontà sua) la trova in alcuni miglioramenti in altri indicatori come la presenza di donne tra i giudici di Cassazione aumentata del 15% tra il 2007 e il 2014 ma non è che un palliativo.
Quella dell'Ue non è una bacchettata priva di conseguenze e potrebbe concludersi addirittura con una multa. L'Italia è già finita fin troppo spesso dietro la lavagna per l'inefficienza del comparto giustizia. Appena qualche settimana fa, è stata messa una toppa alla riforma della responsabilità civile dei magistrati che aveva portato all'apertura di una procedura di infrazione. Stesso dicasi per le norme sulla libera circolazione delle informazioni sui precedenti penali e per quelle sul coordinamento della lotta contro la criminalità transfrontaliera. Altra procedura d'infrazione è stata aperta per non aver applicato le norme europee sulle misure di compensazione da riconoscere alle vittime di reati violenti intenzionali.
Fascicoli ancora da definire, boom di richieste danni
Sono ancora troppi gli italiani che aspettano una sentenza. Che da anni lottano con la lentezza della giustizia. Per la precisione sono 5,3 ogni 100 abitanti. Nel confronto con gli altri Paesi dell'Ue siamo terz'ultimi per numero di cause civili pendenti di fronte ai giudici di primo grado. Grecia e Cipro chiudono la classifica. Se si fa un confronto con gli altri Stati, il rapporto rispetto al nostro (5,3), scende quasi a zero. Il Lussemburgo, che si trova sul gradino più alto del podio, arriva infatti solo allo 0,2 contenziosi pendenti ogni 100 abitanti. Subito dopo, invece, la Finlandia e la Svezia con lo 0,3. Il nostro 5,3, tradotto in numeri, mette paura: si tratta di milioni di fascicoli ancora da definire. In particolare, nel distretto della Corte d'appello di Roma, al 30 giugno del 2014, c'erano 35.120 procedimenti pendenti per quanto riguarda gli affari civili contenzioni: controversie elettorali, procedure concorsuali, locatizie, opposizioni a sanzioni amministrative e diritto di famiglia. Circa 25mila fascicoli, invece, non ancora definiti in materia di lavoro e previdenza. E 16.600 per l'equa riparazione, cioè per richieste di risarcimento danni proprio per l'irragionevole durata dei processi.
Ogni 100mila abitanti 380 azioni legali
Un esercito di avvocati a fronte di pochi giudici. L'Italia è al terzo posto in Europa per numero di legali e quint'ultima per numero di magistrati. Dalla ricerca Ue emerge che soltanto il Lussemburgo e la Spagna hanno un ordine forense più popolato del nostro. E con il passare degli anni le iscrizione all'albo degli avvocati sono aumentate. Un dato che viene letto dall'Europa in maniera negativa, se poi paragonato alla situazione dei giudici, che non riescono a smaltire gli arretrati civili. Se nel 2010 c'erano 350 difensori su 100mila abitanti nel Belpaese, nel 2013 sono diventati 380. In Francia, ad esempio, ci sono meno di 100 avvocati ogni 100mila cittadini. Sul podio, la Finlandia, che ne ha circa 40. Passando ai magistrati, invece, in Italia sono 11 ogni 100mila abitanti. Hanno degli organici ancor più ridotti soltanto Francia, Malta, Danimarca e Irlanda. Mentre in Slovenia ce ne sono ben 46 ogni 100mila abitanti, in Croazia 44, in Lussemburgo 41. Un'altra "bacchettata" arriva sulle quote rosa in magistratura. Nel terzo grado di giudizio la percentuale è del 27 per cento di donne. Il Paese che ne ha di più è la Romania, con l'84%.
Recuperare i crediti? Servono oltre quattro mesi
Recuperare i crediti in Italia? Un'altra mission impossible. La ricerca mostra che ci vogliono 136 giorni dalla decisione giudiziaria definitiva fino al recupero dei beni: ciò comprende 23 giorni dalla "sentenza" fino al congelamento del conto corrente bancario. I dati provenienti da Finlandia, invece, mostrano che, in media, ci vogliono 21 giorni per riuscire a far congelare il conto corrente in banca. Si tratta di tempi fondamentali soprattutto se si prendono in considerazione le richieste di pagamento da parte degli imprenditori, che spesso si trovano per anni ad aspettare di recuperare crediti, costringendoli, a volte, a chiudere aziende o a licenziare dipendenti per mancanza di fondi dovuti.
Per quanto riguarda la tempistica per i ricorsi in materia di tutela dei consumatori, l'Italia è penultima: dopo c'è solo l'Olanda. Nell'analisi sui tempi della giustizia civile in merito alla materia della tutela dei marchi e brevetti, l'Italia non è neanche pervenuta. Poi ci sono il diritto della concorrenza e gli appalti pubblici. Anche in questo il Belpaese non fa una bella figura. Anzi. L'Italia si trova agli ultimi posti nella lunga lista di Paesi Europei. Nel 2012 ci volevano 1200 giorni per risolvere contenziosi in materia di diritto della concorrenza. Nel capitolo appalti pubblici, in Italia ci vogliono 400 giorni, in Germania 75.
La "sconosciuta" trasparenza sul web
L'Italia non si distingue neanche per la trasparenza. Per quanto riguarda l'accesso alle sentenze tramite internet, siamo addirittura penultimi. Dopo di noi solo la Svezia e Cipro. I criteri seguiti dalla Commissione europea per presentare questa indagine, sono stati la gratuità, l'accesso al database e il suo aggiornamento, e l'effettiva disponibilità di consultare le sentenze in rete da parte del cittadino.
A livello europeo, l'Eu Justice Scoreboard riscontra un generale miglioramento dei sistemi giudiziari dei Paesi membri. La maggior parte degli Stati dell'Unione europea sta infatti mettendo i cittadini in grado di poter accedere gratuitamente alle sentenze attraverso internet. Ma ciò sembra che non valga per il nostro Paese. Per accedere ai provvedimenti dei magistrati, servono infatti le chiavi di accesso, cosa che limita ancor di più la trasparenza dei documenti giudiziari. I Paesi più virtuosi, dove i cittadini possono visionare senza ostacoli le sentenze, sono la Germania, la Lituania, l'Olanda e l'Austria.










