di Vincenzo Vitale
Il Garantista, 31 marzo 2015
Dopo la sentenza della Cassazione, che ha definitivamente dichiarato l'innocenza di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, scoppia un nuovo caso. Claudio Pratillo Hellmann, che fu il Presidente della Corte d'Assise d'Appello di Perugia che assolse con formula piena i due giovani, ha denunciato che lui e il suo collega, Massimo Zanetti, furono destinatari di dure e continue reazioni di sdegno da parte di vari gruppi organizzati, che li accusavano, fra l'altro, di essersi "venduti agli americani".
"Quasi tutti (i colleghi magistrati, ndr) mi tolsero il saluto. In particolare - ha detto in un'intervista a Repubblica - quelli che a diverso titolo erano stati coinvolti nella vicenda. Mi resi conto che quella della mia Corte era stata una voce fuori dal coro in un tribunale dove tutti i giudici, a partire dal Gup per arrivare a quelli dei diversi Riesami, pur criticando l'inchiesta, avevano avallato l'accusa. Sei mesi dopo la sentenza quindi decisi di andare in pensione". In poche righe, Hellmann introduce temi di straordinaria gravità e che rendono urgente si sappia come stanno davvero le cose. Vediamone alcuni e formuliamo per il ministro della Giustizia Andrea Orlando i relativi quesiti perché a lui spetta trovare le risposte necessarie.
Quasi persa nel mare di pagine di cui ormai consta ogni quotidiano, su Repubblica di ieri galleggia una notizia che non solo è una notizia in senso strettamente giornalistico -vale a dire un avvenimento meritevole di essere conosciuto dalla pubblica opinione - ma è anche una clamorosa e del tutto imprevista (benché comprensibile) - confessione da parte di un alto magistrato: niente meno da parte di quel Claudio Pratillo Hellmann che fu il presidente della Corte d'Assise d'Appello di Perugia che oltre tre anni or sono assolse con formula piena Amanda Knox e Raffaele Sollecito dell'omicidio di Meredith Kercher.
A dispetto della teutonica inscalfibilità del suo nome, Hellmann si mostra magistrato dotato di buon senso e della necessaria dose di umiltà, e così fornisce al giornalista una informazione che è una vera bomba mediatica, perché, da sola, mette in discussione tante ipocrite certezze circa il modo in cui in Italia è amministrata la giustizia, propiziando molte e radicali domande per il ministro della giustizia Orlando.
Hellmann afferma infatti che a partire dal giorno in cui la Corte da lui presieduta decretò l'assoluzione dei due giovani, lui e il suo collega, Massimo Zanetti, furono destinatari di dure e continue reazioni di sdegno da parte di vari gruppi organizzati, che li accusavano, fra l'altro, di essersi "venduti agli americani". Aggiunge però che la cosa più dolorosa da sopportare fu la "crescente ostilità" dei suoi colleghi magistrati.
Testualmente: "Quasi tutti (i colleghi magistrati, ndr) mi tolsero il saluto. In particolare quelli che a diverso titolo erano stati coinvolti nella vicenda. Mi resi conto che quella della mia Corte era stata una voce fuori dal coro in un tribunale dove tutti i giudici, a partire dal Gup per arrivare a quelli dei diversi Riesami, pur criticando l'inchiesta, avevano avallato l'accusa. In più ero in predicato per la presidenza del tribunale e naturalmente quella carica venne assegnata ad un altro collega sicuramente degnissimo ma qualche sospetto che si trattasse di una ritorsione mi venne. Sei mesi dopo la sentenza quindi decisi di andare in pensione".
In poche righe, Hellmann introduce temi di straordinaria gravità e che rendono urgente si sappia come stanno davvero le cose. Vediamone alcuni e formuliamo per il ministro della Giustizia Andrea Orlando i relativi quesiti perché a lui spetta trovare le risposte necessarie.
1) I due magistrati furono destinatari di dure e continue reazioni di sdegno da parte di gruppi organizzati accusandoli di "essersi venduti agli americani". Conoscendo la sollecitudine con cui il Consiglio superiore della magistratura apre le cosiddette "pratiche a tutela" per molto meno, cioè tutte le volte in cui vengano mosse critiche a magistrati per le loro decisioni (e la tutela è stata apprestata anche se ad avanzare le critiche fosse il capo del governo o, addirittura, il capo dello Stato), chiediamo al ministro di sapere se una qualche forma di tutela sia stata prestata ai due magistrati da parte del Csm o dello stesso dicastero da lui diretto. E se invece non fosse stata prestata, perché non lo sia stata e se il ministro abbia fatto qualcosa per censurare tale omissione o per rimediarvi.
2) I colleghi magistrati tolsero loro il saluto e specialmente tutti quelli che erano stati coinvolti nella vicenda. Allarmati da questa circostanza - che denuncia una inammissibile, antigiuridica ed anti deontologica pregiudiziale condannatoria presente in tutti quei magistrati ed una totale assenza dei livelli minimi di indipendenza (verso le pressioni esterne ) e di imparzialità (verso le parti in causa) - chiediamo al ministro di sapere se egli abbia accertato quale fosse il "clima" all'interno del palazzo di giustizia perugino, onde verificare la fondatezza delle sconcertanti doglianze di Hellmann, le quali, se provate, dovrebbero condurre di filato ad ovvie conseguenze disciplinari a carico dei soggetti interessati.
E se invece nessuna iniziativa fosse stata a tale scopo intrapresa, chiediamo di sapere se intenda intraprenderla, a tutela della immagine della indipendenza e della imparzialità dell'intera magistratura italiana, per evitare che verso giudici non "conformisti" possa adottarsi analogo atteggiamento di "crescente ostilità".
3) La voce della Corte perugina che assolse i due giovani era "fuori dal coro" e, per giunta, "in un tribunale dove tutti i giudici... avevano avallato l'accusa". Allarmatissimi da questa affermazione che denuncia senza mezzi termini la presenza di non meglio identificati "cori" ai quali la voce dei tribunali e delle corti dovrebbe adattarsi o conformarsi per non incorrere nelle conseguenze negative sopra illustrate, e che denuncia ancora una pericolosissima influenza esercitata da codesti "cori" nei confronti delle decisioni di quei magistrati che evidentemente non ne fanno parte per scelta o per disinteresse in base al fatto che essi intendono restare davvero indipendenti ed imparziali, chiediamo al ministro di sapere se indipendenza ed imparzialità siano sacrificate o sacrificabili sull'altare del conformismo accusatorio e se di fatto abbiano rischiato di esserlo nella delicata vicenda giudiziaria perugina.
Chiediamo ancora di sapere se simili gravi attentati alla libertà di coscienza di singoli giudici o di collegi giudicanti siano avvenuti a Perugia o altrove o possano avvenire in un prossimo futuro presso altre sedi giudiziarie; per quale ragione sia possibile che accadono e che cosa il ministro intenda fare per evitarne il pericolo.
4) Hellmann ha motivo di ritenere che l'isolamento in cui fu confinato gli costò il posto di presidente del tribunale, a causa di una "ritorsione" verso di lui operata. Super-allarmatissimi da questa affermazione che denuncia senza mezzi termini come i posti direttivi vengano assegnati dal Csm in base a considerazioni che non attengono per nulla al merito ed alla attitudine personale del richiedente, bensì sulla scorta di preferenze accordate in ragione del conformarsi delle sentenze a decisioni precostituite, chiediamo al ministro di sapere se a Hellmann sia stato preferito altro candidato, per il posto di presidente del tribunale, in forza dello stato di isolamento in cui lo stesso versava a causa della assoluzione sentenziata dalla Corte da lui presieduta a favore dei due giovani.
Chiediamo anche al ministro di sapere se tale stato di cose sia anche comune ad altre assegnazioni di posti direttivi o semi direttivi e, se lo sia stato o lo possa essere, cosa intenda fare per evitarlo o per rimediarvi. 5) Hellmann conclude affermando che, visto come stavano le cose, capì che la sua carriera era stata bloccata e che perciò sarebbe stato meglio andare subito in pensione.
Assolutamente e invincibilmente sbigottiti da tale affermazione che denuncia come l'isolamento, la crescente ostilità, il porsi fuori dal coro, in una parola l'aver adottato una decisione - cioè l'assoluzione - sgradita e contro corrente rispetto ai "desiderata" dei suoi colleghi abbiano potuto indurre il giudice a far cessare tale stato di cose, che doveva parergli irreversibile ed insopportabile, nell'unico modo certo, cioè andando in pensione anticipatamente, chiediamo al ministro di sapere se effettivamente l'anticipato pensionamento di Hellmann sia stato dovuto a tali deprecabili ragioni e se tale circostanza possa essersi ripetuta o possa ripetersi in altre sedi giudiziarie e cosa intenda fare per accertarlo ed evitarlo. Ci si ferma qui. Per ora.
Aggiungo che le affermazioni di Hellmann sono state sostanzialmente confermate dal suo giudice a latere Zanetti, che, intervistato dal Tg1, ha espresso simili doglianze. Siccome può darsi che uno abbia le traveggole, ma è ben più difficile che le medesime traveggole siano in due ad avercele, confesso di aver tratto da questa bruttissima storia - a causa della scomparsa della libertà di coscienza del giudice, così come narrata nell'intervista - un senso di invincibile disagio, per non dire di grave preoccupazione. La preoccupazione di chi ha paura: per tutti e per ciascuno.










