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di Beniamino Migliucci (presidente dell'Unione delle Camere penali italiane)

 

Il Garantista, 7 febbraio 2015

 

All'attuale guardasigilli va riconosciuta l'apertura al confronto, ma deve guardarsi da chi come Gratteri propone riforme penali per decreto. Spesso l'avvocatura critica la politica per i metodi che adotta. E perché mostra il più delle volte di avere una corsia preferenziale nei confronti della magistratura.

Il ministro Andrea Orlando rifugge invece da questo, e mi è capitato di vederlo partecipare a convegni e incontri organizzati non solo da noi dell'Unione Camere penali ma anche dal Consiglio nazionale forense e dai Giovani avvocati, e verificare come non si limiti a dire cose che accontentano la platea.

C'è chi pensa che le norme debbano essere scritte dai magistrati, magari dall'Anni. Gli avvocati pensano magari di essere loro a doverle fare. Invece il compito spetta al legislatore che deve fare una sintesi nell'interesse dei cittadini. Eppure va ricordato che spesso negli uffici legislativi del ministero ci sono tanti magistrati e pochi avvocati. Se quindi il ministro, fuori da via Arenula, tende a confrontarsi un po' più spesso con gli avvocati, la cosa evidentemente è naturale,

Abbiamo avuto modo di apprezzare questo metodo. Siamo d'altronde in un momento cruciale. Noi riteniamo che alcuni fattori che hanno condizionato il dibattito sulla giustizia siano finalmente superati. Che si sia usciti da uno scontro spesso strumentale. Ma vediamo che il dibattito di questi ultimi tempi si sposta spesso su problemi che dovrebbero essere tralasciati. Il taglio delle ferie non intacca l'autonomia e indipendenza della magistratura.

Ed è fuorviante dire che la responsabilità civile possa intaccarle: sì tratta solo del riconoscimento di un principio: le responsabilità in questo Paese ricadono su tutti, e quando c'è un sistema equilibrato secondo il quale un magistrato risponde per inescusabile negligenza determinata da colpa grave o dolo, siamo nel perimetro di un Paese liberale e democratico. Noi delle Camere penali abbiamo voluto riaprire la discussione sulla separazione delle carriere. È una misura spesso considerata divisiva.

Ma è un tema. E l'Unione delle Camere penali intende essere una fucina di idee per la politica. È questo il suo compito: di proposta, di controllo, non nell'interesse degli avvocati ma dei cittadini, spesso nell'interesse degli ultimi che non possono permettersi una difesa tecnica fiduciaria. È per questo che abbiamo apprezzato molto la norma sui difensori d'ufficio.

Sulle carceri l'attuale ministro della Giustizia ha prodotto ottimi provvedimenti, che vedono la detenzione come ultima ratio. Salutiamo con grande favore il decreto sulla particolare tenuità. Non si tratta di una depenalizzazione, è prevista una valutazione concreta di un fatto con un controllo da parte di un giudice, inevitabilmente più equilibrata di quelle compiute liberamente dai pm.

Ci ha fatto piacere che la commissione Giustizia della Camera abbia sostenuto, nel parere emesso sul provvedimento, che non si può costringere nessuno ad accettare un'ordinanza di archiviazione per tenuità del fatto, perché tutti possono dichiararsi innocenti. Personalmente, ho detto al presidente dell'Associazione magistrati Sabelli che se un suo collega lo indagasse per abuso d'ufficio e il giudice dicesse "vabbè, è un fatto tenue", poi gli resterebbe addosso il disvalore sociale senza la possibilità di spiegare che non ha fatto nulla.

Questo provvedimento va dunque difeso, va nella giusta direzione, come va nella giusta direzione la mossa alla prova. Quello che è contraddittorio è che nel momento in cui si tenta di rendere ragionevolmente breve il processo, si faccia avanti una riforma della prescrizione che renderebbe

il processo infinitamente lungo. Sospendere la decorrenza della prescrizione dopo la sentenza di primo o secondo grado confligge con gli obiettivi di rendere ragionevole la durata dei procedimenti. Nel nostro Paese per un ventennio o forse più chi parla di giustizia all'opinione pubblica sono le Procure, che hanno dato l'indicazione secondo cui che viene da loro è il bene e il resto è il male, e chi si pone contro di loro è nemico della giustizia.

La politica ha la sua responsabilità: se avverte l'esigenza di nominare quali assessori alla Trasparenza dei magistrati, afferma di non essere capace di garantirla lei, quella trasparenza. Ci sono ministeri dove si registra una presenza non necessaria di magistrati - e ovviamente non è il caso del ministero della Giustizia. Ci sono sindaci che hanno come capi di gabinetto dei magistrati: è una commistione perniciosa.

Ad Andrea Orlando va riconosciuta la correttezza del ricorso prevalente al disegno di legge, strada che consente lo svolgimento del dibattito. Il ministro deve

confrontarsi con la politica, ma anche con chi come il procuratore Nicola Gratteri propone di riformare il diritto penale per decreto. Abbiamo avuto modo di leggere su MicroMega l'annuncio della proposta, da parte della Commissione ministeriale da lui presieduta, di un intervento in 130 articoli. Anche qui c'è una contraddizione: il presidente del Consiglio dice "i giudici applicano le leggi, ma le leggi le fa il Parlamento", poi chiama a fare leggi a Palazzo Chigi un pm che già per come avanza le sue proposte non può suscitare approvazione.

Dopo averne ascoltato l'intervento all'Inaugurazione dell'Anno giudiziario in Cassazione, avremmo potuto dare al primo presidente Giorgio Santacroce la tessera dell'Unione Camere penali: ha invocato una più ragionevole durata dei processi e ha detto che l'aumento delle pene non produce un effetto di deterrenza. Dire che l'aumento delle pene sulla corruzione è un modo per combattere il fenomeno serve al massimo a inseguire il consenso.

La lotta alla corruzione passa per il fatto che le norme dovrebbero essere chiare e semplici, serve un più diffuso senso di legalità, non pene aumentate. Santacroce ha detto anche che non servirebbe allungare i tempi della prescrizione, e ha dato tre indicazioni. La prima: non si fanno riforme a costo zero, la giustizia ha bisogno innanzitutto di risorse umane. Secondo: serve fare una selezione dei reati da perseguire. Terzo le riforme processuali devono superare la visione miope delle interpolazioni marginali e si deve invece procedere con una riforma dì sistemai si sta, che è la direzione verso cui ci si sta avviando, Si tratta di condurre battaglie impopolari, certo. Le Camere penali le hanno sempre fatte. Se la politica ha bisogno dell'Uopi per portarle avanti, per proporre dei cambiamenti che vadano nella direzione di un processo liberale e democratico, l'Unione sarà con lei.